L’AQUILA – Dal 1° gennaio 2026 all’Aquila i servizi di assistenza domiciliare (Sad), assistenza domiciliare integrata (Adi) e trasporto verso strutture di cura e riabilitazione saranno soggetti a compartecipazione economica da parte degli utenti, in base all’Isee.
Lo ha comunicato il Comune alle famiglie, spiegando che la quota sarà determinata con criterio progressivo e con soglia massima al 30% del costo complessivo del servizio.
Prevista l’esenzione per gli utenti con Isee inferiore a ottomila euro; oltre i 36mila euro si applica la quota massima.
La misura viene ricondotta all’atto di indirizzo regionale (Dgr Abruzzo 434/2023) e al recepimento comunale con la delibera di Consiglio n. 93 del 30 giugno 2025, che aggiorna il regolamento unico sulla compartecipazione alle prestazioni sociali agevolate.
Nel verbale si dà conto anche del confronto sugli emendamenti e delle richieste di maggiore trasparenza sull’impatto della nuova disciplina. La comunicazione ha suscitato reazioni tra le famiglie.
Alcune, attraverso le associazioni sul territorio, contestano l’assenza di confronto preventivo e denunciano un quadro di difficoltà già segnato da costi per terapie e assistenza, con il timore che nuovi oneri possano spingere alcuni nuclei a rinunciare ai servizi.
Sul tema interviene il presidente di Autismo Abruzzo Onlus, Dario Verzulli, che pur richiamando l’obbligo normativo segnala criticità applicative: “Ogni tipo di servizio va interpretato in base all’utente e all’età”, osserva, evidenziando confusione sulla distinzione tra prestazioni sanitarie e sociosanitarie, soprattutto per il trasporto verso strutture sanitarie.
“Non è specificato al momento” l’onere effettivo per i singoli casi, aggiunge, perché legato ai costi del servizio. Verzulli richiama poi la condizione delle famiglie con bambini e ragazzi autistici, “una dimensione totalmente diversa”, segnata fin dalla nascita da sfide quotidiane e difficoltà continue. Un carico che, sottolinea, spesso si scontra con procedure e adempimenti che “sfociano nella burofollia”, rendendo più complicato anche orientarsi tra regole e accesso ai servizi. Una situazione che di fatto produce disparità tra richieste e diritti.






