TERAMO – Sono rimasti seduti ai due lati opposti della chiesa durante tutta la celebrazione i parenti di Melania Rea e quelli di Salvatore Parolisi.

Per i funerali della donna trovata morta nel Teramano il 20 aprile scorso non c’è stato alcun contatto tra i familiari di Melania e quelli del marito.

Non si sono scambiati il segno della pace e hanno fatto la comunione in due file diverse. Nel corso della celebrazione, il vescovo vicario di Nola, Pasquale Onofrio, è partito dal vangelo di San Giovanni, nel quale Cristo viene indicato come “la porta” per la salvezza.

“Melania lo ha scelto più volte – ha ricordato il sacerdote – quando ha scelto la fede, con il matrimonio e per il battesimo della figlia. Il signore è la porta attraverso la quale sono passate le sue scelte e per lei è già consolazione”.

Un silenzio assordante nella chiesa, nonostante le tante centinaia di persone sedute tra i banchi e assiepate davanti all’ingresso e nel piazzale antistante.

Alla fine della celebrazione un cugino di Melania ha letto delle parole scritte dal papà Gennaro.

“Lasci un vuoto incolmabile – ha detto – ora che il destino crudele ti ha strappata all’affetto dei tuoi cari. Niente sarà come prima. La nostra speranza è che continui a vigilare su chi ti ha amata, a cominciare dalla tua bimba, che guiderai dall’alto”.

Il fratello di Melania, Michele, ha ringraziato tutti per la vicinanza dimostrata, definendo i presenti “parte della nostra famiglia”.

Nessun messaggio viene letto da Salvatore e dai suoi familiari. Il gelo tra le due famiglie è proseguito anche al termine del rito funebre.

La bara è stata portata a spalla da Michele e da altri amici di Melania, mentre Salvatore ha lasciato la chiesa quasi per ultimo, barcollando e piangendo, sorretto dalla sorella e del fratello.

MAGISTRATI INDAGANO SU CELLULARI

Sono al vaglio degli inquirenti i tre telefonini cellulari dell’agente penitenziario Raffaele Paciolla, l’amico di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’Esercito che era il marito di Melania Rea, la 29enne trovata uccisa il 20 aprile scorso nel Teramano.

I tre cellulari sembra siano stati acquisiti ieri dalla procura di Ascoli, che è ancora titolare dell’inchiesta sull’omicidio.

Magistrati e carabinieri vogliono analizzare i contenuti dei tre apparecchi per scoprire soprattutto se sono state archiviate delle foto del Chiosco della Pineta, nel bosco delle Casermette, dove Melania fu trovata morta con 32 coltellate in corpo.

Il marito di Melania, Salvatore Parolisi, aveva detto qualche giorno fa che lui aveva riconosciuto il luogo del ritrovamento del cadavere della moglie da foto scattate dall’agente penitenziario suo amico, con il proprio cellulare. Paciolla invece ha smentito di aver mai fatto quelle foto.

Al vaglio degli inquirenti anche i contenuti delle telefonate intercorse tra lo stesso Paciolla e Parolisi nel pomeriggio cruciale di lunedì 18 aprile quando la giovane madre di Somma Vesuviana scomparve, forse a Colle San Marco (Ascoli Piceno) per poi essere ritrovata cadavere due giorni dopo a Ripe di Civitella (Teramo).

RIUNIONE OPERATIVA IN PROCURA AD ASCOLI

TERAMO – È in corso in Procura ad Ascoli una riunione operativa per stabilire quali saranno i prossimi, imminenti, passi dell’indagine sull’assassinio di Carmela Melania Rea.

Vi partecipano il procuratore capo di Ascoli Michele Renzo, i sostituti Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi, Cinzia Piccioni e i carabinieri di Ascoli.

Una riunione iniziata, forse non a caso, proprio mentre a Somma Vesuviana terminavano i funerali della donna alla presenza del marito Salvatore Parolisi, sul quale si concentrano le attenzioni degli investigatori.

L’inchiesta sembra ormai in procinto di entrare in una fase chiave, forse decisiva. Magistrati e carabinieri stanno incrociando i dati riguardati gli accertamenti tecnici di cui sono già in possesso, come il traffico telefonico dei telefonini di Melania e del marito, confrontano gli orari delle chiamate e degli sms fatti e ricevuti, in particolare soffermandosi sul lasso di tempo intercorso fra l’sms inviato a Melania dall’amica Sonia alle 14.40 e la chiamata fatta da Salvatore alle 15.26.

Dati che vengono naturalmente rapportati alle dichiarazioni rese da Parolisi nel corso delle tre lunghe audizioni alle quali è stato sottoposto.

Si cerca di focalizzare, fra le tante contraddizioni nei vari racconti del caporal maggiore, quelle più evidenti e per questo passibili di contestazione.

Parolisi è stato infatti sempre sentito quale persona informata sui fatti, mai come indagato. Ma mentre all’indagato la legge riconosce la facoltà di non rispondere e perfino di dire bugie senza conseguenze penali, la stessa cosa non è concessa a chi depone come testimone e per questo ‘obbligato’ a dire la verità.

Se non lo fa scatta la contestazione. 

AVVOCATO LOLLI: “MAI VISTO SALVATORE A COLLE SAN MARCO”

TERAMO – “Non ho mai visto Salvatore Parolisi quel pomeriggio del 18 aprile a colle San Marco”.

È quanto ribadisce oggi Savino Lolli, l’avvocato ascolano la cui testimonianza in questi giorni ha messo ulteriori dubbi sui movimenti del marito di Melania Rea, Salvatore, il giorno della scomparsa della donna il 18 aprile.

“Mi sento in dovere, per amore di verità e nel rispetto delle persone coinvolte, di precisare che io – afferma Lolli – Parolisi non l’ho visto né al ristorante Cacciatore, dove sono stato a pranzo con un amico dalle 14.30 fino alle 15.15 circa, né successivamente, quando ci siamo spostati nella zona delle altalene. Lì c’erano delle persone, ma certamente non erano né Parolisi, né sua moglie. Successivamente ho visto transitare un gruppo di persone, fra le quali ho riconosciuto i titolari del ristorante dove avevo appena pranzato. Con loro c’era un uomo che poteva essere Parolisi, ma non posso dirlo con certezza”.

Sulla presenza di un’auto dei carabinieri a Colle San Marco intorno alle 15.30 Lolli aggiunge: “io personalmente l’ho vista e non ci sono dubbi. Ma non posso affermare che anche Parolisi l’abbia vista e non l’abbia fermata”.