L’AQUILA –  Oggi presidio di solidarietà annunciato all’Aquila per chiedere la liberazione di Anan Yaeesh, il 37enne palestinese attualmente in carcere a Terni dopo essere stato arrestato il 27 gennaio scorso su richiesta delle autorità israeliane che ne chiedono l’estradizione.

I legali di Anan Yaeesh nei giorni corsi hanno depositato una istanza alla Corte d’Appello del capoluogo abruzzese per chiedere la revoca della misura cautelare che verrà discussa, per l’appunto, oggi. Nell’istanza viene ricostruita la vicenda del giovane accusato dalle autorità israeliane di avere finanziato un gruppo armato del campo profughi di Tulkarem (gruppo chiamato Tulkarem Brigade), affermando che in caso di estradizione c’è il ‘rischio concreto ed effettivo che Yaeesh, che vive e lavora all’Aquila dal 2017, venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti’ compresa ‘la tortura’.  Peraltro, Yaeesh figura anche tra le tre persone raggiunte dalla misura cautelare, emessa dal gip dell’Aquila, in cui si ipotizza l’associazione a delinquere con finalità di terrorismo.

Nelle intercettazioni della ordinanza si capisce la  loro presunta pericolosità e perchè stavano all’Aquila. “Un’unità suicida è pronta ad agire: la nostra azione sarà la prossima». E ancora dicevano: «Se il tuo amico fa delle foto a tutti quelli del Gabinetto di guerra, a Netanyahu e la sua banda… come le carte da gioco… qualcuno come jolly (…) fai un elenco». Vivevano all’Aquila perché nella ricostruzione post  sisma «era più facile trovare lavoro» ma anche perchè il capoluogo abruzzese è  vicino a Roma.

Sulla vicenda  ha preso posizione il sindacato di polizia Siulp . “Plauso alla Polizia di Stato dell’Aquila”, dice   il segretario Felice Romano,  per una operazione di fondamentale importanza. I tre arrestati – ha spiegato Romano – facevano parte della cellula militare denominata “Gruppo di Risposta Rapida Brigate Tulkarem”, articolazione delle “Brigate dei Martiri di Al-Aqsa”, riconosciuta quale organizzazione terroristica dall’Unione Europea. Gli indagati progettavano attentati in Italia ed in Europa e facevano opera di proselitismo. La loro estrema pericolosità è emersa dalle indagini che hanno dimostrato come gli stessi fossero disposti a colpire anche con attentati suicidi”.

“Ringraziamo oltre ai colleghi che hanno operato in prima persona in questa delicata indagine – conclude Romano – anche tutti coloro che hanno manifestato plauso, tra cui i Ministri Piantedosi e Tajani, apprezzamento e sostegno a questo importante risultato ottenuto anche grazie al coordinamento magistrale della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo con la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Gli arresti i sono l’ennesima conferma della costante attività di prevenzione sul fronte del terrorismo internazionale e della grande capacità investigativa della Polizia di Stato che sinora hanno consentito di individuare e scardinare sul nascere progetti eversivi sul nostro Paese”.