COCULLO – “Il sindaco di Cocullo (L’Aquila), Sandro Chiocchio, ha firmato delle disposizioni in merito alla somministrazione di alimenti a gatti randagi in pieno in contrasto con la normativa nazionale e regionale sulla prevenzione del randagismo e sulla tutela degli animali di affezione. Siamo fermamente convinti che il divieto di sfamarli rientra nella categoria del maltrattamento e quindi perseguibile penalmente”. 

Così in una nota Walter Caporale, già capogruppo regionale dei Verdi per due legislature, attualmente presidente di Animalisti Italiani onlus, commenta l’ordinanza “anti-gatti” che il primo cittadino del Comune aquilano ha emanato ieri, sollevando polemiche sui social e tra le associazioni che si occupano di animali.

“L’ordinanza n.13 del 17 settembre 2018 è illegale – spiega Caporale –  Le colonie feline sono tutelate dalla Legge n.281 del 14 agosto 1991 che all’articolo 2 vieta a chiunque di maltrattare i gatti che vivono in libertà. Il randagismo si previene attraverso la sterilizzazione. La responsabilità è dell’autorità sanitaria competente per il territorio che ha l’obbligo di riammettere gli animali nel loro gruppo una volta concluso il piano di controllo della popolazione felina. Ricordiamo che gli animali non possono essere spostati se non per gravissimi motivi, altrimenti si incorrerebbe nel reato di maltrattamento di animali”. 

Conclude Caporale: “Imporre il digiuno è illegittimo se non crudele, è quanto viene stabilito dalle sentenze Tar Ancona, sent. n. 753/2012 e Tar Puglia, sez. Lecce, sent. n. 525/12. I comuni non possono vietare la somministrazione di alimenti a cani e gatti randagi con contenitori sulle aree pubbliche. Il provvedimento del Sindaco di Cocullo è privo delle condizioni richieste dalla legge per essere riconosciuto giuridicamente valido per difetto di istruttoria e di motivazione (Tar Venezia, sent. n. 6045/2010), poiché il Sindaco non avrebbe fornito alcuna prova o studi sui ‘seri problemi di carattere igienico-sanitario’, e tantomeno non risulterebbe che abbia richiesto un parere all’Asl, organismo deputato alla sorveglianza sul fenomeno del randagismo. Per tanto chiediamo al sindaco Chiocchio di ritirare l’ordinanza. Dare dai mangiare agli animali randagi non può considerarsi un illecito. Gli animali devono essere protetti e il Comune, nella persona del Sindaco è da ritenersi il responsabile del benessere degli animali presenti sul territorio comunale come chiarito dalla sentenza della Cassazione n. 148 del 2017. Qualora il Primo cittadino non annullasse il provvedimento daremo mandato ai nostri legali di procedere ai sensi di legge contro la sua persona denunciandolo alle autorità competenti per maltrattamento di animali”.

“L’ordinanza non è né contro i gatti, né contro i cittadini che danno loro cibo”, il sindaco di Cocullo, Sandro Chiocchio, replica alle accuse e alle invettive piovutegli addosso da tutta Italia subito dopo la pubblicazione della notizia.

“Le strade oggetto di ordinanza sono quelle in cui non è presente alcuna area verde dove i gatti possano espletare i propri bisogni fisiologici e, essendo continuamente ingozzati di cibo fino allo stare male, producono escrementi che rendono impraticabili le stesse strade, minando la salute pubblica: sfido chiunque a far giocare un bambino su strade così mal ridotte” precisa il sindaco.

“Avendo tentato per lungo tempo di sensibilizzare in ogni modo a limitare l’eccessivo nutrimento dei gatti in quelle aree, e avendo addirittura posizionato delle apposite lettiere lungo le suddette vie, ad oggi la situazione è diventata insostenibile, nonostante la continua pulizia – sottolinea Chiocchio – il provvedimento si è reso perciò necessario e fatto in accordo con le persone che principalmente nutrono abitualmente gli animali, concordando che per il bene della collettività e dei gatti stessi questi possano essere nutriti anche a poche decine di metri di distanza da tali strade principali, essendo il borgo di piccole dimensioni e immerso nel verde. Se non si vive un luogo e non se ne conoscono le criticità è difficile dare giudizi obiettivi, ogni situazione ha le sue peculiarità e necessita di soluzioni specifiche al caso”.

Il sindaco conclude ricordando che è suo obbligo e compito “tutelare la salute dei cittadini e contestualmente il benessere dei randagi, e il provvedimento serve a coniugare le due cose”.

Il divieto di alimentare i gatti quindi non è assoluto, ribadisce Chiocchio, riguardando solo alcune zone del paese.