L’AQUILA – Da Tina Massimini e Alfonso De Amicis, storici esponenti della sinistra antagonista aquilana, riceviamo e pubblichiamo.

Sono trent’anni che il divorzio tra capitalismo e democrazia è certificato dalla scarsa partecipazione alle elezioni e da meccanismi istituzionali sempre più escludenti a favore delle oligarchie e di poteri transnazionali, ormai troppo lontani da qualsiasi sentimento popolare. Le istituzioni che un tempo reprimevano e arginavano gli eccessi della finanza sono state consegnate agli archivi della storia.

Ma dopo decenni di salute incerta e instabile il capitalismo è, a questo punto, in condizioni critiche. La crescita ha ceduto il passo alla stagnazione, la disuguaglianza ha condotto alla instabilità sociale e la fiducia nell’economia e nelle istituzioni è pari a zero.

E ancora, la sfera pubblica è sempre più rimpicciolita dalla corruzione istituzionale e dal caos internazionale. La crisi pandemica sta accelerando questo processo distruttivo che progressivamente riduce gli spazi democratici di un tempo.

È evidente che le ultime esperienze non hanno insegnato niente. Tutto il mondo occidentale è alle prese con la sua contraddizione principale nella gestione contro il Covid-19 mettendo al primo posto il Pil: una scelta criminale, con il risultato che non sono state salvate né la crescita, né la salute pubblica.

Infatti, non ci sono stati investimenti sulla sanità pubblica, né assunzioni, né aumento dei posti letto; e le liste di attesa non si sono accorciate. Il trasporto pubblico e la scuola vivono gli stessi problemi di prima.

Sarebbe stato un atto dovuto acquistare più autobus e migliorare il servizio delle metropolitane; avrebbero dovuto sdoppiare le classi costruendo nuove scuole o almeno affittare nuovi spazi, assumere nuovo personale, eccetera.

Inoltre, avrebbe potuto essere l’occasione per ripensare al rapporto tra Stato e Regioni!

Insomma, le chiacchiere stanno a zero, così come tutte le politiche comunicative dei media su green pass e vaccini. Chi ha messo il Pil e l’austerità al primo posto nelle politiche degli ultimi anni dovrebbe soltanto tacere. Nel giro di pochi decenni siamo passati da 500 mila posti letto negli ospedali a soli 100 mila posti letto attuali! Centrodestra e centrosinistra hanno tagliato la sanità con l’ascia, azzerando la medicina di prossimità e la medicina di territorio. Oggi cercano la scappatoia con espedienti di moda linguistica tipo “perturbazione” e “resilienza”, ma i due schieramenti, che in realtà appartengono al partito unico neoliberista, continueranno a fare finta di scontrarsi.

La profonda analisi che negli anni `90 fece Marco Revelli sul fatto che il campo politico è occupato da due destre è arrivata a compimento: una è tecnocratica europeista, l’altra è nazionalista e nostalgica, una rappresentante del grande capitale della finanza, l’altra della borghesia italica e di ceti in via di estinzione, sconfitti dalla potente ristrutturazione del capitale.

Anche all’Aquila, sulle cui criticità ritorneremo, molti continuano a ragionare sulle elezioni di primavera come fossimo dentro un percorso normale. Come se esistessero ancora organi politici in grado di arrestare l’avanzata della liberalizzazione dei mercati e della loro dittatura sulle società occidentali e capaci di offrire una proposta veramente alternativa a livello nazionale e a livello locale. Chi vuole ancora accapigliarsi per costoro?