L’AQUILA – L’esclusione delle ditte locali nell’allestimento della nuova sede della Camera di Commercio dell’Aquila rinfocola le critiche contro l’Ente, già attraversato da polemiche interne anche a causa del ritardo nel processo di fusione con Teramo, indietro rispetto a quello tra Chieti e Pescara.

L’Ente camerale del capoluogo si è ricollocato in uno stabile di proprietà poco distante da quello dov’è stato ubicato dal 2009, nel nucleo industriale di Bazzano, visto che è ancora al di là da venire il recupero post-terremoto dell’immobile di corso Vittorio Emanuele, uno dei pochissimi del cosiddetto asse centrale dell’Aquila dove ancora non si apre il cantiere.

Altro motivo di contestazione verso la governance della Camera di Commercio, che nonostante avesse le risorse umane per individuare un responsabile unico del procedimento (Rup), ha preferito affidare i lavori al Provveditorato.

Oggi, però, a far sentire la propria voce sono alcuni piccoli imprenditori locali che non sono stati minimanete interpellati per le forniture degli arredi della nuova sede, per le quali l’Ente ha preferito ricorrere al Consip, la Centrale acquisti della pubblica amministrazione, nonostante – accusano – si trattasse in gran parte di acquisti al di sotto della soglia entro la quale è possibile ricorrere all’affidamento diretto, privilegiando magari ditte aquilane e abruzzesi.

Attingendo, in quest’ultimo caso, semplicemente dal Mepa, il mercato elettronico della Pubblica amministrazione che raccoglie l’elenco delle ditte dalle quali poter effettuare acquisti di importi bassi.

“Non sono state prese in considerazioni le aziende locali, hanno speso circa 270 mila, di cui 184 mila per gli arredi, 36 mila per le poltrone della sala conferenze, 24 mila di tende e 20 mila per delle scaffalature metalliche, e neanche un centestimo di cancelleria acquistato sul territorio”, tuonano alcuni imprenditori che preferiscono mantenere l’anonimato per timori di ulteriori future esclusioni.

“Volendo – affermano – potevano scorporare le spese per effettuarle in provincia dell’Aquila, visto che la Camera di Commercio paga gli stipendi grazie ai versamenti fatti dalle imprese della provincia”.

La richiesta, dunque, non è quella di trasgredire le norme, bensì di ricorrere a strumenti pure consentiti dalla legge che avrebbero però comportato una ricaduta economica positiva sul territorio.

“Se ne sono lavati le mani, ignorando anche le aziende locali presenti sul Mepa”, aggiunge un lettore di AbruzzoWeb che fa notare come si sarebbe potuti ricorrere, per esempio, al sistema dell’offerta più vantaggiosa interpellando cinque ditte.

“La Camera di Commercio, come Pubblica amministrazione, per l’affidamento di servizi e forniture, nel rispetto della normativa vigente in tema di evidenza pubblica, si avvale degli strumenti dalla stessa previsti quali Mepa e Consip”, spiega dal canto suo il segretario generale della Camera di Commercio, Fausta Emilia Clementi.

“Per gli acquisti di importo superiore ai mille euro e fino ai 40mila è fatto obbligo del ricorso al mercato elettronico nel quale è possibile selezionare il mercato di riferimento sulla base di una ripartizione geografica nazionale e regionale. Tali strumenti servono per garantire la massima trasparenza dell’operato amministrativo”.

“Per gli affidamenti inferiori a mille euro, per i quali non vi è l’obbligo del ricorso al mercato elettronico, si procede, come previsto dalle linee-guida dell’Anac, tramite comparazione di preventivi, attraverso modalità che garantiscano la massima imparzialità e rotazione come per esempio l’estrazione casuale di nominativi da elenchi del Registro delle Imprese”.

La Clementi tiene poi a precisare che “l’acquisto degli arredi è stato reso possibile grazie ad una donazione della Camera di Commercio di Udine. D’intesa con questa, proprio per garantire la massima trasparenza, si è condivisa la necessità di ricorrere a convenzioni Consip già esistenti per la Pubblica amministrazione a seguito di appositi bandi di gara espletati a livello nazionale, senza aggravio di costi e di tempi nel rispetto di principi costituzionali di buon andamento ed imparzialità dell’Amministrazione, declinati a loro volta in principi amministrativi di economicità ed efficienza dell’attività amministrativa”.

“Si è così resa possibile anche la ricollocazione degli uffici camerali in tempi stretti in locali di proprietà ed un’ampia razionalizzazione dei costi, azzerando in particolare quelli relativi ai fitti passivi, le cui risorse potranno essere quindi destinate a favore dell’economia locale”, conclude.