L’AQUILA – “Negato il diritto a mia madre, paziente disabile con gravità ai sensi della legge 104, di ricevere assistenza quotidiana durante il ricovero”.

A denunciarlo un aquilano che ha inviato il resoconto di quanto accaduto all’ospedale “San Salvatore” del capoluogo regionale attraverso una Pec, con tutta la documentazione, alla Asl dell’Aquila. La nota è stata inoltrata per conoscenza anche alla Segreteria Generale dell’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì.

I fatti risalgono al periodo dal 25 dicembre 2021 quando, spiega l’uomo, la madre di 92 anni è stata ricoverata nel reparto di Medicina interna, all’11 gennaio 2022, quando è morta.

“Pur consapevole delle difficoltà che la pandemia sta arrecando, in generale, anche alla qualità dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione, con la presente relazione mi permetto segnalare come nei confronti di mia madre sia stato negato il diritto di ricevere assistenza quotidiana durante il ricovero in Ospedale nel Reparto di Medicina Interna dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila (dal 25/12/2021 all’11/01/2022, giorno del decesso), pur trattandosi di persona non autosufficiente e in possesso di riconoscimento di disabilità grave ai sensi della legge 104”, si legge nella Pec.

“Diritto che, durante il periodo di emergenza Covid, è stato rafforzato dal legislatore, sia livello nazionale che regionale, con apposite norme (D.Lgs n. 52 del 22/4/2021 coordinato con la legge di conversione n. 87 del 17/6/2021 – Circolare del mese di ottobre della Regione Abruzzo). Infatti, è bene ricordare che il diritto alla salute psico-fisica, comprensivo della assistenza, deve essere sempre garantito e tutelato, al soggetto con handicap in situazione di gravità, sia come singolo che in quanto facente parte di una formazione sociale per la quale, ai sensi dell’art. 2 Cost., deve intendersi ‘ogni forma di comunità, semplice o complessa’, ivi compresa appunto la Struttura Ospedaliera”.

“Mi risulta che, recentemente, anche il Tribunale dei Diritti del Malato di L’Aquila sia intervenuto, con una nota diretta a Codesta Amministrazione, per segnalare i disservizi arrecati dall’Ospedale ai pazienti, soprattutto quelli più gravi e con difficoltà motorie.  Stante la delicatezza della materia e della sensibilità di Codesta Amministrazione, gradirei ricevere un Vostro urgente riscontro in merito alla mia segnalazione, anche al fine di non rendere vani, per il futuro, gli sforzi finora attuati dai legislatori”.

Dopo questa prima Pec, però, lamenta l’uomo, non è arrivata nessuna risposta. Tra l’altro, aggiunge, “l’ospedale dell’Aquila non ha effettuato negli ultimi anni la rilevazione sulla ‘customer satisfaction’, strumento attraverso il quale, come noto, la Pubblica amministrazione, con periodicità almeno annuale, è tenuta a controllare ed eventualmente a migliorare l’erogazione dei propri servizi”.

Da qui la decisione di inviare un’altra Pec: “Anche le risposte (se arriveranno) ovvero le mancate risposte (già arrivate), come documenta l’attuale silenzio, costituiscono ‘informazione essenziale’ di interesse pubblico, la cui divulgazione spetterebbe, deontologicamente, alle funzioni competenti”.

“Quanto innanzi sarebbe doveroso anche per la cittadinanza Aquilana penalizzata da una informazione molto diffusa e particolarmente sbilanciata a tutela del solo personale sanitario, in quanto fuori ad ogni reparto dell’Ospedale si ricorda agli utenti (indisciplinati) che: ‘offendere o aggredire verbalmente e/o fisicamente gli operatori della struttura sanitaria costituisce reato pertanto gli atti di violenza saranno perseguiti secondo normativa di legge'”.

“Giova, infine, ricordare che il Presidente della Repubblica nel recente discorso di insediamento ha pronunciato le seguenti parole: ‘E, in particolare, a quelli più in sofferenza, che si attendono dalle istituzioni della Repubblica garanzia di diritti, rassicurazione, sostegno e risposte concrete al loro disagio'”.