L’AQUILA – Si chiama Matteo, ha dei bellissimi riccioli che incorniciano un viso d’angelo. I suoi genitori sono aquilani, la sua casa è all’Aquila. Ma lui quattro anni fa è nato a Rieti. Un’altra città, un’altra regione.

Questo riporteranno per sempre i suoi documenti, così come la sua data di nascita di continuo racconterà la notte di una tragedia: 6 aprile 2009.

Sua madre Marilena Giansante ha 37 anni ed è una mamma coraggiosa. Quando guarda quei riccioli correre per casa non può non ricordare quella nottata di quattro anni fa in cui migliaia di esistenze sono andate in corto circuito. Quella notte, però, una vita ha iniziato a pulsare.

Un parto non è mai facile. Affrontare le doglie mentre la terra trema è una cosa che va al di là di ogni immaginazione. Ma Marilena è una mamma coraggiosa e non si è persa d’animo.

Alle 3.32 era in ospedale, al San Salvatore dell’Aquila. Dopo la scossa si è accertata che suo marito e l’altro figlio Umberto Tresca, che oggi ha 13 anni, stessero bene, ha fatto coraggio alla madre che era con lei per assisterla, ha aspettato con pazienza che un’ambulanza la venisse a prendere per portarla a partorire a Rieti, lontano dalle crepe e dal dolore. Mentre tutto intorno riecheggiava il suono delle ambulanze e il pianto dei neonati messi al riparo dentro le macchine.

A quel punto ha atteso che Matteo venisse al mondo, il pomeriggio del 6 aprile. Solo dopo l’apice di quella grande gioia si è permessa di accendere la tv che trasmetteva le immagini di una città sconquassata. E di crollare, per un attimo, anche lei.

Raccontaci di quella notte.

Sono stata ricoverata all’ospedale San Salvatore il 4 aprile perché era già iniziata la dilatazione. Mia madre era rimasta con me la notte tra il 5 e il 6 per assistermi. Avevamo già sentito la scossa delle 23 e ci eravamo da poco addormentate quando c’è stata quella delle 3.32. La corrente è andata via e si sono accese immediatamente le luci d’emergenza. Mentre fuori c’era il buio pesto, dentro l’ospedale abbiamo vissuto la scossa con la luce.

Cosa ricordi di quegli attimi?

Sono stati momenti di panico totale, in cui tutto e niente rimane impresso. Ricordo una ragazza staccarsi la flebo da sola, e un’altra che aveva subito un cesareo presa in braccio e portata via.

Tu come hai reagito?

Mi sono fatta forza, mia madre era spaventatissima e io ho cercato di sostenere lei in quei momenti. Per il mio bimbo mi sono preoccupata tanto, non lo sentivo più muoversi. Solo quando sono riuscita a rilassarmi l’ho sentito agitarsi.

Siamo scappati fuori dall’ospedale, ricordo le crepe lungo il corridoio. Ero in maniche corte quando siamo usciti all’aperto. Sono arrivati mio marito e l’altro nostro figlio e ci siamo messi tutti in macchina nel parcheggio. I neonati sono stati messi al riparo nelle automobili. Le ambulanze erano tutte occupate nei soccorsi, solo la mattina è venuta un’ambulanza a prendermi, con a bordo le ostetriche. E sono stata portata a Rieti.

E lì è nato Matteo…

Ho avuto le contrazioni per tutto il viaggio, perché ero tesissima. Poi, una volta arrivati in ospedale, è passato tutto. Mi sono rilassata, tanto che Matteo è nato solo nel pomeriggio, alle 17.

Fino ad allora non mi ero resa conto davvero di quello che era successo. Non c’era la tv e solo più tardi sono iniziate ad arrivarmi le prime notizie di crolli e morti.

Dopo la nascita del piccolo, cosa è successo?

Siamo rimasti 15 giorni in ospedale. Hanno permesso a mio marito e nostro figlio di poter alloggiare vicino a noi, in un’altra stanza. Matteo aveva bisogno di cure e non sapevamo proprio dove andare. Passati i 15 giorni siamo stati ospiti di una mia zia a Roma e poi in tenda, fuori casa. Casa mia è stata classificata ‘B’, dopo qualche mese siamo tornati alla normalità.

Come ‘leggi’, a distanza di quattro anni, la nascita di tuo figlio in un giorno in cui la vita della città è stata stravolta completamente?

È l’unica cosa bella di quel giorno, ovviamente. Dopo una disgrazia del genere non posso che guardare mio figlio per attingere la speranza, per andare avanti ogni giorno con ottimismo.

Lui sa di essere nato in un giorno ‘importante’?

Dice sempre di essere nato ‘il 6 aprile il giorno del terremoto’, ma in fondo non ne comprende il senso, non sa ciò che è successo davvero. È comunque un piccolo terremoto!

Il 6 aprile è una giornata dal sapore dolce e amaro per voi… come la passerete?

Ho sempre preparato una torta per l’occasione, con su una candelina da far spegnere a Matteo. Con gli amichetti, festeggiamo sempre qualche giorno dopo.

Qualche giorno dopo, quando almeno l’amaro sarà andato via. Dalla bocca, non dal cuore.