TERAMO – Dopo il fratello Michele, anche i genitori di Carmela ‘Melania’ Rea, la madre Vittoria e il padre Gennaro, si sono costituiti come parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura di Ascoli Piceno sull’omicidio della giovane donna di Somma Vesuviana (Napoli), per il quale da ieri è indagato a piede libero il marito Salvatore Parolisi, che venerdì dovrà comparire per un nuovo interrogatorio davanti al pm ascolano Umberto Monti.
Il papà e la mamma di Melania non se la sono sentita di recarsi personalmente ad Ascoli: sono estremamente turbati, dopo il dolore per l’omicidio della figlia, anche per la notizia dell’indagine a carico del genero.
Hanno dunque preferito trasmettere via fax la delega all’avvocato ascolano Mauro Gionni, che questa mattina l’ha depositata a Palazzo di giustizia.
Il penalista è in attesa di indicazioni da parte della famiglia Rea sulla nomina di un consulente medico legale.
Contatti sono in corso fra i familiari di Melania e un medico dell’Istituto di medicina legale di Napoli.
LA MAMMA DI MELANIA: ”SALVATORE IN CROCE CI SI E’ MESSO DA SOLO”
C’è rabbia e dolore nelle parole di Vittoria Rea, la mamma di Melania.
All’indomani dell’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario aggravato del genero Salvatore Parolisi, Vittoria Rea all’Ansa dice: “Salvatore dice di essere come Cristo in croce? In croce ci si è messo da solo”.
La signora Rea dice che la sua “grande rabbia” è determinata soprattutto dai tradimenti di Salvatore nei confronti di sua figlia, “ha fatto un grande sbaglio, non lo doveva fare”.
C’è, poi, il dolore determinato dall’iscrizione nel registro degli indagati.
E come sempre la famiglia Rea ha fatto in questi mesi, anche questa volta si fa di tutto per non distruggere la fiducia e la speranza: “Spero che questa brutta cosa sia passeggera, spero che arrivino buone notizie e che Salvatore non sia colpevole”.
Vittoria lo spera soprattutto per la sua nipotina, “perché altrimenti resterebbe senza una mamma e senza un papà”.
“Ora quello che voglio è scoprire la verità sul delitto – ha concluso – aspettiamo di sentire gli inquirenti e speriamo che la verità sia un’altra”.
IL PAPA’ DI MELANIA: ”HA TRADITO, ABBIAMO AVUTO UN ORCO IN CASA”
Il rammarico c’è. E Gennaro Rea, papà di Melania, lo dice chiaramente: “Per i tradimenti che ha riservato a mia figlia, vuol dire che in nove anni in casa abbiamo avuto un orco travestito da agnello”.
Nella parole di Gennaro c’è tutta la rabbia di un papà di una donna “innamoratissima di suo marito e che invece è stata tradita”.
Il signor Rea stamattina ha letto i giornali, ha letto anche di quelle mail che il caporal maggiore ha detto di aver ricevuto da donne che hanno espresso ammirazione per lui: “Dicendo queste cose sta facendo rivoltare mia figlia nella tomba”.
A oggi tra Gennaro Rea e Parolisi non c’è stato nessun confronto sull’indagine e sull’iscrizione nel registro degli indagati.
Sicuramente i due si incontreranno prima di venerdì, Parolisi lascerà ai Rea la piccola Vittoria.
“Che cosa gli dirò? Io non devo dirgli proprio niente, lui sa cosa deve fare, deve dire la verità”, dice Gennaro.
Poi, come sempre ha fatto in tutti questi mesi la famiglia Rea, mostra cautela in merito all’esito dell’inchiesta giudiziaria.
“Io voglio continuare a credere che Salvatore sia innocente. Lo devo fare per la mia piccola Vittoria, visto che la mia adorata figlia ormai non c’è più”.
IL LEGALE DI SALVATORE: ”HA UNA CALMA OLIMPICA”
Salvatore Parolisi è in uno stato di “calma olimpica”, in attesa del primo interrogatorio in qualità di indagato per l’assassinio della moglie Melania Rea.
Lo riferisce uno dei suoi difensori, l’avvocato Walter Biscotti, che insieme al collega Nicodemo Gentile venerdì pomeriggio accompagnerà il caporalmaggiore in procura ad Ascoli Piceno, per il faccia a faccia con il pm Umberto Monti.
“Incontreremo Parolisi domani – spiega Biscotti – dobbiamo ancora valutare se il nostro assistito risponderà o meno alle domande del pubblico ministero. L’appuntamento? Non posso dire dove, ma sicuramente non sarà ad Ascoli, dove Salvatore arriverà solo per l’interrogatorio”.
Ieri il vedovo di Melania ha ricevuto un invito a comparire per l’omicidio volontario aggravato della moglie, avvenuto fra “il 18 e il 20 aprile”, in un luogo compreso fra “Ascoli Piceno, Folignano, Colle San Marco e Ripe di Civitella del Tronto”.
Un atto di incolpazione con arco temporale e geografico molto ampi.
CONTRO PAROLISI LA RICOSTRUZIONE DELLA SCENA A COLLE SAN MARCO
Un film lungo un’ora ricostruito pazientemente minuto per minuto, in due mesi di indagini.
Fotogrammi reali, le istantanee scattate con il telefonino da alcuni studenti dell’Itcg che giocavano a pallone, e testimonianze a voce di una trentina di persone ascoltate dagli investigatori, hanno consentito alla procura di Ascoli Piceno di escludere che Melania Rea sia mai stata sul pianoro di Colle San Marco, con il marito Salvatore Parolisi e la figlioletta Vittoria, fra le 14.20 e le 15.30 circa del 18 aprile, quando Parolisi darà l’allarme denunciando la presunta scomparsa della moglie.
Non solo: nessuno dei testi rintracciati dai carabinieri ha visto Parolisi prima delle 15.30-15.40.
C’è solo il titolare del chiosco cui il caporalmaggiore si rivolgerà cercando Melania, Alfredo Ranelli, a riferire, fra molte incertezze, di un Parolisi in maglietta e calzoncini avvistato nella zona delle altalene.
Forse è proprio Ranelli il filo a cui Parolisi può ancora aggrapparsi, la testimonianza che potrebbe aver fatto la differenza fra una richiesta di arresto e l’avviso di garanzia a piede libero per l’omicidio volontario aggravato della moglie, notificato ieri al caporalmaggiore.
Per il resto la scena del pianoro è vuota: le foto degli studenti (ora e minuti degli scatti sovraimpressi), le ricostruzioni dell’anziana coppia, un funzionario dello Stato e una ex insegnante, che ha più volte fatto il percorso indicato da Parolisi come quello seguito da Melania per andare alla toilette del ristorante Il Cacciatore, sono ‘cieche’.
Nessuno inquadra o vede la famiglia Rea: a quell’ora, probabilmente, Melania è già morta, colpita con 32 coltellate (sei alla schiena, 13 al torace, le altre alle gambe, alle braccia e al volto), nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), dove il corpo verrà ritrovato il 20 aprile, grazie a una segnalazione anonima.
DOMANI PAROLISI INCONTRA I SUOI LEGALI
A poco meno di 2 giorni dal nuovo interrogatorio da parte degli inquirenti della procura di Ascoli, domani Salvatore Parolisi, indagato per omicidio volontario aggravato in relazione alla vicenda dell’assassinio di sua moglie, Carmela Melania Rea, incontrerà i suoi due legali Walter Biscotti e Nicodemo Gentile per predisporre la linea difensiva.
Lo riferisce all’Agi l’avvocato Biscotti, che però non rivela dove si terrà il colloquio, se a Perugia o ad Ascoli.
Si tratta per il militare, in servizio come caporale istruttore presso la caserma ‘Clementi’ di Ascoli, del primo interrogatorio da indagato e non più solo da persona informata sui fatti.
“Considerando la pressione e il linciaggio mediatico che lui ha dovuto subire da due mesi ad oggi – dice il legale del caporalmaggiore dell’esercito – l’avviso di garanzia non cambia nulla, è una formalità. La posizione di Parolisi non è più difficile di prima. Lui è sereno e tranquillo e anche la nostra strategia non cambierà. Dobbiamo comunque ancora vedere e valutare tutte le carte”.
Quanto al fatto che nessuno dei testimoni sembra essersi accorto della presenza di Melania o del marito sul Colle S.Marco, nel Teramano, nel primo pomeriggio di lunedì 18 aprile, giorno della scomparsa della 29enne di Somma vesuviana, il legale risponde: “Non è facile ricordarsi di una persona sola…”.
I PENALISTI: CLAMOROSA VIOLAZIONE DEL DIRITTO DI DIFESA
L’avviso di garanzia notificato ieri a Salvatore Parolisi, sospettato di aver ucciso la moglie Melania Rea, conferma che “si è consumata una palese violazione delle più elementari norme del codice e si è verificato, nell’indifferenza di tutti, un clamoroso attentato alle più inviolabili garanzie del diritto di difesa”.
L’unione delle camere penali a censurare senza mezzi termini l’operato degli inquirenti nel caso dell’omicidio di Melania.
“Parolisi nel corso delle indagini – denunciano i penalisti – è stato convocato in caserma come persona informata dei fatti e interrogato per 8 ore senza un avvocato e al di fuori di qualunque tutela e diritto riconosciuti dal codice. E tutto ciò nonostante l’accusa, a quanto riferito e mai smentito dai media, ritenesse di avere indizi a suo carico”.
“Il diritto dell’incolpato – ricorda l’Ucpi – a essere informato tempestivamente e in modo chiaro delle accuse mosse, il diritto di avvalersi di una difesa tecnica, il diritto di non rispondere alle domande che riguardino la propria responsabilità costituiscono un bagaglio acquisito e irrinunciabile di ogni democrazia liberale e appaiono in questo caso, come per la verità accade assai spesso nel nostro Paese, palesemente violate”.
Le indagini preliminari “sono governate per ogni delitto, anche il più grave o efferato, dal principio di legalità e il pm deve in prima persona rispettarlo e vigilare sulla sua osservanza da parte della polizia giudiziaria”.
“Di questi tempi – conclude l’Unione delle camere penali – accade spesso, nei convegni e nelle dichiarazioni pubbliche, che questa condivisibile affermazione sia utilizzata da molti magistrati, a sproposito e in maniera strumentale, per contrastare l’ipotesi di separazione delle carriere tra giudici e pm. Peccato che quando si tratta di valutare quel che accade nelle caserme e nei commissariati nel corso degli interrogatori la dimenticano”.
IL PM RISENTE AMICO PACIOLLA, SU MOVIMENTI PAROLISI
Il 7 giugno scorso Salvatore Parolisi non solo è stato notato nel campo sportivo di Villa Pigna ad Ascoli Piceno, dove poi venne ritrovato il telefonino che utilizzava per parlare con l’amante, la soldatessa Ludovica P., ma quel giorno il vedovo di Melania Rea incontrò il suo amico e vicino di casa Raffaele Paciolla.
Ed è anche su questo incontro che il sostituto procuratore Ettore Picardi, uno dei quattro magistrati ascolani che indagano sull’omicidio di Melania, ha chiesto stamani chiarimenti all’agente di polizia penitenziaria, il primo al quale il 18 aprile Parolisi telefonò perché lo aiutasse a cercare la moglie, ‘scomparsa’ da Colle San Marco.
Paciolla è stato sentito dal pm nel Comando provinciale dei carabinieri di Ascoli. Con l’agente, Picardi ha ripercorso tutte le fasi che vedono Paciolla intervenire, potendo riferire di frasi e movimenti di Parolisi nei giorni successivi alla scomparsa di Melania.
Dall’audizione non sarebbero emersi elementi nuovi particolarmente significativi.
Paciolla ha ribadito di non aver fotografato con il telefonino il luogo dove Melania fu ritrovata morta, come invece aveva detto Parolisi, sostenendo di aver riconosciuto grazie a quelle foto il bosco in cui due settimane prima si era appartato con la moglie per un momento di intimità.
La circostanza delle foto aveva creato attriti fra Paciolla e Salvatore, che si sarebbero poi chiariti il 7 giugno, quando il caporalmaggiore tornò ad Ascoli per avere una proroga della licenza per motivi familiari dal 235° Rav Piceno, dove lavora come istruttore.
Parolisi avrebbe rassicurato Paciolla spiegandogli di essersi semplicemente confuso, come riferì poi anche agli investigatori.
Picardi ha anche chiesto a Paciolla di riferire dei movimenti a sua conoscenza di Parolisi, in particolare nelle giornate del 19 e del 20 aprile, quando durante le ricerche della moglie il caporalmaggiore rimase in caserma, ad Ascoli.
SALVATORE TORNA A CASA CON IL SUO AVVOCATO
Salvatore Parolisi, dopo un’intera giornata trascorsa a casa della sorella Francesca, in compagnia della piccola Vittoria, è appena rientrato a casa, a Frattamaggiore (Napoli).
Parolisi è accompagnato anche dall’avvocato Nicodemo Gentile che insieme a Walter Biscotti segue la sua difesa.
È probabile che Gentile e il caporalmaggiore si confronteranno in vista del primo interrogatorio che Parolisi terrà, in veste di indagato con l’accusa di omicidio volontario aggravato della moglie Melania, venerdì prossimo ad Ascoli Piceno.
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