L’AQUILA – “Qual è il motivo per cui il direttore generale del Tesoro, l’aquilano Rivera, vuole cacciare l’ottimo amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Bastianini? Forse l’intenzione è spacchettare e svendere Mps?”.
Sono giorni febbrili quelli che riguardano il Monte dei Paschi di Siena, il cui 64 per cento è di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Mef: a saltare dalla poltrona di ad della banca senese – su spinte che arriverebbero anche da Tesoro e Unione Europea – potrebbe essere il manager, Guido Bastianini – al cui posto è pronto a subentrare Luigi Lovaglio, una vita in Unicredit prima di passare a Creval – al quale viene trasversalmente riconosciuto il merito di aver portato risultati più che soddisfacenti da quando è stato nominato al vertice nel maggio del 2020 dal secondo governo a guida Giuseppe Conte.
Un quadro sul quale concorda l’europarlamentare leghista Marco Zanni, presidente del gruppo Identità e Democrazia, nella intervista rilasciata ad AbruzzoWeb. Il giovane politico punta il dito contro il potentissimo direttore generale del Tesoro, l’aquilano Alessandro Rivera, uno degli uomini più vicini al premier, Mario Draghi, per le voci, filtrate da più di un contesto, che vedrebbero lo stesso Rivera deciso a disarcionare Bastianini, secondo le stesse voci, per conto di Bruxelles. In sostanza, Zanni scende in campo in difesa dell’ad in bilico, sottolineando “la ingerenza politica che non tiene conto dei risultati dei dirigenti statali”.
“La situazione è poco chiara – commenta Zanni –, è emersa la volontà di Rivera di cacciare Bastianini, un amministratore delegato che con fatica e in un momento molto difficile è riuscito a mettere ordine in una banca come il Monte dei Paschi di Siena. Qualcosa di incomprensibile, perché lo Stato, che è il maggior azionista di Mps, ha senza dubbio delle pretese legittime, ma che certamente in questo caso non hanno nulla a che vedere con le condizioni di salute della banca”.
“Purtroppo – continua l’esponente leghista – significa che c’è una volontà di far fuori chi, come Bastianini, non è molto d’accordo sull’indirizzo che il Mef ha per Monte dei Paschi. Bastianini ha dimostrato che Mps ha un futuro che non è lo ‘spezzatino’, la svendita, lo spacchettamento. E questo probabilmente non sta bene né a Rivera, che tra l’altro tutto è stato fuorché un ‘campione’ in carriera, penso ad esempio al capitolo sui dossier bancari, né al Mef, che ‘parla’ sempre di conti da tenere in ordine e poi è favorevole a un’azione che costerebbe moltissimo”.
“È vero che c’è lo spoils system, in quel caso però si cambia il Consiglio di amministrazione alla scadenza – prosegue Zanni –. Cambiano le maggioranze politiche, ma la ‘testa’ delle aziende a partecipazione statale non cambia. Insomma, allo Stato devono interessare i risultati. E quindi tutto si può tollerare, tranne una ingerenza politica. Io sono un fautore dell’intervento statale in certe aziende private per farle rendere al meglio e proprio per questo sono contrario all’interesse politico. Qui sembra invece che l’obiettivo non sia il bene dell’azienda e del servizio che eroga”.
“Mattarella-bis? A Bruxelles l’hanno presa bene, lo status quo a Bruxelles piace sempre – conclude con un commento sulla rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale – e dunque piace pure Mario Draghi lì dov’è. Sicuramente, non è il risultato che speravo e non è il risultato in cui sperava la Lega. E sicuramente Matteo Salvini non ha lavorato per arrivare a un Mattarella-bis. Purtroppo, il fallimento della partita del Quirinale non è dipeso dalla Lega, ma dalla coalizione di centrodestra che evidentemente non ha funzionato. Ce lo siamo detti chiaramente. Fino al 2023 abbiamo tempo per correggere ciò che non è andato bene, mentre, purtroppo, in Europa ci sono solo nuvole grigie e l’Italia è un Paese lacerato. Anche per questo bisogna cambiare pagina”.






