ROMA – “È legittimo dubbio che Stefano Cucchi, arrestato con gli occhi lividi e che lamentava di avere dolore, fosse stato già malmenato dai carabinieri”, ancora prima di essere consegnato la mattina del 16 ottobre 2009 agli agenti di polizia penitenziaria che lo portarono nelle celle sotterranee del tribunale di Roma in attesa della convalida del suo arresto per droga.

Lo afferma la terza corte d’assise nelle motivazioni della sentenza che il 5 giugno scorso si concluse con la condanna di sei medici e l’assoluzione di tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria, questi ultimi accusati del pestaggio di Cucchi.

Cucchi morì di malnutrizione e i medici hanno sottovalutato. “Non è certamente compito della Corte indicare chi dei numerosi carabinieri che quella notte (il 15 ottobre, quella dell’arresto, ndr) erano entrati in contatto con Cucchi avesse alzato le mani su di lui, e tuttavia sono le stesse dichiarazioni dei carabinieri che non escludono la possibilità di prospettare una ricostruzione dei fatti diversa da quella esternata da Samura Yaya“, il superteste di origine africana che riferì di aver sentito un pestaggio nelle celle del tribunale e di aver raccolto lo sfogo di Cucchi che gli mostrò una gamba sporca di sangue.

“C’è da dire – spiega la Corte -, quanto agli accadimenti nella caserma, che è indubitabile che nulla di anomalo si era verificato al momento dell’arresto e fino alla perquisizione domiciliare. Se qualcosa di anomalo si era verificato, ciò può verosimilmente collocarsi nel lasso di tempo che va tra il ritorno dalla perquisizione domiciliare (verso le due di notte) e l’arrivo della pattuglia automontata (intorno alle 3,40), dovendosi ragionevolmente escludere che atti violenti fossero stati posti in essere dal carabiniere Colicchio (che chiamò il 118 perché Cucchi non stava bene) o dai carabinieri della pattuglia che si erano limitati ad effettuare il trasferimento dell’arrestato da una caserma all’altra”.

Per la Corte d’assise “in via del tutto congetturale potrebbe addirittura ipotizzarsi che Cucchi fosse stato malmenato dagli operanti al ritorno dalla perquisizione domiciliare atteso l’esito negativo della stessa laddove essi si sarebbero aspettati di trovare qualcosa, mentre il giovane aveva mantenuto una comprensibile reticenza circa il luogo dove realmente abitava”.