OCRE – Il giorno dopo, a San Felice d’Ocre (L’Aquila), c’è stupore misto a dolore per la morte tragica di Alessio Castellani, il giovane centauro di 26 anni vittima di un incidente stradale al bivio tra Pizzoli e Marruci, appena fuori L’Aquila.

A differenza di molti, costretti a riscoprire le origini a causa del terremoto, il viaggio di ritorno città-paese Alessio lo aveva fatto molti anni fa, insieme alla sua famiglia: il papà Gianni, dipendente della Provincia, e la mamma Patrizia.

Si erano trasferiti nella loro villetta nella zona nuova di San Felice, vicino all’edificio scoltastico, in una di quelle case, fatte con il lavoro e il sudore di gente laboriosa, talmente solide da reggere anche la “botta” del 6 aprile 2009.

La stessa casa che, senza la presenza dell’unico figlio, oggi appare terribilmente vuota ai genitori, nonostante il via vai di visite di parenti e amici.

Per la madre, già in lotta per problemi di salute, si apre un nuovo fronte di guerra ancora più difficile da combattere. 

Fino alla maturità Alessio aveva frequentato i coetanei del posto, dopodiché aveva scelto altri “giri”, animati da ragazzi come lui che trovano piacere nel mordere la strada sulle due ruote.  

Ma per trovare l’amore di Monica aveva dovuto fare solo pochi chilometri, quelli che separano San Felice da Casentino, piccola frazione di Sant’Eusanio Forconese.

L’altra sua passione erano le moto, basta guardare le foto del suo profilo Facebook, dove la bacheca si va riempiendo ogni minuto, nel nuovo modo che hanno scelto i giovani di comunicare, di commenti disperati e di saluto per una fine così strana e assurda.

A quell’età non ci pensi che quei bolidi siano così pericolosi, a quell’età salire in sella e dare gas assomiglia a una fuga verso la libertà, a quell’età pensi, giustamente, di aver tutta una vita da vivere accompagnata dai giri del motore.

E invece basta una manovra sbagliata o una distrazione per legarti per sempre all’immagine di una moto riversa sull’asfalto.

A San Felice sono in molti a chiedersi del perché di un destino così tremendo e così ricorrente.

La frazione, insieme a San Martino la più danneggiata dal sisma tra i cinque borghi che costituiscono il comune di Ocre, solo l’estate di due anni fa aveva conosciuto, oltre alla devastazione del terremoto, una disgrazia simile: un ragazzino di 14 anni, Davide Cerini, era andato a finire con il suo motorino sotto le ruote di un camion.

Forse troppo per una comunità così piccola ma che, in passato, ha saputo dimostrare la forza di rialzarsi. Stavolta, per farlo ancora, ce ne vuole davvero tanta.

I funerali si svolgeranno domani, domenica 14 agosto alle 16, presso la chiesa di San Pio X nel quartiere del Torrione all’Aquila. (red)

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