L’AQUILA – Giuseppe Conte ha giurato al Colle nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo il giuramento del presidente del Consiglio, è stata la volta di Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, e Luigi Di Maio, vicepremier e ministro a Lavoro e Sviluppo economico, rispettivamente il leader di Lega e Movimento 5 stelle, che dopo 90 giorni di crisi politica e istituzionale, che ha fatto seguito all’esito delle elezioni del 4 marzo, sono riusciti a dar vita al governo “giallo-verde”, tra due forze politiche etrogenene e contrapposte in campagna elettorale, ma che hanno incardinato l’alleanza su un contratto di governo.
A seguire ha giurato la squadra al completo, composta da 19 ministri, sfilando davanti al capo dello Stato e pronunciando la formula di rito: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.
Al termine della cerimonia, un rapido brindisi dei ministri e dei loro parenti col presidente Mattarella. Poi la squadra di Governo si è spostata subito a Palazzo Chigi per il “rito della campanella”, ovvero il passaggio di consegne tra Conte e il presidente del consiglio uscente Paolo Gentiloni.
L’ultimo ad arrivare è stato proprio il capo del governo Conte, in Volkswagen. E ha varcato il portone principale del Quirinale alle 15.58, due minuti prima dell’ora prestabilita.
Occhi tutti puntati su Paolo Savona, il ministro degli Affari europei, e sul capo dello Stato che si era opposto solo pochi giorni fa alla sua nomina all’Economia. “Grazie presidente”, ha detto Savona quasi sussurrando prima di allontanarsi per tornare al proprio posto.
Il neo premier in mattinata ai giornalisti ha detto: “Dimostreremo che non è un governo debole”, e c’è stato anche il fuori programma dell’incontro con i lavoratori di Fedex-Tnt in protesta davanti a Montecitorio: “Noi abbiamo messo voi in questo governo, vi abbiamo votato – hanno detto gli operai – E lei è un grande, è l’avvocato di tutti gli italiani”. Il capo dell’esecutivo si è avvicinato per ascoltarli e ha detto: “Non sono un grande, lo devo ancora dimostrare. Fidatevi di noi, abbiamo messo su una bella squadra”.
“Un governo impensabile fino a qualche settimana, abbiamo lavorato tanto e penso che daremo una risposta a italiani”, ha detto invece Matteo Salvini, arrivando a Quirinale, visibilmente emozionato. Salvini ha assicurato: “Sul mio ministero ho idee abbastanza chiare”. Nella notte, a tal proposito, ha annunciato da un palco di Sondrio: “Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro per l’accoglienza, che mi sembrano un po’ tantini”.
La nascita del governo è stata salutata da Beppe Grillo, garante del M5s, con una foto che lo ritrae accanto a Gianroberto Casaleggio e la didascalia: “Se lo puoi sognare, lo puoi fare”.
In un selfie con tutti i ministri pentastellati Di Maio ha invece commentato poco prima del giuramento: “Guardate che spettacolo! Questa è la squadra dei ministri del Movimento 5 Stelle. Siamo tantissimi e pronti a far partire il governo del cambiamento e a migliorare la qualità della vita di tutti gli italiani. I ministri sono o nostri parlamentari e esponenti storici, oppure fanno parte della squadra di ministri che avevo presentato in campagna elettorale. Infine io che mi occuperò dello Sviluppo Economico e del Lavoro perché è ora di far ripartire il Paese, di mettere da parte la Fornero, di istituire il reddito di cittadinanza e il salario minimo orario. E lo faremo. Siamo la squadra del Movimento 5 Stelle nel governo del cambiamento e siamo al vostro servizio! Ci vediamo domani alle 19 a Roma in piazza della Bocca della verità per festeggiare tutti insieme!”
Vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro e Sviluppo: Luigi Di Maio; Vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno: Matteo Salvini; Sottosegretario alla presidenza del Consiglio: Giancarlo Giorgetti; Sottosegretario con delega ai servizi segreti: Vito Crimi; Economia: Giovanni Tria (Lega); Esteri: Enzo Moavero Milanesi; Giustizia: Alfonso Bonafede (M5S); Politiche comunitarie: Paolo Savona; Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta: Riccardo Fraccaro (M5S); Pubblica amministrazione: Giulia Bongiorno (Lega); Affari regionali: Erika Stefani (Lega); Sud: Barbara Lezzi (M5S); Disabili: Lorenzo Fontana (Lega); Difesa: Elisabetta Trenta (M5S); Politiche agricole: Gian Marco Centinaio (Lega); Infrastrutture: Mauro Coltorti (M5S); Istruzione: Marco Bussetti (Lega); Beni culturali: Alberto Bonisoli (M5S); Salute: Giulia Grillo (M5S).






