L’AQUILA – Stato di agitazione spontaneo stamattina dei dipendenti di Abruzzo engineering, senza stipendio da dicembre, impiegati negli uffici della ricostruzione del Comune dell’Aquila e del Genio civile.

“Stiamo disperatamente cercando di capire la ragione del ritardo, che ufficialmente non conosco”, dice l’amministratore della società in house della Regione Abruzzo, Franco Di Teodoro.

La parte di lavoratori che si occupa di servizi regionali dovrebbe essere pagata direttamente dalla Regione, ed è per questo che i dipendenti considerano ancor più incomprensibili i clamorosi ritardi; quella che invece si occupa di ricostruzione post-terremoto deve essere pagata con i fondi deliberati dal Cipe e trasferiti da più di un mese alla Regione, che anche in questo caso tarda a liquidare.

Si tratta di 169 dipendenti in tutto, che continuano regolarmente a svolgere il proprio lavoro, la gran parte dei quali pendolari, quindi anticipando le spese di viaggio per recarsi in ufficio.

“Il personale ed io stiamo correndo da giorni per cercare di accorciare l’iter burocratico che consente poi di pagare materialmente gli stipendi”, spiega Di Teodoro. “Quando saranno disponibili le risorse? Questa è una domanda che va fatta alla Regione – spiega – Confesso che è una questione che mi sta contrariando non poco”.

“Abruzzo engineering paga sia i fornitori che i dipendenti nel momento in cui la Regione mette a disposizione i soldi, sono il primo a dispiacermi del ritardo – aggiunge – Dalle notizie che avevo sembrava che il mandato di pagamento dovesse essere fatto tra ieri e oggi”.

È per questo che stamattina, davanti alla promessa disattesa, i lavoratori hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione. Secondo quanto appreso, la Regione avrebbe ora indicato in venerdì il termine entro il quale saranno pagate le mensilità arretrate.

La questione, tuttavia, non finisce qui, visto che, se i fondi statali per l’assistenza tecnica coprono l’intera annualità in corso, quelli regionali per gli altri servizi in cui è impiegata parte dei lavoratori, secondo fonti sindacali, hanno una copertura parziale sufficiente al massimo fino a ottobre. (m.sig.)