L’AQUILA – “Deve tornare la Protezione civile per ritirare su le tendopoli: all’Aquila non ci sono case e dove le mettiamo le persone che saranno sfrattate? In tenda o sotto i ponti del fiume Aterno, dove si ammaleranno anche di salmonella”.
È ancora un fiume in piena il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, all’indomani della diffusione della citazione da parte della procura della Corte dei conti che imputa a lui, ad alcuni suoi assessori e dirigenti un danno erariale da 11 milioni di euro per mancati sfratti degli aquilani morosi che abitano ma non pagano i canoni negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. e dei Map, costruiti dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Cialente ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al premier, Matteo Renzi, e oggi conferma che “non andrò al processo e non mi difenderò, vorrà dire che la mia famiglia per generazioni pagherà i 3 milioni di euro da risarcire perché io non ce li ho”.
Il primo cittadino annuncia anche che “nella nuova legge sulla ricostruzione che andremo a scrivere chiederò di inserire che l’assistenza alla popolazione si attribuita al prefetto attraverso la Guardia di finanza, visto che sono stati bravi e noi non siamo capaci”, facendo riferimento alle accuse dei giudici contabili.
Già autore di proteste anche clamorose come le bandiere tricolori ammainate e la fascia da sindaco rispedita a Napolitano, Cialente non rinuncia a una forte provocazione.
“Per quello che ho denunciato adesso e nei mesi scorsi mi aspetto che mi prima o poi mi venga messa la cocaina in macchina. L’ho detto al prefetto, al questore e al procuratore della Repubblica”, conclude.
Intanto, secondo quanto si è appreso, ha incassato la solidarietà privata del sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione, l’abruzzese Giovanni Legnini. (b.s.)
DI STEFANO: “SERVE UNA LEGGE STRAORDINARIA”
“È impressionante leggere i nomi del sindaco e di alcuni colleghi, accusati dalla procura della Corte dei conti di danno erariale per una cifra che si aggira intorno ai 12 milioni di euro e con l’accusa di non essere intervenuti nei confronti di alcuni occupanti del progetto C.a.s.e. che non hanno pagato il canone di locazione e i consumi”.
Lo scrive in una nota l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.
A suo dire “bisogna evidenziare che all’Aquila non siamo nella normalità e che questa situazione non può essere gestita con norme ordinarie, quelle a cui fanno riferimento i giudici contabili, ma occorre una norma straordinaria come il Comune, sindaco in testa, chiede da tempo anche per la gestione di altre tematiche. Se non intervengono il parlamento o il capo del governo con un proprio decreto – sostiene – questo non rimarrà di certo l’unico intervento della magistratura contabile: persino le molteplici nomine di commissari per la definizione dei contributi potrebbero diventare oggetto di indagine”.
“Per quanto attiene invece il pagamento dei 12 milioni di euro, si tratta di debiti maturati già dal tempo della gestione da parte del Dipartimento di Protezione Civile – ricorda poi – Si tratta comunque di alloggi usati anche per colmare una grande esigenza sociale dovuta al sisma e bene dice il sindaco quando ribadisce che il Comune non starà dalla parte di chi sfratta i bisognosi, ma da quella che colpisce i disonesti”.
Secondo Di Stefano, “all’Aquila servirebbe equità nei giudizi, ma quel giudizio da parte della Corte dei conti, che tutto sarebbe stato eluso per mero calcolo politico, è non solo falso, ma oltremodo ingeneroso nei confronti di chi, come questa classe politica, si é caricato il dramma del terremoto sulle proprie spalle. Se avessimo fatto calcoli politici non avremmo chiesto norme più rigorose sui controlli di spesa, regole più certe sulla ricostruzione privata, non avremmo esposto il nostro pensiero sulla ricostruzione degli immobile della Chiesa, non avremmo messo termini sulle fine lavori o sulla consegna nei progetti all’epoca della ricostruzione leggera”.
“Chi fa calcoli politici queste cose le evita e basta guardare alla storia di altri terremoti per capire quanto è stato dissipato in termini di risorse e come questo all’Aquila non stia avvenendo – aggiunge ancora – Noi non abbiamo chiesto il piano C.a.s.e. con il suo vagone di problemi, è stata una decisione che ci è stato imposta. Basti ricordare il sorriso trionfante del presidente del Consiglio Berlusconi all’apertura dello spumante in dotazione ai primi alloggi in consegna”.
“I disastri del dopo non appartengono mai alle premure del trionfalismo mediatico, ma noi non lasceremo soli il sindaco, gli assessori Fabio Pelini e Alfredo Moroni e la dottoressa Del Principe su una questione che coinvolge un’intera collettività e le sue coscienze”, conclude.
RIFONDAZIONE: “SI E’ EVITATO IL DISASTRO SOCIALE”
“In relazione alla vicenda dei mancati sfratti, con conseguente accusa di danno erariale, che la Corte dei conti attribuisce alle scelte del sindaco e di alcuni membri della Giunta, tra cui il nostro assessore all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini, il Prc ritiene che sia profondamente ingiusto addebitare la mancata corresponsione dei canoni a chi, tra enormi difficoltà, si è fatto carico di gestire una situazione complicatissima”.
Lo scrivono in una nota il segretario comunale di Rifondazione, Goffredo Juchic, e il consigliere comunale Enrico Perilli.
“Con quasi un quarto della popolazione della città all’interno dei progetti C.a.s.e. e Map e molte altre persone sotto forme assistenziali alternative, riteniamo che la scelta di sfrattare migliaia di cittadini sarebbe stata esplosiva dal punto di vista sociale e umano”, proseguono.
“Tra l’altro l’attività portata avanti in questi mesi per recuperare le morosità sta avendo buoni riscontri senza causare il disastro abitativo che si sarebbe verificato se si fosse proceduto all’esecuzione delle ordinanze di sfratto – concludono i due – Infine, per correttezza di informazione, ricordiamo che la competenza in materia non è, e non è mai stata, ascrivibile alle deleghe del nostro assessore Pelini”.



