L’AQUILA – “Sulla riorganizzazione sanitaria, la politica di Pescara e Chieti ha trovato una convergenza importante, quella aquilana non mi pare si sia fatta sentire, se non quattro scempiaggini sparate sui media per confondere la gente”.
A stroncare la classe dirigente aquilana di centrosinistra per come si è comportata nella vicenda del piano, validato dal governo, che ha portato la costa ad avere in futuro un ospedale di secondo livello, con maggiore qualità e fondi, e l’interno a ritrovarsi con strutture declassate, è l’ex direttore generale della Asl aquilana, Giancarlo Silveri.
I suoi strali contro la “triade” che governa da oltre vent’anni il centrosinistra cittadino, a partire dal sindaco, Massimo Cialente, cui Silveri contesta “le quattro baggianate che spara sui giornali, come quello che va dal ministro a parlare del piano, quando la competenza è regionale”.
Cialente contro il quale, annuncia l’ex manager, “dopo autentiche cretinate riferite a me, come quella sugli appalti della Asl (il sindaco ha denunciato sui media strane gare, ndr), ho già dato incarico al mio legale di fare una seconda denuncia querela per diffamazione e calunnia”.
Ma ce n’è anche per il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, “non l’ho sentito parlare come se la cosa non lo riguardasse, come d’altronde non parlava prima sulla scelta del nuovo manager. La senatrice che parla di tutto, anche di quello che non conosce, in questo caso neanche una parola”, prosegue in riferimento a Stefania Pezzopane. “Tutto questo è significativo”.
In questo quadro di accuse, l’unica lode è al consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci “lode a lui che sta facendo un’azione molto più riguardata e ha individuato quanto meno una strategia. Lo seguiranno? Boh, speriamo di sì”.
Ecco perché, evidenzia Silveri, “di fronte all’insipienza della classe dirigente aquilana, la decisione è stata presa e basta. Forse la politica aquilana è già stata soddisfatta con altre nomine? Non so ma è sconveniente che nessuno parli. La possibilità di decisione – conclude – era data da quella che era l’insistenza e la resistenza dei territori. Questo territorio non lo ha fatto”. Alberto Orsini






