L’AQUILA – Quello che ha messo in ginocchio l’Australia “è un evento meteorologico eccezionale” per cui è difficile stabilirne le origini, “che si verifica a distanza di anni” ma in cui è preminente anche una “componente umana” che riguarda infrastrutture molto vulnerabili a tali fenomeni.

Lo ha detto il fisico dell’atmosfera e oceoanografia all’Università dell’Aquila, Guido Visconti, interpellato in merito alla più grave inondazione in 120 anni che sta colpendo il Queensland e la sua capitale Brisbane con due milioni di abitanti.

“Questa regione – ha spiegato Visconti – per tantissimi anni è stata soggetta a una forte siccità. E ciò ha fatto sì che il terreno non fosse predisposto a ricevere tutta quest’acqua”.

D’altro canto “le infrastrutture sono state realizzate più per far fronte alla siccità che alle alluvioni”.

E l’impatto di questi fenomeni, ha proseguito l’esperto, “diventerà sempre più importante perché le infrastrutture, in Australia come nel resto del mondo, ma anche in Italia, e lo abbiamo visto nel Veneto, sono sicuramente molto vulnerabili e costruite senza nessun criterio”.

“I terreni che prima assorbivano l’acqua – ha sottolineato Visconti parlando soprattutto del Veneto – sono stati cementificati così come i fiumi che sono stati ridotti a dei canali”.

“La componente naturale – ha aggiunto l’esperto – resta più o meno la stessa. Cambia l’impatto”.

Da qui la necessità di puntare “non alla riduzione delle emissioni ma all’adattabilità a questi fenomeni”. “Occorre – ha detto ancora Visconti – predisporre le infrastrutture per le alluvioni ma anche per la siccità, come si fa per i terremoti e sviluppare strategie per adattarsi”.

“I fenomeni naturali tenderanno anche ad intensificarsi – ha quindi aggiunto il fisico italiano – ma senza pianificazione l’ impatto sarà sempre più pericoloso e devastante”.

Per quanto riguarda i motivi che hanno scatenato l’alluvione in Australia, per l’esperto “é difficile tracciarne l’origine. Un fenomeno che forse può essere importante è il Nino”, un fenomeno climatico ricorrente che si verifica nell’Oceano Pacifico centrale in media ogni cinque anni ma con un periodo variabile fra i tre e i sette anni.

Il fenomeno provoca inondazioni, siccità e altre perturbazioni che variano a ogni sua manifestazione.