TERAMO – Dopo la richiesta di arresto per Salvatore Parolisi con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea, vengono alla luce i primi risultati dell’autopsia effettuata sul corpo della donna.
I colpi con cui è stata uccisa Melania sono stati inferti con armi diverse: un coltello e un oggetto contundente. È quanto emerge dall’esame autoptico del cadavere.
I colpi post mortem, quelli inflitti con un oggetto contundente, forse un punteruolo, sono stati inferti diverso tempo dopo quelli che hanno provocato il decesso della donna, addirittura più a ridosso del giorno, il 20 aprile, in cui il cadavere è stato ritrovato.
L’assassino di Melania Rea ha tentato di “scannarla”.
È il termine usato nell’autopsia depositata mercoledì scorso dal medico legale Adriano Tagliabracci.
L’omicida l’avrebbe aggredita da dietro cercando con un coltello di colpirla alla gola, ma il tentativo di fuga della donna l’ha costretto ad accanirsi su di lei quando Melania, caduta durante la fuga, era a terra, supina.
Le coltellate l’hanno raggiunta al capo, al collo e al tronco.
Melania Rea è morta per anemia emorragica acuta due ore dopo l’ultimo pasto, un tempo che si può restringere a un’ora considerati gli effetti della caffeina (la donna aveva quindi bevuto un caffé).
Il decesso potrebbe pertanto collocarsi intorno alle 14.15-14.20.
Melania non aveva bevuto alcol e non aveva avuto rapporti sessuali. Eventuali rapporti di questa natura sarebbero stati, sempre secondo quanto emerge dall’autopsia, consenzienti.
LA RICHIESTA D’ARRESTO
Svolta nell’omicidio di Melania Rea.
La procura della Repubblica di Ascoli ha chiesto l’arresto di Salvatore Parolisi, unico indagato per l’omicidio di sua moglie.
La richiesta di misura cautelare per omicidio volontario aggravato è stata emessa ieri. Ora toccherà al gip Carlo Calvaresi decidere se far eseguire l’arresto o rigettare la richiesta dei pm.
Parolisi, al momento sospeso dal suo incarico di istruttore e impiegato in un ufficio amministrativo della caserma Clementi, è rientrato a Frattamaggiore da Ascoli un giorno in anticipo su quanto previsto e ora si trova a casa dei suoi genitori.
Intanto i legali di Salvatore Parolisi Valter Biscotti e Nicodemo Gentile “apprendono dalla stampa che la Procura della Repubblica di Ascoli avrebbe chiesto l’arresto” del loro assistito per l’omicidio della moglie Melania Rea.
“Questa fuga di notizie – dichiarano all’Ansa – in un momento così delicato dell’inchiesta è la riprova della gravità inaudita di comportamenti cui noi difensori ci troviamo a dover fra fronte impotenti”.
“È mai possibile – si chiedono Biscotti e Gentile – in un paese civile leggere simili notizie, quando queste debbono essere protette dal più rigoroso segreto processuale? Quale è lo scopo perseguito da chi si affretta a divulgare atti processuali protetti dal segreto istruttorio?”.
Salvatore Parolisi è “sbalordito da questa giustizia colabrodo”, aggiunge Gentile.
“L’indagato è una persona – osserva – e come tale va trattato con tutte le garanzie del caso. Un principio elementare che la Procura di Ascoli Piceno sembra avere smarrito”.
Parolisi, secondo il legale, si trova in questo momento in caserma ad Ascoli, dove ha ripreso servizio da qualche giorno dopo una lunga licenza per la morte della moglie e dove alloggia, dopo avere lasciato qualche settimana fa l’appartamento in affitto a Folignano dove abitava con la moglie e con la loro figlioletta.
“Non so cosa intenda fare” dice ancora Gentile.
“Il linciaggio morale nei confronti di Salvatore non ha fine”, polemizzano gli avvocati, che alla luce di questo “chiedono pubblicamente un’ispezione degli organi competenti del ministero per accertare la responsabilità di queste fughe di notizie, vere o false che siano”.
L’ARRESTO ERA NELL’ARIA
La notizia di una richiesta d’arresto per Salvatore Parolisi, che sarebbe stata depositata solo questa mattina, era nell’aria da giorni. A far decidere il pool della Procura che coordina le indagini dei carabinieri sarebbero state le risultanze degli accertamenti via via arrivati sul tavolo dei magistrati.
“Siamo sicuri del nostro lavoro – ha dichiarato fino a ieri il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Alessandro Patrizio – e abbiamo fotografato la situazione a Colle San Marco”.
Il riferimento è alla presenza di Melania Rea sul pianoro ascolano, testimoniata dal solo Salvatore. Questo significa che la donna è stata portata direttamente, o si è recata di sua volontà, nella pineta del Teramano in cui è stata trovata morta accoltellata. Sulla richiesta dovrebbe aver pesato inoltre il pericolo di inquinamento delle prove, se non di fuga.
Parolisi, infatti, avrebbe tenuto per gli inquirenti un comportamento ben strano. Il 19 aprile, il giorno dopo la scomparsa di Melania (che sarebbe stata ritrovata cadavere il 20), Salvatore avrebbe cancellato il suo profilo Facebook, dove interagiva con l’avatar ‘Vecio alpino’. Successivamente si è sbarazzato del cellulare ‘dedicato’ con cui comunicava con Ludovica P., la soldatessa con cui aveva una relazione extraconiugale.





