L’AQUILA – Nell’ambito dell’operazione “Sahel” che ha portato all’arresto di 26 persone, tra cui sei italiani e tra questi due abruzzesi, per avvicinare e far uscire dalla condizione di assoluto assoggettamento le ragazze nigeriane, costrette a prostituirsi in una condizione di schiavitù e vessazione, e minacciate anche con ritorsioni sui familiari se non avessero mantenuto gli impegni, i carabinieri del Ros si sono avvalsi dell’apporto di loro colleghi ufficiali psicologi.
I carabinieri e la procura distrettuale abruzzese antimafia si sono anche appoggiati a diverse Ong operanti in Niegria per affidare le giovani a programmi di assistenza e protezione. “Proprio questo modello – si legge nella nota dei carabinieri – ha consentito di instaurare un rapporto di fiducia tra gli operatori del Ros e le giovani sfruttate che, con l’attenuarsi del condizionamento psicologico, hanno offerto puntuali riscontri alle attività tecniche, ed importanti elementi probatori a carico del sodalizio criminoso”.
65 MILA EURO IL COSTO DELLA LIBERTA’
A proposito deglii impegni a cui venivano costrette le giovani, come hanno sottolineato nel corso della conferenza stampa, il sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia dell’Aquila David Mancini e il generale Mario Parente, vice comandante nazionale dei Ros, le giovani per “estinguere” il contratto firmato in Nigeria attraverso il “giuramento” effettuato con il rito magico del tipo voo doo, erano costrette a versare tra i 60 e i 65mila euro. Inoltre, una volta in Italia le giovani erano costrette a restituire i soldi del viaggio e pagare ogni “servizio” dell’organizzazione, persino il servizio di trasporto al costo di 15 euro a corsa.
LA TANGENTE A ”MADAME”
In particolare, nelle province di Teramo ed Ascoli Piceno sono state individuate tre cellule, due a Martinsicuro (Teramo) e una nella zona della cosiddetta bonifica del Tronto. Prima della partenza dalla Nigeria, alle giovani venivano forniti documenti di identità contraffatti. Dalle indagini è emerso che il sodalizio criminale attivasse rotte terrestri o aeree, a seconda delle disponibilità economiche di quella che veniva chiamata “madame” cioè la persona a cui veniva consegnata la ragazza in Italia che riscuoteva tra le altre cose la tangente per l’affitto del marciapiede.
L’indagine ha anche accertato i contatti con alcuni pregiudicati foggiani per la regolarizzazione del soggiorno di componenti delle cellule criminali sotto inchiesta, attraverso false attestazione di lavoro e l’organizzazione di matrimoni fittizi tra cittadini nigeriani e donne italiane.






