L’AQUILA – Di seguito la seconda puntata di  “Na nivicata co ji focchi”, la commedia scritta dall’aquilano Giorgio Cavalli, il primo aquilano a partecipare a Sanremo e, tuttora, uno degli uomini più rappresentativi dello spettacolo aquilano.

Testimone diretto della famosa nevicata che, nel febbraio 1956, ricoprì il capoluogo di metri e metri di coltre bianca, la commedia rappresenta un vero e proprio spaccato di storia e di vita del tempo.

Per una più agevole lettura del testo l’autore precisa: “Trattasi di uno spaccato di storia immaginato per il teatro un po’ di anni fa e scritto per raccontare, appunto, quel che si era negli anni Cinquanta a L’Aquila; che però – nello specifico – per la forma di racconto che assume – tipico delle famiglie aquilane – si distingue nettamente da tutto il resto in tema. In poche parole no n è un lavoro che va in competizione. Atteso infatti, che non esiste grammatica che ci insegni lessico e declinazioni – se non la consapevolezza che il dialetto aquilano si è formato unicamente attraverso i linguaggi del contado qui da noi per mille motivi – ciò che di molto importante nel nostro caso, meglio si evidenzia, risiede tutto, come si potrà constatare, nei diversi modi di esprimersi. Compresi quelli in lingua, ovviamente. Eduardo docet… Che infatti, pur restando nell’ambito dialettale, ognuno si esprimerà nei limiti e nei modi che gli sono più propri. Ed in cui potranno notarsi anche quelle peculiarità tutte aquilane nel ritmo del metro e della sintesi, grazie appunto alla scorrevolezza e alla semplicità del fraseggio. Tanto che basterebbe essere appena un po’ aquilani per leggerne agevolmente il testo senza difficoltà. E buona lettura”.

Nelle prossime settimane, AbruzzoWeb racconterà la commedia per ancora per otto puntate.

SECONDA PUNTATA
                                                      ‘NA NIVICATA CO’ JI FIOCCHI…

 

Intanto entra Rosetta, la figlia molto bella di Filomena – già fugacemente incontrata – che muove spedita verso la credenza per aprirla e scrutarne l’interno.  

ROSETTA           Donna Bice…! (accenna inchino)

BICE                    Oh, ciao Rosé… (l’attenziona)  Lo sai, che sei molto carina…?

ROSETTA           Grazie, grazie…

BICE                    Come vanno gli amori?

ROSETTA           Eh, donna Bì… j’amori scì… Ma’… avisci vistu lo smaltu?

FILOMENA        Ji, lo smaltu? …Ma va’ va’… (poi severa)  Rosé, pe’ retroà la rrobba, la ta remette’ aju postu sé, ma tu a ’ssa ’recchia non ci sindi. … E a mmi non mme nne tè de repète’ sempre le stesse cose… Tengo atru a che penzà…

 

Mentre viene osservata sempre con maggiore compiacimento da Bice, Rosetta si porta la mano alla fronte come per ricordare.

 

ROSETTA           Aaaah… piz-zicato! (ed esce veloce).

BICE                    Se come s’è fatta bella! …Da ’nu moment’a ’n atru, quessa te sse sposa, Filomé…

FILOMENA        Ah, scì… E chi se la pija?

BICE                    Chi se la piglia…! Ma perchééé…  lupus in fabula…

FILOMENA        Come…?

BICE                    Niente, niente… – sarà pure un caso – volevo dì – ma… a pensarci bene… non potrebbe esse’ davero… ju fiju ’e Luciano!

Filomena la guarda stupita.

 

FILOMENA        Chi ?… Ma come te ve’ ’mmente, Bicé ? …Non se sa se quantu so’ ricchi quiji…  Ah, quessa è propriu ’ròssa…

BICE                    Eeeh, accidenti… che sarà mai… Ddu’ quatrani cuscì belli… Sarrìa ’nu matrimoniu co’ ji fiocchi, Filomè… Penzemoci.

FILOMENA        Ancora va alla scola Bicé, e ci vo’ pure ’nu stracci’ ’e corredu…Oddìo, parecchie cosette jele so’ fatte… Facemo quello che potemo… Ma c’è tempu, c’è tempu… Ha’ voja…Ju fij’’e Luciano scì… Stanno just’ a penzà  a nojari… (sorride ironicamente)

BICE                    Me piacerebbe vederle ’sse cosette… (sempre interessata ai lavori di sartoria)

FILOMENA        Quandu te pare… Però se tratta ’e cose semplici, non te cree chisaché…  Pure Rosetta m’ha ’ata ’na mani…

BICE                    Ah…

FILOMENA        Sci, scì… Ha ricamatu tantu.

BICE                    Quante virtù ’ssa fija… Se ricama pure il corredo…

FILOMENA        Eh, Bicé… non llo semo fattu pure nojatre…

BICE                    Certo… ma a me non è servito, purtroppo! (e ci cala un noto vecchio adagio) Chi tanti panni / e chi tante lenzola  / chi tanta compagnia / e ’i dormo sòla…

FILOMENA        …e ’i dormo sòla… (all’unisono con Bice )

BICE                    Già… Sembra cucito per me!

 

Intanto rientra dall’ufficio Sandrino, figlio di Filomena, verso cui muoverà per ricevere un documento che osserverà seduto sulla sponda del divano.

 

SANDRINO        Bonasera…

BICE                    Ciao Sandro… (pausa e quasi sottovoce) Comunque, proprio una bella figlia… Brava e bella. Non la vedevo da ’nu pezzu… E’ davero ’n incanto!

FILOMENA        Grazie Bicé, ma non esaggeremo…  E’ ’na quatrana come tant’are…

BICE                    Pe’ quesso, pure ju diamante è ’na pietra come tant’atre, ma non è de certu ’na bricchetta, ju diamante, Filomè!

FILOMENA        Cuscì, Rosetta, sarrìa come… (ride divertita) Non tè’ mancu diciott’anni, Bicé…

 

Ma Bice – pur se attratta da un tessuto adagiato sul tavolo tanto da alzarsi ed inforcare gli occhiali per palparne la qualità – non si sottrae alla risposta.

 

BICE                    E che vuol dire? Zia Vanda a diciott’anni già teneva un figlio, se è per questo…

SANDRINO        Ma non facea la puttana…? (fra sé, ancora sul divano)

 

Ma a differenza di Filomena, Bice non se ne accorge…

 

FILOMENA        Sandrì…

SANDRINO        Che è, ma’ ?

FILOMENA        Fa’ ju bbonu, Sandri’… fa’ ju bbonu… (sussurrato a denti stretti)

BICE                    Perché, che st’a fà …? (con indifferenza mentre torna a sedersi)

FILOMENA        Gnende, gnende…e che ta fà…? Ce l’ha… co’ Rosetta…/ Oh Madonna me! (sospira mentre Bice lascia il tessuto)

BICE                    Che bella ragazza! Vo’ scommette’ ch’è ’nnamorata?

FILOMENA        Pure… E d’addò lo vidi?

BICE                    Ma dalla cura della persona, Filomè… Lo smalto non ti dice gnente?

FILOMENA        E che me t’ha ’ice… Lo smaltu scì… Prima la scola, Bicé…Senz’arte e nné pparte non te sse raccoje nisciuno; e senza quatrini, po’ esse’ ’nnamorata come te pare, ma alla fine co’ pa’ e cipolla ti ritrui. ’Nnamorata scì… E’ tutt’aria…

BICE                    Eh, come la fai nera… Ah, potessi tornare ai miei vent’anni!… Forse, qualche coraggio in più… Mah… (sospira) Carpe diem!

FILOMENA        Come, Bicé?

BICE                    Anche un solo attimo… te po’ distrugge’ ’na vita… Ahimé!

 

Filomena annuisce… Sandrino, intascata la carta, si appresta ad uscire.

 

FILOMENA        Allora sbajjisti, Bicé…sbajjisti. Era pure ’nu bbonu partitu.

BICE                    Lo so, lo so… Ma di fronte a un vero amore, financo le ricchezze non contano più, mia cara: due cuori e una capanna!

SANDRINO        E te magni cazzi! (già alla porta appena aperta, guizza fuori veloce)

 

Bice impietrita gli si scaglia contro indignata con evidente disappunto di Filomena.

 

BICE                    Mmmmmh!!!… I-nau-di-to!… Che maleducato! Sono ammutolita… (poi tra sé) Che ardire! E senza neppure un mimimo di rispetto …Ma dove mi trovo…!? Sono senza parole, Filomè…

FILOMENA        Ma guarda che…

BICE                    Sono senza parole, Filomè… Veder mortificare i miei sentimenti da espressioni che van ben oltre i limiti della decenza, mi addolora, mi addolora profondamente! (…Indignata) Ma tuo figlio se ne infischia, cara Filomena, e se ne fa persino beffa! Quando invece dovrebbe vergognarsi per queste sue bravate da osteria delle peggiori specie! E il modo ancor mi offende!, diceva meglio di me, Qualcuno!  (fra sé)…Ma tu guarda pocu se che mme tocca sopportà…  Incredibile!

FILOMENA        Mannaggia… mo me dispiace che ti ci arrabbi cuscì… Però lo fa senza raggiò… te llo pozzo assicurà…

BICE                    Non m’interessa! Semo cresciute ’nzieme, Filomè, e sai come la penso…: non tollero queste cose! E avrebbe dovuto capirlo già in altri momenti / ma niente da fare / non ci prèzza. …Mi dispiace, ma così non va. ’Ssu fiju è propiu un impunito… Screanzato…! Chi lo sa che avanza…

 

E con piglio indignato si alza agitata. Ciononostante approfitta dello specchio per riposizionarsi il velo, come pure ammirarsi… per poi incedere con passo nervoso attorno al tavolo e viceversa mentre infila i guanti.  Filomena la segue con lo sguardo, cercando di rimediare…

 

FILOMENA        Ma pe’ carità… Te vo’ bbene veramende, Bicé…Co’ nojari fa lo stessu…

BICE                    E allora mejio ’nu beju paccheru! Qualche volta è necessario. Io sono un’insegnante, e le buone maniere contano molto per me, sono sempre in cima. Ma tuo figlio le ignora. Sa solo offende’…

FILOMENA        No, no, non è cuscì, Bicé…Tu non lo sa’ se quantu ti stima… Mo che a Natale sci stata a Roma, sempre a domannamme s’iri rinùta…

BICE                     Commovente, davvero commovente… (e si avvia verso l’uscita)

FILOMENA        Allora… pe’ la gonna…? (timidamente)

BICE                    Falla come te pare, Filomè.  Non mi sento più in tono… Vado via.

FILOMENA        Scusa, Bicé… se te nne vo’ ji – pe’ carità…ci manchirrìa – ma se lo fa’ pe’

Sandrino, mbè, me pare propiu che esaggiri…

BICE                     Non esagero affatto… So quel che dico! (esce)

 

Entra Raffaele, che si accorge del clima regnante

(segue)