L’AQUILA – Le carceri abruzzesi sono sovraffollate come quelle del resto dell’Italia, ma rispettano i requisiti minimi tutelabili mentre il dato dei suicidi e degli atti di autolesionismo è in tendenza negativa.
Il quadro, non certo idilliaco, ma con alcuni dati che sembrano incoraggianti, è stato fornito dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, collega dell’abruzzese Federica Chiavaroli, nel rispondere all’interrogazione del deputato abruzzese di Sel-Sinistra italiana Gianni Melilla.
Alla data del 31 maggio 2016, la popolazione detenuta e internata presente negli 8 istituti penitenziari regionali è scesa a 1.694 unità, rispetto alle 1.754 registrate nello stesso periodo lo scorso anno.
Il sovraffollamento, comunque, c’è, oltre cento prigionieri, vista la capienza regolamentare di 1.587 posti detentivi.
Nonostante l’esubero rispetto alla capienza, calcolata, sulla base di un decreto del ministero della Sanità del 1975, in 9 metri quadrati per detenuto più altri 5 per ogni detenuto aggiunto, non risulta violata la disposizione in materia della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, dal momento che tutti i detenuti hanno a disposizione non meno di 3 metri quadrati, spazio detentivo minimo tutelabile, anche ai fini risarcitori.
Sempre in base ai dati diffusi dal sottosegretario Ferri, le iniziative per ridurre il sovraffollamento hanno sortito effetti anche sul fronte dei fenomeni autosoppressivi e autolesionistici, in significativa flessione nel corso del tempo.
Nel periodo gennaio-luglio 2015, difatti, nelle carceri abruzzesi non si è registrato alcun suicidio, a fronte dei 5 casi del 2012, 3 del 2011 e 4 del 2010.
Ci sono stati 17 tentativi di suicidio a fronte di 47 casi del 2011, 43 del 2009 e 39 del 2010.
Sono stati registrati 116 atti di autolesionismo, contro i 236 del 2010, 224 del 2011 e 209 del 2009.
Quanto alle strutture, nella programmazione per gli anni 2015-2020 è prevista la costruzione di un nuovo padiglione, per 200 posti, presso il carcere di Sulmona (L’Aquila), chiamato in passato “carcere dei suicidi”, i cui lavori sono in fase iniziale di esecuzione e per la cui realizzazione risultano stanziate somme pari a 15.610.904,53 euro.
In tal senso, il 20 aprile scorso si è, inoltre, riunito in via Arenula il Comitato paritetico per l’edilizia penitenziaria che, nel quadro delle complessive esigenze nazionali, ha preso atto dello stato di attuazione dell’intervento.
A livello nazionale, il bilancio che si può tracciare dell’applicazione delle norme che, su più fronti, hanno inteso restituire alla detenzione carceraria il carattere di extrema ratio, come previsto dalla Costituzione, è decisamente incoraggiante: al 31 maggio 2016, la popolazione carceraria italiana è scesa a 53.873, di cui sono ben 42.535 i detenuti che si trovano in regime di esecuzione esterna.
“Sebbene in diminuzione, il dato complessivo abruzzese può, e deve, ancora migliorare – ha ammesso Ferri – Proprio per questo, il ministro della Giustizia ha emesso una specifica direttiva in materia per l’elaborazione di un Piano di azione nazionale per la prevenzione dei suicidi in carcere, nella crescente tensione a migliorare il modello di monitoraggio e gestione del rischio di tale intollerabile fenomeno”.
La direttiva, che intende completare il quadro dei provvedimenti adottati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria alla luce della recente riorganizzazione, in conformità alle indicazioni del decreto della presidenza del Consiglio numero 84 del 2015, ricalca le specifiche linee guida dettate dall’Organizzazione mondiale della sanità, riprese anche dalla Conferenza unificata per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e valorizzate dal Comitato nazionale per la Bioetica.
Con essa ci si propone di introdurre, in armonia con le strategie di prevenzione e gestione proposte attraverso le nuove modalità detentive e, in particolare, con l’introduzione del sistema di vigilanza dinamica, un sistema maggiormente flessibile, in grado di attuare efficaci forme di controllo e, soprattutto, di approfondita conoscenza delle persone ristrette al fine di garantire risposte efficaci, intercettare e gestire le situazioni di maggiore disagio.
Si inscrive, infine, nel complesso della revisione del sistema penitenziario in atto anche un diverso approccio all’edilizia carceraria la quale, anche di intesa con il ministero delle Infrastrutture, va modulata secondo criteri di equa distribuzione della popolazione detenuta e degli spazi abitativi sul territorio nazionale.
Anche sotto questo profilo, le riflessioni sviluppate sull’architettura carceraria, sulla migliore distribuzione e destinazione dei luoghi di esecuzione della pena rispondono all’esigenza di ottimizzare gli spazi e di conformarne l’uso nel rispetto della dignità della persona e della sicurezza della collettività.





