MONACO – Sono passati trent’anni dalla morte della principessa di Monaco: Grace Kelly era a bordo della sua Rover e come dentro un film si andò a schiantare volando all’impazzata dentro il vento.
E così come l’epilogo, anche sua vita fu come un lungo interminabile set, una pellicola ben scritta e girata, con tutti gli elementi perfetti di un giallo d’autore. Non è un caso che divenne la pupilla prediletta del maestro del brivido, Alfred Hickcock, che amava definirla “ghiaccio bollente”, per quella sua bellezza algida e diamantina, ma al tempo stesso prorompente e sensuale.
Una vita scritta, diretta e interpretata solo e soltanto da Grace, da un’adolescenza già come indossatrice all’età di 22 anni e subito ai suoi primi due ciak con “La quattordicesima ora” e soprattutto co-protagonista assieme a Gary Cooper di “Mezzogiorno di fuoco”. Con sir Alfred girò forse i suoi capolavori: “Delitto perfetto”, “La finestra sul cortile” e “Caccia al ladro”. Nel giro di pochi anni conquistò l’Oscar come migliore attrice protagonista nel film “La ragazza di campagna”, girata insieme a Bing Crosby, con cui ‘cantò’ il suo addio senza ritorno alle scene con la splendida e immortale canzone d’amore “True love” (mai più così umana e terrena), nel film musicale “Alta società”.
Quando girò “Il cigno” Grace Kelly interpretava il ruolo di una principessa. Una parte che lei sentiva congeniale alla sua personalità, ma anche alle sue ambizioni. Nella vita vera il matrimonio con il principe Ranieri di Monaco coronò il suo ‘sogno d’amore’. Ma fu anche l’inizio di una fine.
La sua carriera cinematografica fu intensa, di successo, ma durò poco più di 10 film. Eppure quanto basta, il tempo necessario per farla entrare nel mito. Un’icona impenetrabile, così come la sua bellezza, spesso talmente candida, pulita, porcellanea da sembrare irreale, non terrena. Di ogni ‘volto’ di stelle ci sarà sempre qualcosa che resterà più di altre.
Ma non nel caso di Grace, maschera dalle forme inseparabili, non così uniche, neanche nel loro essere insieme. Chiudendo i nostri occhi e ricordando i suoi film, Grace Kelly non ci lascia la sensazione di un ricordo goduto con lei, perchè nulla può essere vissuto di lei ad di fuori della proiezione.
E anche in questo caso ci sfuggirà, resterà incollato sulla nostra pelle il suo sguardo: bucherà lo schermo, la nostra mente ma un po’ meno i nostri cuori. Turbati da un essere venuto da un altro pianeta, dove forse è ritornata. In compagnia delle stelle. Ma in disparte, lontana: divina creatura. (e.c.)



