ROMA – Ci sono due abruzzesi tra gli alpinisti italiani dispersi in Nepal: sono Marco Di Marcello, 37enne di Teramo, guida, biologo ed esperto ed appassionato alpinista, e il fotografo Paolo Cocco.

I due erano partiti alla fine di ottobre con la Dolma Khang Mountain of Light Expedition, per tentare la scalata al Dolma Khang, vicino al campo base dello Yalung Ri, travolto da una valanga.

Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, segue con la massima attenzione quanto sta accadendo in Nepal – fa sapere in una nota – ed è costantemente in contatto con la Farnesina e con le autorità nazionali competenti per essere aggiornato in tempo reale sugli sviluppi e sulle attività in corso.

“Stiamo seguendo l’evoluzione minuto per minuto. La priorità in questo momento è ricevere notizie certe e attendibili, e mantenere un coordinamento costante con il Ministero degli Affari Esteri”, ha dichiarato Marsilio.

E in totale sarebbero almeno cinque-sei gli italiani ancora dispersi.

Questa mattina la Farnesina ha confermato la morte di due alpinisti sul picco Panbari, Stefano Farronato e Alessandro Caputo. Del decesso di un terzo connazionale al campo base di Yalung Ri, a 200 chilometri dal Panbari, anticipato ieri da alcuni media nepalesi, non si ha invece ancora conferma ufficiale.

La macchina dei soccorsi, ha fatto sapere il Ministero, “si è immediatamente attivata anche con elicotteri che hanno sorvolato la zona. Le ricerche proseguono incessantemente sebbene ostacolate dalle difficili condizioni meteo”.

La scorsa settimana il ciclone Montha, che si è formato nel Golfo del Bengala, ha portato sul Nepal forti piogge e nevicate. E gli incidenti in quota si sono moltiplicati.

Le operazioni di ricerca e recupero sono proibitive: oltre al meteo avverso si è messa di traverso anche la burocrazia perché per far volare gli elicotteri in quell’area è servito ottenere un’autorizzazione amministrativa speciale.

“I soccorsi non sono stati effettuati in tempo, con conseguenti gravi perdite di vite umane – ha affermato un sopravvissuto – Abbiamo gridato e implorato aiuto, ma nessuno è riuscito a raggiungerci. Ci avevano detto che un elicottero sarebbe arrivato dopo quattro ore, ma a quel punto molti dei nostri amici se n’erano andati”.

Gianni Di Marcello, il fratello di Marco, la guida abruzzese, fa sapere: “Il segnale del radiosatellitare in possesso di Marco, che viene poi triangolato a Londra, dove risiede la moglie del capo spedizione e sherpa del gruppo, Tenjing Phurba, è ancora attivo. La traccia del segnale (che si aggiorna ogni 4 ore) in questi due ultimi giorni, sarebbe chiara: il ‘puntino’ che corrisponde alla sua posizione, due giorni fa era in discesa e ieri in salita, segno evidente che Marco si muove e quindi ancora in vita”.

I genitori Antonietta e Francesco (già comandante della Polizia stradale di Teramo), seguono con grande apprensione l’evolversi della vicenda, assistiti dagli ex colleghi della Polizia di Stato. L’Associazione nazionale dei poliziotti (Anps), infatti, figura tra gli sponsor che sostengono la spedizione.

Queste le parole del sindaco di Fara San Martino, Antonio Tavani, che parla di Paolo Cocco: “Per me è un fratello piccolo spero solo possiamo trovarlo. Speriamo in un miracolo. Paolo era partito il 24 ottobre e il 20 novembre doveva rientrare. Da quello che sappiamo era quasi sulla vetta ed è stato travolto da una valanga. Da qualche anno lavorava in Austria come grafico ma stava spessissimo in paese. L’ho visto l’ultima volta il 10 ottobre scorso quando in paese abbiamo fatto una bella festa per i 100 anni della nonna. Paolo aveva perso un fratello di 18 anni venti anni fa. Una famiglia segnata”.

“Mi ha seguito in tutto quello che ho fatto negli ultimi venti anni, ha lavorato per me, è stato in amministrazione comunale, stava lavorando al sito turistico del comune, un ragazzo vivo vitale generoso solidale, pronto – ha sottolineato il primo cittadino -. Un visionario e
un artista, ma sempre con i piedi ben saldi a terra. Umile. Raccoglieva sempre le sfide più affascinanti come questa ulteriore che stava vivendo, volevano essere i primi italiani o abruzzesi su quella vetta. Erano a 50 metri”.