PESCARA – “Gli inquilini anziani e disabili rischiano di essere spostati lontani dalla casa popolare dove vivono da sempre, e questo perché la Regione vuole svendere il suo patrimonio a società immobiliari!”.

È la denuncia durissima ad AbruzzoWeb dei sindacati degli inquilini, dell’associazione dei consumatori Codici, dei diretti interessati che nell’ultimo Consiglio regionale hanno protestato fuori dal palazzo dell’Emiciclo con cartelli e fischietti.

Protesta che ha evidenziato un nodo ancora irrisolto, che crea attriti anche all’interno della maggioranza, della riforma, a cui lavora l’assessore Donato di Matteo, che prevede in primis l’accorpamento delle attuali cinque agenzie regionali, le Ater, in un’Agenzia regionale per l’abitato, l’Ara.

Nella bozza di disegno di legge, infatti, si prevede anche, per fare cassa e per trovare risorse per le manutenzioni, di vendere parte significativa dei 24 mila appartamenti gestiti oggi dalle Ater, consentendo il riscatto a chi, con redditi più alti, ci vive a canoni concordati che possono arrivare a 600 euro mensili. E su questo punto poche obiezione da parte di sindacati e inquilini.

Il problema sorge, invece, per gli appartamenti a canone sociale, che verranno messi sul mercato al prezzo stracciato, dai 23 mila ai 30 mila euro l’anno, in base ai metri quadri.

È previsto che l’inquilino che ci abita abbia il diritto di priorità nell’acquisto, ma non sono molti quelli che potranno permetterselo, tra le migliaia che sono a reddito zero, con la pensione minima, con redditi di poche migliaia di euro l’anno.

Lo scenario più probabile sarà dunque l’acquisto in blocco, da parte di società immobiliari, e di chi può permettersi l’investimento, di interi palazzi di edilizia residenze pubblica, senza nemmeno avere l’obbligo di mantenere la finalità sociale per tot anni. Palazzi, magari, da abbattere e ricostruire, per aumentarne qualità e valore di mercato.

E in questo caso, nella bozza del disegno di legge è prevista la mobilità forzosa: gli inquilini che abitano nel palazzo devono accettare volenti o nolenti di fare le valigie e di trasferirsi in un altro alloggio popolare nello stesso Comune.

Un’imposizione ritenuta ingiusta, ma anche di difficile applicazione.

Per Eugenio Di Cesare, segretario del Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari (Sunia) la Regione infatti non ha tenuto minimamente in conto che “la  maggior parte degli inquini delle case popolari abruzzesi sono anziani che hanno avuto l’assegnazione anche 40 anni fa, e che non potranno mai permettersi di riscattare la loro casa”.

E Di Cesare si chiede come possa la Regione “essere sicura che ci siano case popolari disponibili in altri quartieri del Comune dove spostare questi sventurati. Prendiamo Pescara: c’è una lista di attesa lunghissima, superiore a 300 nuclei familiari, che chiedono un alloggio, e di quelli liberi sono pochissimi”, fa notare.

Mauro Nuccitelli dell’associazione Codici aggiunge che “ci sono numerosi inquilini che hanno handicap gravi e problemi psichiatrici. E queste persone non possono essere spostate dal loro luogo abituale di vita, dove sono inseriti in reti di assistenza. Lo dicono numerose leggi, che siamo pronti come Codici a far valere”.

“È assurdo dire che il diritto di prelazione viene garantito al’inquilino , quando questi non certo permettersi di acquistare l’appartamento – conclude Nuccitelli – La verità è che le case popolari sono poche ed è sbagliato svenderle in questo modo: il gioco non vale la candela, vanno trovate piuttosto risorse per aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica, non disfarsene a prezzi stracciati, a vantaggio anche della speculazione immobiliare”.