L’AQUILA – L’Abruzzo tra le regioni italiane con il numero più basso di casi di morbillo da inizio 2019.
Quelli riscontrati sono appena 9 dall’inizio dell’anno, uno per ogni mese escluso gennaio, con un deciso picco ad aprile quando sono stati confermati 5 casi. Un numero confortante se paragonato ad altre regioni come il Lazio, dove si sono registrati 388 casi, o la Lombardia (372), regioni seguite ad una certa distanza dall’Emilia Romagna, con 143 casi. Nessun caso, invece, di rosolia.
Sono i dati che riporta l’ultimo rapporto della sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia, curato dal Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).
Ma ci sono altre regioni che sono riuscite a fare meglio per il morbillo, tra tutte la Basilicata con 0 casi, le Province autonome di Treno e Bolzano, rispettivamente 2 e 3, la Valle d’Aosta (3) e ancora Friuli e Sardegna con 4 ciascuna.
A livello nazionale sono stati segnalati 1.334 casi, di cui 214 nel mese di giugno, l’età media è di 30 anni, mentre sono stati segnalati 142 casi in bambini sotto i 5 anni, di cui 51 avevano meno di un anno. L’87 per cento dei soggetti non era vaccinato al momento del contagio, il 31 per cento ha sviluppato almeno una complicanza. E sono stati segnalati 80 casi tra operatori sanitari e 36 casi tra operatori scolastici.
Proseguendo nell’analisi del report, si scopre che oltre l’80% dei casi si è verificato in persone che hanno un’età compresa tra 15 e 64 anni. L’incidenza più elevata, però, si è verificata nella fascia 0-4 anni. Qui sono stati segnalati 142 casi, l’11% del totale, di cui 51 in infanti sotto l’anno di età.
Il 48,5% dei casi si è verificato in persone di sesso femminile. Lo stato vaccinale era noto a 1231 persone sui 1334 casi, ma di questi l’87% non era vaccinato al momento del contagio, mentre l’8,4% aveva effettuato una sola dose, il 2,3% ha ricevuto due dosi e il 2,4% non ricorda invece il numero di dosi.
Tra l’altro, secondo i dati trasmessi dal Ministero della Salute per quanto riguarda il 2018, continua a destare preoccupazione il mancato raggiungimento dell’obiettivo del 95% (necessario per garantire immunità di gregge ed evitare la circolazione della malattia) per la vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia, in tutte le fasce d’età considerate, nonostante il trend in aumento registrato. I numeri parlano di aumento del 1,38% rispetto al 2017, ma il totale dei vaccinati arriva così al 93,2%.
Il 31% dei pazienti ha riportato almeno una complicanza, la più frequente è stata la diarrea (170 casi), seguita da epatite e aumento delle transaminasi (155 casi), e cheratocongiuntivite (112 casi). Il 5% dei casi ha sviluppato invece una polmonite. Tra le complicanze segnalate sono comprese anche due casi di encefalite, rispettivamente in una persona adulta di 28 anni non vaccinata e in un bambino sotto l’anno di età. Sono stati registrati inoltre 103 casi di stomatite, 59 di insufficienza respiratoria, 33 di laringotracheobronchite, 31 di otite e 35 casi di trombocitopenia. Nel mese di febbraio 2019 è stato segnalato un decesso per complicanze respiratorie legate al morbillo, in una persona adulta di 45 anni non vaccinata, con patologie concomitanti. Nel 44,4% dei casi di morbillo segnalati è stato necessario il ricovero mentre il 26,2% dei pazienti coinvolti si è rivolto ad un Pronto Soccorso.
Dal primo gennaio, segnalati inotlre 16 casi di rosolia, di cui 6 nel mese di giugno, età media 27 anni.
Il tasso di casi scartati è uno degli indicatori standard per misurare la “performance dei sistemi di sorveglianza del morbillo e della rosolia e viene calcolato annualmente. Si tratta del tasso di casi sospetti indagati e scartati, attraverso esami di laboratorio o perché hanno un collegamento epidemiologico con un caso confermato di altra malattia. L’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità, Oms, è di due casi scartati per 100mila abitanti.
Nel 2018 erano 223, pari a 0,39 per 100 mila abitanti.
Per quanto riguarda la rosolia, nel 2019, in Abruzzo non è stato segnalato nessun caso, mentre 16 episodi si sono registrati in Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Basilicata e Sicilia.



