L’AQUILA – Milioni di euro spesi già una trentina di anni fa, per ristrutturare le piccole stazioni della media valle dell’Aterno e della valle Subequana, in provincia dell’Aquila, lungo la ferrovia che collega il capoluogo a Sulmona, per dotarle anche di foresterie e centri visita. Altre centinaia e centinaia di milioni di euro spesi per ristrutturare, più belli di prima, tanti paesi medievali, colpiti dal sisma del 2009.  Altri denari sonanti erogati dei fondi post sisma dell’asse specifico Restart, in attesa di quelli, ancora più abbondanti, in arrivo del Pnrr, per le più svariate attività turistiche e culturali, che hanno contribuito alla nascita e al consolidarsi di piccole imprese nel settore dell’accoglienza e dell’agricoltura.

Eppure un turista,  e ancor prima un cittadino contribuente e residente di queste valli, il treno può vederlo solo passare, magari salutando con un fazzoletto, seduto su una seggiola di vimini, come ad inizio ‘900, quando fecero la loro comparsa i primi treni a vapore. Questo perché nella maggior parte delle stazioni non è prevista nemmeno una fermata, neanche a chiamata e su prenotazione, servizio non certo trascendentale nell’era dell’hi tech. Dichiarate anzi in disuso da Rfi sono  infatti le stazioni di Beffi, Tione degli Abruzzi e Fontecchio, mentre sono previste rare fermate, poco utili per un lavoratore pendolare, nelle stazioni di Acciano e Campana-Fagnano.

Con buona pace insomma  del ripopolamento dei borghi, del rilancio delle aree interne, dei servizi da offrire ai turisti che sempre più numerosi  stanno ricoprendo quello angolo incontaminato d’Abruzzo, e ai nuovi abitanti, che si sono trasferiti qui dalle città, favoriti anche dallo smart working, e dalla grande disponibilità di abitazioni a buon mercato appena ricostruite, sicure sismicamente e a buona resa energetica.

Contattato da Abruzzoweb a prendere posizione e a rompere finalmente  il silenzio, è il sindaco di Fagnano, Francesco D’Amore, da un anno a questa parte presidente del Parco regionale Sirente-Velino, dopo anni di commissariamento.

“È un paradosso – spiega D’Amore – il collegamento ferroviario per queste valli, impegnate nella loro rinascita e conquista di un nuovo protagonismo, sarebbe fondamentale, anche dal punto di vista ecologico e ambientale, aspetto non secondario visto che buona parte del  percorso è dentro un’ area protetta. Basterebbe calibrare una opportunità di fermate a chiamate, e si potrebbero organizzare, come viene fatto in tante altre parti d’Italia, un servizio di bus navetta per collegare i paesi alle stazioni. E secondo me si potrebbe ottenere in questo modo anche un risparmio economico”.

La priorità e gli orientamenti della politica dei trasporti vanno però in tutt’altra direzione,  quella di comprimere, eliminando nelle piccole stazioni anche soste di qualche minuto, il tempo di percorrenza tra L’Aquila e Sulmona. Di fatto dividendo i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B. Stessa logica sottesa al grande progetto milardario della velocizzazione della ferrovia Pescara-Roma.

Osserva ancora D’Amore: “con Rfi avevamo intavolato anche un confronto per far passare sulla nostra linea un treno storico come quello della Transiberiana d’Abruzzo, tra Sulmona e Carpinone in Molise. Il nostro paesaggio non ha nulla da invidiare, e sarebbe anche questa una splendida opportunità. Abbiamo ragionato su possibili costi e modalità di attuazione. Un test generale si sarebbe dovuto fare a inizio 2020, con 200 prenotazioni arrivate in pochi giorni,  ma poi purtroppo è stato annullato tutto a causa dell’arrivo della pandemia. Ma intanto anche i treni di linea potrebbero garantire un servizio per il turismo, se solo consentissero la salita e discesa a chiamata nelle stazioni ora bypassate. Vorrei rimarcare a questo proposito che oramai i nuovi treni in esercizio consentono il trasporto delle biciclette e la formula treno più bici, è sempre più richiesto e  apprezzata dai turisti, in particolare stranieri. È lungo la nostra valle proprio parallelamente alla ferrovia,  c’è il progetto di realizzazione, già finanziato, di una pista ciclabile, da L’Aquila est fino a Molina Aterno”.

Se i treni non si fermano, lungo la valle passano e ai cittadini restano  disagi, come quello all’altezza della stazione di Campana dove il passaggio a livello rimane chiuso anche 20 minuti, e per i residenti del paese oltre la ferrovia è un problema ancora irrisolto.

“Eppure una soluzione ci sarebbe: basterebbe avvicinare  i sensori, alla stazione, abbattendo le tempistiche dell’abbassamento automatico delle sbarre. La controproposta è stata quella di un sovrappasso, o anche di un sottopasso, a costi altissimi, e che chissà quando sarà realizzato. E che soprattutto rappresenterebbe un forte detrattore ambientale tenuto conto che dovrebbero essere realizzate in un paesaggio incontaminato e a poca distanza dell’antico ponte romano”.