TERAMO – Se dal traffico telefonico dei cellulari di Melania Rea e del marito Salvatore Parolisi fossero emerse delle “evidenze”, in questo momento gli investigatori che indagano sulla morte della donna, trovata uccisa a coltellate nei boschi del Teramano, non avrebbero bisogno di “ragionare, riflettere e muoversi come stiamo facendo”.
Ma, molto probabilmente, avrebbero potuto dare la famosa svolta alle indagini attesa in queste ore, magari con un’ iscrizione nel registro degli indagati, e che invece al momento non c’é, mentre è in corso una nuova audizione di Parolisi, sempre in qualità di testimone.
È la risposta di una fonte investigativa sugli accertamenti condotti dal Ris su messaggi, telefonate a vuoto oppure fatte e ricevute nelle fatidiche ore della scomparsa di Melania.
Un traffico, riferito in particolare ai cellulari di Salvatore e della moglie, che “agganciò” – tra le 14.20 e le 14.40 – la cella di Ripe di Civitella nella stessa zona del Bosco delle Casermette, dove Melania fu trovata cadavere. Sono possibili ulteriori accertamenti tecnici che permetterebbero di localizzare con più precisione la posizione dei telefonini, ma solo a “certe condizioni”.
E con risultati peraltro non previsti a breve.






