L’AQUILA – Ci sono anche due alberghi tra i beni sequestrati dalla Guardia di finanza, per un valore di 700 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione, denominata Aristeo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi.
Le due strutture, facenti parte del patrimonio delle 14 aziende coinvolte nell’inchiesta, sono il Feudo degli Ulivi, a Borgia (Catanzaro), e l’Hotel Carlton, a Pescara.
I cinque imprenditori arrestati sono stati posti tutti ai domiciliari. Si tratta dei fratelli Vincenzo ed Antonio Oliveri, di 56 e 45 anni, il primo residente a Gioia Tauro ed il secondo a Giulianova (Teramo); Vincenzo Borgia (59), di Villa San Giovanni (Reggio Calabria); Salvatore Erminio Surdo (62), di Gioia Tauro, e Giuseppe Surdo (29), anch’egli residente a Giulianova.
Complessivamente, sono 19 le persone indagate e sette le società coinvolte nell’inchiesta. È stata anche accertata l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti, ai fini della liquidazione di finanziamenti attraverso la legge 488, per un totale di 35 milioni di euro.
Il Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, incontrando i giornalisti, insieme al comandante del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, Fabio Canziani, ha parlato di “operazione estremamente importante, frutto di un lavoro investigativo meticoloso che la Guardia di finanza ha condotto per oltre due anni. La sua complessità è dimostrata dai numeri e dalla vastità del patrimonio sequestrato, che potrebbe aumentare col prosieguo delle indagini”.
Nel patrimonio aziendale sequestrato sono compresi circa 400 appezzamenti di terreni, per un’estensione complessiva di 3.000 ettari. Sequestrati anche 65 appartamenti e 15 automobili. Inquirenti e investigatori hanno anche riferito che alcuni degli imprenditori arrestati, pur essendo stati denunciati in passato per la percezione indebita di contributi comunitari, erano riusciti a ottenere altre erogazioni.
Dall’indagine è emerso, inoltre, che le persone coinvolte nell’inchiesta avevano costituito, grazie ai contributi percepiti, un vero e proprio “impero economico”, con la gestione di molteplici attività in varie settori economici. L’inchiesta ha portato anche al sequestro di 500 conti correnti bancari che sarebbero stati utilizzati per effettuare passaggi di capitale tra le varie società.






