L’AQUILA – Può proseguire il procedimento di autorizzazione alla costruzione del “Metanodotto Sulmona-Foligno”.
Il Consiglio dei ministri ha infatti deliberato il superamento del diniego espresso in conferenza di servizi dalle regioni Abruzzo e Umbria, sulla condotta per il
trasporto del gas, uno dei cinque tratti funzionalmente autonomi della cosiddetta “Linea Adriatica” dei gasdotti, che si snodano lungo il versante adriatico dell’Appennino, come rende noto un comunicato di Palazzo Chigi.
Si tratta, spiega la nota, di un’infrastruttura strategica ai fini della diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento energetico, che consentirà d’incrementare le capacità di trasporto di gas proveniente dai punti di entrata della rete nazionale dei gasdotti ubicati nel Sud Italia.
“Al termine del confronto con il Governo il ministro Roberto Cingolani ha rappresentato la necessità e l’urgenza di questa struttura chiedendo a tutti i suoi colleghi ministri di approvare il punto in questione, che è stato approvato senza ulteriori condizioni. La Regione Abruzzo prende quindi atto della scelta del Governo italiano, secondo il principio di leale collaborazione istituzionale, e si adopererà per facilitare il rapporto con il territorio, anche con suggerimenti tesi a mitigare l’impatto dell’opera”.
L’annuncio, in una breve nota, è del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, invitato oggi a partecipare alla seduta del Consiglio dei Ministri dove il Governo aveva posto all’ordine del giorno la “Costruzione ed esercizio dell’opera denominata metanodotto Sulmona-Foligno”.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il decreto teso a superare la mancata espressione dell’intesa per quanto riguarda il metanodotto Foligno-Sulmona.
Il presidente Marsilio in Consiglio dei Ministri, si legge ancora nella nota, “ha rappresentato le istanze provenienti dal territorio e le criticità che sono state espresse nel tempo, ripercorrendo il lungo e travagliato iter di quest’opera. Al termine dell’incontro ha chiesto al Governo, e per tramite del Governo alla Snam, di assumere tutte le necessarie misure compensative a seguito della realizzazione dell’opera”.
“È stato quindi ribadito che l’opera in sé non serve all’Abruzzo, che riceve gas sia da nord che da sud, ma si tratta di un’opera strategica per l’intera nazione, come successivamente ribadito dal ministro Cingolani”.
Il dibattito intorno al metanodotto Snam si è riacceso nei giorni scorsi a seguito di un articolo, pubblicato dal Corriere della Sera, secondo il quale: “Uno dei primi provvedimenti che dovrà prendere il nuovo governo di centrodestra che si insedierà a palazzo Chigi è dare il via libera alla centrale compressione di Sulmona, che dovrà spingere verso nord il gas che arriva a Melendugno”, attraverso il nuovo metanodotto che da Sulmona arriverà a Foligno, e poi da lì a Minerbio in Emilia Romagna.
Ad insorgere i comitati ambientalisti di Sulmona e abruzzesi, oltre che a diversi amministratori locali, che da anni si battono contro la realizzazione dell’opera, considerata pericolosa e ad alto rischio inquinamento.
Il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, che il 21 settembre, al quotidiano Il Foglio, ha riconosciuto che “l’infrastruttura di Sulmona è irrinunciabile. Ereditiamo una contrarietà vecchia di anni. Ma spero che non si mandino i carri armati e che si ascolti il territorio”. E ha poi aggiunto: “Se il governo ritiene che sia un’opera strategica, l’opera s’ha da fare, e si farà. Ma deve essere il governo a metterci la faccia, non posso passare io come quello che tradisce l’Abruzzo”.






