L’AQUILA – “Ancora un morto sul lavoro. Ancora una volta siamo costretti a piangere una vita. Una vita finita e spezzata nel bisogno primario di procurarsi da vivere. Avviene in estate, avviene nel periodo dell’anno in cui molti italiani raggiungono le località del meritato riposo.

Così la Cgil dopo la morte del giovane operaio investito ieri da un camion mentre era al lavoro sulla carreggiata del tratto autostradale compreso tra le uscite di Avezzano e Magliano de’ Marsi. Si tratta di Osimen Aneke, per tutti Ose, 32enne residente a Sora originario della Nigeria, dipendente di un’azienda del frusinate che stava svolgendo degli interventi di manutenzione sull’A25. E che stava per diventare papà.

Sul posto è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza del 118 da Avezzano, ma per il nigeriano non c’era più nulla da fare.

Il medico non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale di Avezzano e la magistratura, già nel tardo pomeriggio di ieri, ne ha disposto la riconsegna ai familiari.

La data dei funerali non è ancora stata fissata. Spetta ora agli inquirenti, che stanno indagando, fare luce sulla dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità.

Sul posto è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza del 118 da Avezzano, ma per il nigeriano non c’era più nulla da fare. Il medico non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale di Avezzano e la magistratura, già nel tardo pomeriggio di ieri, ne ha disposto la riconsegna ai familiari. La data dei funerali non è ancora stata fissata. Spetta ora agli inquirenti, che stanno indagando, fare luce sulla dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità.

“La persona scomparsa stava rimuovendo un cantiere mobile sull’autostrada A25 nei pressi della Stazione di Avezzano. Cantiere installato nei giorni scorsi al fine di permettere la stesa del nuovo asfalto sul tratto interessato – scrive la Cgil -. La giovane vita spezzata è quella di un lavoratore che nella nostra terra si procurava da vivere. Ancora una morte sul lavoro. Le chiamano morti bianche, in realtà sono rosse come il sangue versato. Una condizione talmente frequente da non destare più indignazione. E invece bisogna reagire a questa condizione inaccettabile che, ancora una volta, ci riporta a riflettere sul fatto che sempre più spesso le necessarie attenzioni sui temi della sicurezza sono poste in secondo piano”.

C’è bisogno, c’è urgenza e necessità di una profonda analisi dei costi sociali di una becera competizione al ribasso che genera effetti che taluni evidentemente considerano “collaterali” e che sono inaccettabili ed insostenibili per un Paese che osa definirsi civile. Siamo fiduciosi che le istituzioni preposte facciano gli approfondimenti del caso affinchè emergano le responsabilità su quanto accaduto. Da parte nostra, non siamo più disposti ad aggiornare la triste contabilità. Gli enti preposti, i datori di lavoro e la politica tornino seriamente ad occuparsi del tema prevenzione e sicurezza”.