L’AQUILA – “Compito della sinistra e stare accanto a chi ha paura, lo abbiamo fatto troppo poco. Che ci fa un cittadino con la libertà, se non si sente sicuro di poter uscire di casa la sera?”.
E uno dei passaggi, sottolineato da applausi al Gran Sasso Science Institute, di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno del Governo di centrosinistra di Paolo Gentiloni, che da pochi giorni ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie per la segreteria del Partito Democratico, e che dovrà vedersela soprattutto, tra gli altri cinque candidati, con il favorito della vigilia, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.
Ad accogliere Minniti anche un presidio di protesta di Potere al Popolo, di circa una ventina di militanti, che ha contestato le sue idee securitarie. Presidio tenuto a distanza dalle forze di sicurezza.
A L’Aquila Minniti è venuto a presentare il suo libro “Sicurezza è libertà”, oltre ovviamente a serrare le fila dei suoi sostenitori nella partita decisiva delle primarie. E a tal proposito giova evidenziare che al suo fianco sul palco c’era la deputata Stefania Pezzopane, seduti in prima fila il presidente vicario Giovanni Lolli, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, l’ex sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, il segretario provinciale Stefano Albano, e ancora gli ex assessori comunali dell’Aquila Pietro Di Stefano, Emanuela Di Giovambattista, e Maurizio Capri, il sindaco di Barisciano e coordinatore del Tavolo dei comuni del cratere sismico 2009 Francesco Di Paolo, il sindaco di Scoppito Marco Giusti, di Acciano Fabio Camilli. Ha inviato una lettera di saluto, il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio.
Fermato dai cronisti prima di salire sul palco, Minniti alla domanda, “sarà di fatto il candidato dell’ex premier e segretario Matteo Renzi?”, ha risposto evidenziando che lui ha sempre manifestato “autonomia di pensiero, e non avendo partecipato al coro di coloro che magari altre volte hanno lodato altamente Renzi, oggi non ho bisogno di prendere le distanze”. Quel che conta aggiunge ex ministro, “è portare avanti un progetto riformista, che ha avuto avvio anche nella precedente legislatura. Bisogna salvaguardare un patrimonio poiitico. Se poi parlamentari, ex ministri, persone che si sono impegnate in un progetto riformista ritengono di dover sostenere la mia candidatura è un segnale per me molto importante”.
Certo, c’è chi ha però ribattuto “con sette candidati in campo, ultimo proprio oggi l’ex segretario reggente, Maurizio Martina non si rischia di allargare il fossato tra correnti e incompatibili personalismi?”. Minniti ha replicato tagliando corto: “Non credo proprio, tra di noi c’e’ profondo rispetto”.
L’ex ministro è entrato dunque nel merito dei contenuti del suo libro, dove si ripercorre la sua breve ma intensa esperienza da ministro dell’Interno, che ha affrontato con decisione il governo dei fenomeni migratori e della sicurezza in generale, con un piglio che ha creato dissensi a sinistra e addirittura consensi a destra.
Uno dei primi provvedimenti da lui adottati è stato, lo ricordiamo, la riapertura e l’aumento del numero dei Centri di identificazione ed espulsione dei migranti (CIE) e il raddoppio delle espulsioni. Al fine di sostenere questa politica, a gennaio 2017 Minniti si è recato in Libia, dove ha avviato le trattative con il presidente Fayez al-Sarraj e il governo locale per un nuovo accordo sui rimpatri.
Minniti però non ha risparmiato attacchi all’attuale ministro dell’interno Matteo Salvini, che del contrasto ai fenomeni immigratori ha fatto il suo cavallo di battaglia, e a quello che lui definisce il governo nazional-populista, che “fomenta e capitalizza le paure degli italiani”.
“Il libro affronta il tema di una politica capace di tenere insieme sicurezza e libertà – ha detto Minniti – , quel che riguarda la lotta al terrorismo e la criminalità organizzata, e umanità e sicurezza per quel che riguarda il governo dei flussi migratori, Salvini invece che fa? Ripeto, non ci può essere sicurezza senza umanità , perché questo significa provocare uno slittamento democratico, una perdita di valori del nostro Paese. I nazional populisti che governano oggi, fanno l’opposto, loro vogliono tenere gli italiani incatenati alla loro paura. Quest’estate non c’è stata nessuna invasione di immigrati, ma hanno adottato una strategia della tensione comunicativa”.
E poi rivendica: “ci vuole qualcuno che difenda la maggioranza dalle sopraffazioni di una piccola minoranza. Ecco perché la sicurezza è un bene comune. Compito della sinistra è stare accanto a chi ha paura, lo abbiamo fatto troppo poco. Che ci fa un cittadino con la libertà, se non si sente sicuro di poter uscire di casa la sera?”
Infine attacchi al governo per come sta gestendo la difficile partita della manovra finanziaria sul tavolo europeo, nelle ore in cui grava la spada di Damocle della procedura di infrazione comunitaria.
“Mi pare che noi siamo in una posizione di isolamento internazionale di un isolamento europeo molto molto pesante – incalza Minniti – . L’Italia sta pagando un prezzo durissimo basta soltanto guardare l’ultima asta dei buoni del Tesoro per capire quanto la situazione sia drammatica, siamo ritornati al 2012, l’Italia è tornata drammaticamente indietro. Prendo atto del fatto che il ministro dell’Economia ha oggi detto che lo spread alto alla fine si riverbera’ anche sui mutui dei cittadini; non ci voleva un grande economista per dirci questa cosa nota a tutti. Risulta evidente che ci troviamo di fronte ad un governo avventurista che sta scaricando sugli italiani il prezzo di scelte politiche sbagliate e di conti economici assolutamente infondati”.




