L’AQUILA – L’avremmo celebrato come si deve per i suoi settant’anni, prelevandolo in casa con un ‘blitz’ all’antica per fargli passare una bella serata in compagnia di amici e ‘adepti’.
Mario Magnotta ieri avrebbe compiuto 70 anni, brindando a una sacrosanta vecchiaia da uomo sempre in forma, sempre impegnato a fare qualcosa, a correre per tenersi vivo.
Ma una triste sera di gennaio del 2009, quel fisico così tirato non ha retto al freddo del mattino e ha ceduto, lasciando tutti senza parole.
Ci mancano le sue bordate, i suoi improperi, i suoi ubriacanti dribbling parlati.
Quante bacchettate avrebbe dispensato in questi giorni di polemiche per l’inagurazione dell’auditorium di Renzo Piano?
Quante critiche senza peli sulla lingua avrebbe riservato alla politica locale e nazionale incapace di farsi carico, sul serio, della disgrazia dell’Aquila?
Non possiamo fare altro che ricordarlo come possiamo, scrivendo di lui appena possibile e continuando a diffondere quelle perle di assoluta genialità a chi non ha ancora avuto il privilegio di ascoltare uno scherzo telefonico capace di entusiasmare dopo 25 anni, come succede alle opere senza tempo.
Buon compleanno, Mario.



