TERAMO  – “Le band che lei disprezza, maestro Ughi, almeno creano dei brani nuovi, che possono piacerle o non piacerle: ma per quanto mi riguarda, i Maneskin sono una Rock-Band, mentre Lei Maestro Ughi è solo una Cover-Band di Vivaldi. E nemmeno delle migliori!”

Con un post di fuoco il direttore d’orchestra teramano Enrico Melozzi, compositore, violoncellista e produttore discografico, si scaglia contro Uto Ughi, considerato uno dei massimi esponenti della scuola violinistica italiana, che ha definito i Måneskin “un’offesa alla cultura e all’arte”, sottolineando poi  di non avercela in particolare con loro, “ogni genere ha diritto di esistere” precisando però: “quando si fa musica, non quando si urla e basta”. Provando così ad allargare l’obiettivo della sua invettiva. L’attenzione l’ha spostata poi sul mondo della scuola dove c’è una “grave carenza nell’istruzione musicale” con “lacune spaventose” nella preparazione”.

Melozzi  ha diretto a Sanremo 2021 le esibizioni del gruppo musicale romano composto da Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio, che hanno vinto il Festival  con la canzone Zitti e buoni, per poi decollare verso il successo palnetario.

Ed ora Melozzi picchia duro contro Ughi.

“Difficile non avere pietà per un musicista che raggiunta una certa età, anziché ritirarsi si ostina a suonare in pubblico, comprendendo a pieno quanto la musica possa mantenere in vita chi di musica ha vissuto. Ma molto difficile avere pietà per un violinista così stonato, che non solo si presenta in pubblico senza vergogna, ma che soprattutto si permette di offendere e sminuire pubblicamente le nuove generazioni”, un altro passaggio del suo post.

“A mio avviso il declino della musica classica e il distacco totale dalla massa popolare è dovuto proprio a personaggi come lui, che hanno contribuito a renderla un mondo per pochi, spesso anche pochi idioti tronfi e pieni di se, un mondo in contrapposizione con la musica popolare, quando invece una volta questi linguaggi coincidevano. “Maestri” che per più di 60 anni hanno suonato lo stesso spartito scritto più di 300 anni fa”.