VASTO – Remo Gaspari aveva preso parte il 9 luglio scorso a Chieti a un convegno organizzato in suo onore dal presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio.
In serata a Gissi lo aveva festeggiato l’amministrazione comunale di Gissi (Chieti), con una cerimonia voluta dal sindaco, Nicola Marisi.
Come un fiume in piena, ancora lucidissimo, aveva ricordato la sua storia, partendo dal ricordo del papà emigrato in America e della madre che, ricordava con un filo di tristezza, non gli aveva mai dispensato un sorriso di troppo.
Gaspari aveva da allora sempre tenuto fede all’appello del padre, che lo pregava di non dover mai chiudere la casa di Gissi. Così è stato negli anni, con la casa del centro sempre meta di migliaia di persone, di amici, conoscenti e avversari politici, tutti in coda per un saluto, un consiglio, o l’invocazione per un posto di lavoro.
Punto di riferimento per tutti i politici abruzzesi, di quasi tutti gli schieramenti, Gaspari non aveva mancato di sottolineare, nei giorni scorsi, alla cerimonia di consegna del premio Aprutium conferitogli dal Consiglio regionale, i suoi timori per il futuro della regione.
Fino all’ultimo ha spronato la classe dirigente a essere meno autoreferenziale e più attenta ai bisogni della comunità.
Con la morte di Remo Gaspari, con la chiusura del suo domicilio di Roma, meta anch’esso di un continuo viavai di abruzzesi, la regione vedrà mancare un punto di riferimento sicuro.




