TERAMO – Si aprono nuovi scenari nella vicenda di Carmela Melania Rea, la giovane mamma trovata morta il 20 aprile 2011 nel bosco di Civitella del Tronto (Teramo) e per il cui omicidio è finito in carcere il marito Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’Esercito.
In una intercettazione ambientale con il compagno di cella di Parolisi, rinchiuso nel carcere di Castrongo (Teramo), trasmessa dalla trasmissione di Rai1 Porta a porta, emergerebbe una strategia ben precisa.
“Io mi gioco tutto all’Aquila anzi non tutto, ci giochiamo un pezzo all’Aquila e un pezzo in Cassazione”, è la dichiarazione del marito della Rea, che sarebbe anche in collera con i suoi legali che gli avrebbero chiesto di confessare l’omicidio.
Il compagno di cella avrebbe chiesto all’unico indagato per la morte di Melania se abbia scelto o meno di tentare la via del rito abbreviato.
“Il rito abbreviato, conviene sempre”, ha precisato il compagno di cella. Male che va, qualsiasi condanna che prendi un terzo della condanna insomma lo levano. Ma non lo sapevi? Hai mai parlato con l’avvocato di questo?” “Io non parlo proprio di condanna, forse tu non hai capito”, è la risposta di Parolisi, che parla anche di una pressione da parte dei suoi legali per fargli confessare l’omicidio.
“Me lo hanno detto pure gli avvocati… e anche di confessare. Confessare, capito? Hai capito che ti voglio dire? Farmi confessare e al massimo cinque, sei anni e esci. Poi esci fuori. Adesso però questi mi hanno rotto proprio i coglioni, mia figlia me la devono far vedere. Mia figlia deve stare bene e non deve stare sempre con la famiglia di lei. Io non voglio che stia con loro. È che i miei, la mia famiglia, sono troppo buoni, allora la vedono solo due giorni, questo è. Comunque anche questi quattro deficienti di pubblici ministeri mi devono fare uscire. uella è una bastarda», dice.
“Nel senso che è una precisa, va a fondo delle cose. Tu pensa, si fa il processo, non trovano un testimone, non trovano le prove e io faccio il processo…questi sono i fatti. Per forza mi devono lasciare libero – aggiunge – Mica che io devo resistere, non devo resistere niente, non c’entro niente. Poi quel dna femminile? Un altro enigma. Come hanno fatto questi bastardi di merda a dire che sono stato io? È allucinante! Magari con l’abbreviato fanno come con Stasi, là. Il giudice ha accettato l’abbreviato e così l’hanno messo libero ma per me. Possono anche passare anni prima che ci vadano a fond, e intanto possono darmi anche l’ergastolo. Non come in America. In America tu ammazzi una persona, paghi e sei libero. Qui è tutto uno schifo”.



