L’AQUILA – “La Rai, che rappresenta il servizio pubblico, insieme agli altri cosiddetti grandi media italiani ha vergognosamente censurato il referendum contro l’invio delle armi in Ucraina, mentre YouTube fatto lo stesso con il docufilm ‘Referendum’. Abbiamo tempo, per la raccolta firme online, fino al 13 luglio, ma tanti italiani non hanno saputo nulla di questa importantissima iniziativa per cui occorrono 500mila firme”.

L’attacco è firmato da Ugo Mattei, giurista torinese, che attraverso il comitato “Generazioni Future” ha promosso – in sinergia con “Ripudia la guerra”, il comitato del professore e saggista Enzo Pennetta – una raccolta firme – che ha coinvolto anche l’Abruzzo – con cui si vuole arrivare al referendum unitario con tre quesiti, due direttamente legati alla guerra e uno contro il conflitto di interessi della Sanità pubblica.

Mattei, professore di Diritto civile all’Università di Torino e di Diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco, ha diffidato la Rai a garantire la giusta visibilità a un’azione che sta coinvolgendo centinaia di migliaia di persone in Italia attraverso i banchetti e le già citate firme online, “ma in un contesto di totale silenzio da parte di chi sulla guerra in Ucraina ha deciso che si deve andare in un’unica direzione, quella dei guerrafondai, quella più catastrofica per tutti”.

Insieme a Rai e altre “big” dei media nostrani, ci si è messo il “gigante” delle piattaforme online, YouTube, che ha tolto di mezzo “Referendum”, il film di Michelangelo Severgnini, prodotto dall’AntiDiplomatico, lasciando visibile soltanto il trailer.

“Bisogna lottare fino all’ultimo giorno – dice Mattei ad AbruzzoWeb – consapevoli della estrema difficoltà di una simile operazione. Che però, qualunque sia l’esito, può rappresentare l’inizio di un percorso politico per tanta gente che in questi ultimi mesi ha speso energie, tempo e denaro per una battaglia fatta di partecipazione democratica in difesa di tutti noi. E una iniziativa simile potrebbe essere ripetuta nella primavera del 2024″.

“In ogni caso – prosegue il giurista – i referendum sono strumenti molto complessi, anche perché per metterli in piedi occorre più del tempo previsto. Persino i certificati elettorali sono difficili da farsi consegnare dai Comuni, alcuni dei quali sono collaborativi a differenza di molti altri. Per cui, c’è da superare una incredibile quantità di ostacoli”.

“I partiti? Pensiamo a Giuseppe Conte, che ha chiacchierato tanto ma alla fine non ha firmato nonostante avesse promesso di farlo – continua Mattei -. La sua è probabilmente stata la classica ‘sparata’ da politicante e non si può escludere, analizzando il suo comportamento dal punto di vista puramente politico, che non abbia preso una tirata di orecchie da Bruxelles o dai Verdi, che sono guerrafondai, in vista dei ‘giochi’ per il Parlamento europeo”.

“La Cgil ci ha permesso di raccogliere le firme in Piazza del Popolo a Roma durante l’ultima manifestazione, ma il segretario generale, Maurizio Landini, dal palco non ha detto una parola sulla nostra iniziativa. Due ore di comizio in cui ha toccato tutti i temi, ma non il referendum. E questo la dice lunga”, conclude. Roberto Santilli