TERAMO – Forse un “bacio mortale”, o la mano di Salvatore Parolisi sulla bocca della donna per non farla urlare o tenerle fermo il capo.
Si aprono nuovi scenari sull’omicidio di Melania Rea dopo gli importanti risultati della perizia legale del medico Adriano Tagliabracci che in parte sembrano inchiodare il marito della donna, per il quale ieri è stato chiesto l’arresto da parte della procura.
Dall’autopsia sul corpo della donna è infatti emerso che le tracce del dna del caporalmaggiore sulla bocca di Melania (in particolare sulle labbra e sulle gengive) sarebbero state lasciate poco prima che la donna morisse.
Dalla perizia del medico legale Adriano Tagliabracci è emerso che Melania prima che il suo assassino la aggredisse alle spalle, si era abbassata volontariamente i pantaloni, i collant e gli slip, e stava facendo probabilmente pipì. In caso contrario, gli indumenti risulterebbero stracciati.
Melania non è stata minacciata, ipotizza l’anatomopatologo, perché non aveva tracce di pianto (il trucco era intatto).
I LEGALI DI PAROLISI: “L’ASSASSINO E’ UNA DONNA”
Per i legali di Salvatore Parolisi la moglie Carmela Melania Rea è stata uccisa da una donna.
Ne sono convinti in quanto sotto l’unghia dell’anulare della mano sinistra è stato trovato del dna femminile, secondo quanto emerge dalla perizia medico legale.
Intanto, colloquio in mattinata ad Ascoli tra il procuratore capo, Michele Renzo, e il giudice per le indagini preliminari, Carlo Calvaresi, che deve decidere sulla richiesta di arresto fatta dagli investigatori nei confronti dello stesso Parolisi.
Attesa una decisione in tal senso tra oggi e lunedì.
I LEGALI DI SALVATORE: ”L’ASSASSINO E’ UNA DONNA”
“Si chiede l’arresto di un uomo, ma gli accertamenti lasciano intendere che l’omicidio è stato compiuto da una donna”, dichiarano all’Ansa i difensori di Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.
“Nelle prime righe delle quasi cinque pagine di quesiti chiesti dai pm al medico legale – spiegano – si chiede di verificare se ci sono altri dna oltre a quelli di Salvatore e Melania: ebbene, la risposta a questo quesito è quasi mascherata in due righe nelle conclusioni del perito”.
“Occorre andare a spulciare i dati nelle oltre 80 pagine – seguitano Biscotto e Gentile – per scoprire che: Melania ha tentato di difendersi con le mani durante l’aggressione; sotto l’unghia di una mano è stato trovato del dna di una donna; il dna di salvatore è stato trovato solo nella bocca di Melania come probabile conseguenza di un bacio”.
Inoltre, “le ferite sono state provocate da due diverse armi (o oggetti) e in tempi diversi”.
“Questi dati, da soli, consentono – concludono – la rovina del castello accusatorio a senso unico contro Parolisi tralasciando altre piste. Noi chiediamo: chi è la donna che ha aggredito e probabilmente ucciso Melania?”.
COLLOQUIO TRA GIUDICE E PROCURATORE CAPO
Il giudice per le indagini preliminari Carlo Calvaresi è a colloquio con il procuratore capo della Repubblica di Ascoli Piceno, Michele Renzo.
Lo rivelano all’Agi fonti del tribunale.
A Calvaresi la Procura picena, attraverso il pool di magistrati che si occupano della vicenda dell’omicidio di Carmela Melania Rea, ha chiesto ieri l’arresto di Salvatore Parolisi, marito della donna, perché lo ritiene responsabile dell’assassinio.
Il vertice fra il gip e il procuratore Renzo, il quale il 12 maggio scorso definì il caso un “vero rompicapo” potrebbe preludere a qualche decisione importante, in relazione all’inchiesta che sembra orami volgere a conclusione, dopo tre mesi di indagini serrate.
Melania, infatti, fu trovata morta, e brutalizzata con 32 coltellate il 20 aprile scorso a Ripe di Civitella, nel Teramano, ma fu uccisa già il 18 aprile, nel primo pomeriggio di quel giorno.
Al momento, tuttavia, non si sa se il Gip sia vicino all’adozione del provvedimento richiesto dai Pm, o aspetterà lunedi per esprimersi sul voluminoso dossier che riguarda il caso Melania.
DNA SOTTO UNGHIA ANULARE, E’ DI CHI LE STRAPPO’ L’ANELLO?
La scoperta di tracce di Dna femminile sotto l’unghia del “quarto dito sinistro”, come recita la perizia medico-legale, in pratica l’anulare, di Carmela Melania Rea, richiama per associazione l’anello d’oro con un solitario che la donna indossava sembra proprio a quel dito, insieme alla fede nuziale, e che fu ritrovato accanto al corpo nel Bosco delle Casermette (Teramo).
Si tratta dell’anello di fidanzamento della donna, scoperto durante il secondo sopralluogo nella pineta del Teramano.
L’anello era a una certa distanza dal corpo, e le ipotesi circolate su questa circostanza erano che Melania se lo fosse tolto lanciandolo per sfregio contro il suo aggressore o che si fosse sfilato dal dito durante la colluttazione.
I familiari della donna, peraltro, ospiti di alcune trasmissioni televisive, avevano ricordato che quell’anello le andava largo, perché negli ultimi tempi era dimagrita.
Ora però, con il ritrovamento delle tracce di Dna femminile, potrebbe farsi strada l’ipotesi che l’anello le sia stato sfilato da una donna, forse, come sostengono i legali di Parolisi, la stessa assassina.
Oppure, Parolisi ha avuto una complice, possibilità prefigurata anche dai colpi inferti post mortem sul cadavere di Melania, molto tempo dopo quelli che ne hanno causato la morte.
E comunque mentre Salvatore era impegnato con carabinieri, amici e volontari nelle ricerche della moglie.
LEGALE DI PAROLISI: “E’ IN SITUAZIONE PSICOLOGICA DIFFICILE”
Salvatore Parolisi, il vedovo di Carmela “Melania” Rea accusato di uxoricidio, è “in una condizione psicologica difficile” dopo la notizia che la Procura di Ascoli Piceno ha chiesto una misura cautelare al gip, “ma è sereno e, forte della consapevolezza della sua innocenza, è pronto ad affrontare qualunque cosa”.
Lo dice uno dei suoi legali, l’avvocato Valter Biscotti.
Il caporalmaggiore è a casa dei suoi a Frattamaggiore (Napoli), assediata da cronisti e telecamere.
“È con la sua bambina”, spiega Biscotti
COLPI INFLITTI POST MORTEM: FORSE UN COMPLICE SULLA SCENA DEL DELITTO
Chi è tornato (o andato) al Bosco delle Casermette (Teramo) il 19 aprile, il giorno dopo l’omicidio di Melania Rea, o addirittura il 20 aprile, quando è stato scoperto il cadavere, per infliggere con un punteruolo dei colpi post mortem al cadavere trafitto da una ventina di coltellate e infilzare una siringa nel seno della giovane donna in un tentativo di depistaggio?
Una delle risultanze dell’autopsia depositata nei giorni scorsi, il fatto cioé che la seconda serie di ferite inferte dopo la morte risalga a molto tempo dopo l’omicidio, forse a poche ore prima della telefonata anonima che segnalava la presenza della salma nella pineta di Ripe di Civitella, rilancia l’ipotesi che sulla scena del delitto ci sia stata un’altra persona.
Forse un complice di Salvatore Parolisi, il vedovo di Melania per il quale la Procura di Ascoli Piceno ha chiesto al gip una misura cautelare.
Un’ipotesi ritenuta non infondata anche dai magistrati che indagano sulla morte della ventinovenne di Somma Vesuviana e che, sembra, sarebbe accennata nella richiesta di misura cautelare per Parolisi.
Il militare aveva altre relazioni sentimentali, una – come è emerso nelle indagini sul delitto – con una soldatessa che era stata sua allieva.
Impossibile che il caporalmaggiore dell’esercito sia tornato sul luogo del delitto dopo avere lanciato l’allarme sulla scomparsa della moglie e partecipato alle ricerche con decine di persone.
“Da allora – secondo uno dei suoli legali, l’avv. Valter Biscotti – è stato sempre sotto l’occhio dei media”.
Improbabile, anche se non impossibile, che lo abbia fatto nei due giorni seguenti, quando era circondato da parenti suoi e di Melania giunti dalla Campania.
Il 19 aprile il militare si era recato in caserma, una notte l’aveva trascorsa a casa dell’amico Raffaele Paciolla, ma sembra che sia stata quella tra il 20 e il 21, quando ormai il corpo era già stato scoperto.
Su questo punto, ovviamente, il suo legale ha un’idea precisa: Salvatore “non è mai tornato lì e non ci sono complici. In quel luogo é tornato l’assassino”.
PERIZIA LEGALE: “NON E’ STATA MINACCIATA, PANTALONI ABBASSATI VOLONTARIAMENTE”
TERAMO – Melania Rea, prima che il suo assassino la aggredisse alle spalle, si era abbassata volontariamente i pantaloni, i collant e gli slip, e stava facendo probabilmente pipì.
In caso contrario, gli indumenti risulterebbero stracciati.
È quanto emerge dalla perizia del medico legale Adriano Tagliabracci. Melania non è stata minacciata, ipotizza l’anatomopatologo, perché non aveva tracce di pianto (il trucco era intatto).
Il gocciolamento del sangue indica che la donna è stata aggredita quando ancora aveva i pantaloni abbassati.
L’imbrattamento ematico, in particolare, è sul lato interno dei pantaloni. La donna, dunque, si sarebbe appartata per fare un bisogno fisiologico e si sarebbe spogliata in condizioni di tranquillità, non certo con qualcuno che la stava minacciando con un coltello (ipotizza sempre il medico legale).
È probabile che quando è stata assalita avesse già fatto la pipì, dato che – sul tavolo settico – la vescica risultava vuota.
Sono state fatte peraltro campionature del terreno nella pineta in cui è stata uccisa, ma i risultati non sarebbero ancora stati depositati.
L’aggressione si è svolta in più fasi: dapprima l’assassino ha tentato di ‘scannarla’ prendendola alle spalle, poi c’é stato un brevissimo inseguimento e infine l’abbattimento a terra di Melania, che è stata raggiunta da una serie di colpi a ripetizione inferti con un’arma impugnata nella stessa maniera, e, quindi, dalla stessa persona.
PERIZIA LEGALE: “IL DNA DI PAROLISI NELLA BOCCA, CONTATTO PRIMA DELLA MORTE”
Le tracce del dna di Salvatore Parolisi sulla bocca di Melania (in particolare sulle labbra e sulle gengive) sarebbero state lasciate poco prima che la donna morisse.
Se il contatto tra i due fosse avvenuto molto tempo prima, il movimento della lingua e della saliva della stessa donna le avrebbe ‘cancellate’.
È una delle conclusioni cui è giunto il medico legale Adriano Tagliabracci. Lo scenario che si profila è dunque un bacio ‘mortale’, o la mano di Parolisi sulla bocca della donna per non farla urlare o tenerle fermo il capo.
Un dettaglio particolarmente odioso emerge dalla perizia medico legale sul corpo di Melania Rea: l’assassino, dopo averla uccisa, tornò sul luogo del delitto e per inquinare le prove la colpì di nuovo con un’altra arma, non una lama, comunque diversa da quella con lui l’aveva uccisa e di cui probabilmente si era già disfatto.
Per far questo, scostò le mani che la povera donna aveva ancora riunite sul petto per difendersi dai colpi mortali e affondò l’arma sul cadavere
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