CHIETI – Ha suonato dal Birdland Jazz club di New York a O’scià di Lampedusa, Roberto Gattone, passando per i più famosi teatri italiani.
Ideatore della rassegna Django Jazz dedicata al leggendario chitarrista gitano a Villa Celimontana Jazz Festival dal 2009, contrabbassista dalle collaborazioni poliedriche (Jason Marsalis, Enrico Montesano, Katia Ricciarelli), l’artista sarà a Chieti questa sera, mercoledì, alle ore 22 presso a Porta Pescara, per la Settimana Mozartiana.
AbruzzoWeb ha intervistato il musicista originario di Selva di Altino alla vigilia del suo “ritorno a casa” dopo un lungo, lunghissimo peregrinare.
Un po’ come Ulisse, anche lei torna nella sua terra d’origine, dopo un lungo viaggio nella musica, fatto di collaborazioni illustri. Cosa rappresenta per lei questo concerto?
Sicuramente sarà una tappa significativa, sia sul piano professionale che umano. Sono nato e cresciuto nella provincia di Chieti, a Selva di Altino, e suonare alla prestigiosa Settimana Mozartiana sarà per me un grande onore, oltre ad una graditissima sorpresa.
Mi spiego: noi emigrati per lavoro, chi solo con la valigia, chi anche con uno strumento musicale al seguito, non siamo richiamati “in patria” se non a una certa età, solitamente verso la fine della carriera. Sentirsi apprezzati e riconosciuti per il proprio valore professionale, conquistato con anni di gavetta e sacrifici lontano da casa e dagli affetti più cari, a quarant’anni appena compiuti, è davvero una bella soddisfazione. E per questa opportunità, mi sento di ringraziare il direttore artistico della Settimana Mozartiana, Ettore Pellegrino, e il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio.
Mozart e il Jazz, lontani nel tempo ma, in fondo, uniti dalla componente dell’improvvisazione. Quali brani suonerà?
Quelli che, in gergo, nel Jazz vengono definiti standard, ovvero brani che hanno fatto la storia della musica afroamericana. Quei brani che ogni musicista di Jazz dovrebbe conoscere ma che, spesso, vengono sottovalutati, come, per esempio, Tea for two e Fine and Dandy. Per l’omaggio a Mozart, invece, ho scelto una delle sue composizioni più note rivisitata in chiave jazzistica e che, vi prometto, sarà una vera sorpresa.
Sul palco sarà affiancato da due musicisti raffinati: Luca Mannutza al pianoforte e Andrea Nunzi alla batteria, con i quali ha all’attivo il disco Luca Mannutza Sound Six – Tributo ai sestetti anni 60 (Albòre Jazz 2010) pubblicato prima in Giappone, poi negli Usa e, infine, nella nostra penisola.
È stata un’esperienza straordinaria collaborare con entrambi, in particolare con Luca, pianista e arrangiatore molto noto e apprezzato e al quale mi lega un’amicizia decennale. Soprattutto in Giappone, il disco ha riscosso un successo oltre le aspettative, tanto che abbiamo appena concluso la registrazione di un secondo cd che sarà pubblicato in autunno.
Lei suona Jazz nei diversi stili, abbracciando lo Swing delle origini sino all’era dell’Hard bop. Nel suo repertorio non manca neppure lo stile tornato in voga, in questi ultimi anni, con due film molto apprezzati da pubblico e critica: Latcho Drom sul nomadismo del popolo zingaro (1993) e Chocolat (2000) interpretato da Johnny Depp; il primo fu un successo a Cannes, il secondo ottenne la nomination all’Oscar come migliore colonna sonora. Parliamo dello stile Manouche e della sua icona Django Reinhardt per i quali ha ideato, nel 2009, il festival Django Jazz al Villa Celimontana di Roma.
Delle tre edizioni finora svolte non saprei dire quale sia stata la più bella. Fare ogni sera il pienone, ad agosto, in una città come Roma, svuotata per le vacanze, non è facile per nessun musicista. Ma i virtuosismi dei chitarristi manouche come Dorado Schmitt (co-protagonista di Latcho Drom), Angelo DeBarre e Robin Nolan hanno catturato il cuore del pubblico capitolino, che ogni estate attende con impazienza di riascoltare i suoi beniamini.
Peccato che quest’anno il Villa Celimontana non si farà, anche il festival più lungo d’Europa segna il passo a causa della crisi. Non è un bel periodo neppure per la cultura; diversi festival sono stati annullati in Italia e, da musicista, riconosco ai promotori della Settimana Mozartiana e ai loro sostenitori il merito di aver saputo organizzare la XIII edizione, anche se con budget notevolmente ridotto.
Cosa si aspetta dal pubblico della Settimana Mozartiana?
So che è un pubblico attento e preparato, al quale spero di saper trasmettere le stesse emozioni che provo io quando suono. Per me sarà anche una sfida, che mi appresto ad affrontare con professionalità e umiltà.



