L’AQUILA – “Distruggere un lavoro rilevante e innovativo” già prodotto dal Comune dell’Aquila, ovvero il nuovo piano regolatore redatto e approvato dalla precedente amministrazione di centrosinistra “sarebbe poco lungimirante: creerebbe solo un grave danno agli aquilani”.
Alla luce di ciò, a lanciare un appello alla nuova maggioranza di centrodestra sono i consiglieri di opposizione Paolo Romano ed Elia Serpetti, entrambi del gruppo Il passo possibile.
LA NOTA COMPLETA
Vincere significa costruire e non distruggere come perdere significa collaborare e non ostruire sterilmente. Pensare di costruire il presente tralasciando il passato, rischia di essere un errore strategico privo di una reale visione di futuro. Un errore di metodo oltre che di merito.
Quello che sarà il nuovo Prg dell’Aquila ha avuto fino ad ora già alcuni passaggi fondamentali:
La redazione del documento preliminare con delibera di Consiglio comunale n. 118 del 26/11/2015, a seguito di grossa divulgazione e discussione dei suoi contenuti nella città, con i soggetti interessati e con i Ctp, nuovo strumento di partecipazione che vede ben due esponenti nell’attuale Giunta e due in Consiglio comunale.
La sua prima stesura con delibera di Consiglio comunale n. 38 del 30/03/2017.
Il Protocollo d’intesa sugli aspetti dimensionali siglato con la Provincia secondo quanto disposto dal Piano territoriale di coordinamento provinciale (LR 18/1983), e poi ancora la Microzonazione sismica, la Vas e la relazione geologica.
La costituzione di una commissione di esperti costati 400 mila euro alle casse comunali (dei quali già è stato pagato l’80 dei relativi compensi), oltre al dovuto per la risoluzione definitiva dei contratti di ben 20 tecnici più il coordinatore incaricati dalla Giunta Tempesta senza alcun prodotto reale e al dispendio di energie e tempo da parte degli uffici comunali.
Distruggere un lavoro rilevante e innovativo che l’ente ha già prodotto sarebbe poco lungimirante: creerebbe solo un grave danno agli aquilani, non solo mancando anche in questa consiliatura l’opportunità di vedere finalmente approvato un nuovo strumento urbanistico dal 1975, ma vanificando una spesa economica già sostenuta da parte dell’ente.
In questo momento di enorme fragilità del Paese dove i fatti di Ischia e l’anniversario di Amatrice alle porte ci impongono una attenzione capillare sui territori, disperdere il rigore che si è preteso nel campo della sicurezza sismica e che vorremmo che anche l’Italia adottasse con il fascicolo del fabbricato, sarebbe culturalmente dannoso. E L’Aquila non deve permetterselo.






