PESCARA – “Voglio offrire un indizio alla commissione regionale d’inchiesta appena istituita: perché da quando sono al governo Movimento 5 stelle e Lega, non è stato ancora firmato il contratto alla società che ha vinto l’appalto per la bonifica delle discariche A2 e B2, che ora sarebbe già a metà dell’opera?”
Il suggerimento, al vetriolo, arriva dal sindaco di Bussi (Pescara), Salvatore Lagatta, all’indomani dell’istituzione della “Commissione di inchiesta avente per oggetto il Sito di Interesse Nazionale di Bussi ”, approvata il consiglio regionale. Il sindaco invece non ha risposte, per ora, sull’esistenza o meno di una concessione con tutti i crismi per l’utilizzo dell’acqua a scopi industriali e per produrre energia elettrica nell’importante polo chimico, dubbio evidenziato da Abruzzoweb.
La commissione d’inchiesta, promossa dal consigliere Giovanni Legnini, e sostenuta da tutte le forze politiche all’Emiciclo, dovrà far luce, in sei mesi, sul perché, a distanza di ben 12 anni dalla scoperta della mega discarica di sostanze tossiche nel polo chimico di Bussi, le bonifiche, sia del sito Tremonti, il più grande, sia delle aree 2a e 2b, e del sito industriale, sono ancora al palo, nonostante i fondi a disposizione, e anche, per parte dei siti contaminati, i lavori già appaltati.
Il sindaco Lagatta nutre forti sospetti su eventuali responsabilità relativamente al sito 2a e 2b, tonnellate di veleni come piombo, mercurio e iprite, interrati tra il polo industriale e il paese, a pochi metri dal fiume Tirino, dove si sarebbe già dovuto intervenire, visto che il progetto di bonifica è stato predisposto nel 2014, nel 2015 è stato approvato il piano di “caratterizzazione”, ovvero l’analisi puntuale dei veleni presenti nel sito, la legge finanziaria del 2016 ha messo a disposizione del ministero 50 milioni di euro per intervenire, a valere sui fondi della ricostruzione post-sismica 2009, grazie all’interessamento dell’allora senatore Legnini.
Nel febbraio 2018 sono stati affidati, con un bando pubblico, i lavori di bonifica ad un raggruppamento d’imprese guidato dall’azienda belga Dec-Deme e composto da Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa e Cooperativa San Martino soc.coop.
Ma i lavori non sono mai partiti.
“Dobbiamo far attenzione alle date – spiega Lagatta – la gara era stata aggiudicata il 12 febbraio 2018, poche settimane dopo ci sono state le elezioni politiche, da cui è nato il governo di Lega e Movimento 5 stelle. Bastava una semplice firma sul contratto, e i lavori sarebbero partiti immediatamente, della durata preventivata di 800 giorni, il che significa che oggi si sarebbe stati già a metà dell’opera”.
E invece quella firma non è mai arrivata.
“Una cosa davvero singolare – attacca Lagatta – anche perché la legge prevede che, una volta assegnato l’appalto, ci sono 60 giorni di tempo per firmare il contratto. Questo significa che l’impresa potrebbe rivalersi, e chiedere ingenti risarcimenti. Finora non l’ha fatto, ma potrebbe prima o poi accadere”.
La motivazione ufficiale di questo stop è che la Provincia di Pescara, come è di sua competenza, ha emesso il provvedimento di bonifica, in capo alla Edison, ritenuta responsabile dell’inquinamento diffuso nelle ex discariche. La Edison si è opposta facendo ricorso, e i giudici amministrativi gli hanno dato però torto, il 22 marzo scorso. Il Ministero ha a quel punto chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, sulla possibilità di utilizzare fondi pubblici, i 50 milioni, per bonificare una discarica di cui è stata certificata la responsabilità in capo ad un privato.
Ma, questo il punto, per la Lagatta, e non solo, si tratta di un falso problema.
“In ogni caso lo Stato anticiperebbe soldi pubblici per la bonifica, visto che si tratta di un’emergenza ambientale, e bisogna agire con tempestività. Ma lo farebbe ‘a danno’ del responsabile privato, che poi sarà chiamato a risarcire. Tanto più che il responsabile è stato in questo caso individuato”.
Insomma, suggerisce Lagatta, “la commissione d’inchiesta deve per prima cosa fare finalmente chiarezza su questo inghippo che si è creato al Ministero, e che ripeto non ha una ragione tecnico-giuridica. Un’inerzia che stiamo pagando cara, perché i veleni continuano ad inquinare le falde, e per la mancata creazione di posti di lavoro, sia nella fase della bonficia, e sopratutto perchè il sito, di proprietà comunale, è area industriale che potrebbe, una volta ripulito dai veleni, essere messo a disposzione di imprese disposte ad investire ed assumere nel territorio”.
Implicito invito ad “indagare”, quello di Lagatta, rivolto in particolare agli esponenti abruzzesi del Movimento 5 stelle e Lega, visto il rapporto privilegiato con i vertici del loro governo.
Molto più ”abbottonato” Lagatta, sulla vicenda evidenziata da Abruzzoweb sull’esistenza o meno di una regolare concessione per l’utilizzo dell’acqua.
Come risulterebbe da alcuni passaggi di una sentenza del settembre 2017 del Tribunale delle Acque Pubbliche presso la Corte di Appello di Roma, la Solvay, società che operava a Bussi, e che ha poi ceduto il suo stabilimento, nell’agosto 2016 alla Società Chimica Bussi, “non ha mai ottenuto la proroga richiesta al competente ministero dei Lavori pubblici”, nel lontano 1997. E’ mistero insomma sull’esistenza o meno di una concessione con tutti i crismi, per l’utilizzo dell’acqua a scopi industriali e per produrre energia elettrica nell’importante polo chimico. La Società Chimica Bussi produce soda, occupando una settantina di addetti, e sta facendo significativi investimenti per produrre clorito di sodio.
“Questa delicatissima vicenda – si limita ad affermare Lagatta – credo che esuli dall’attività della commissione d’inchiesta,come Comune la stiamo però affrontando. Ricordo che io già nel 2016 con delibera di consiglio comunale, ho chiesto che l’acqua venisse assegnata al Comune di Bussi, perché era l’elemento essenziale per promuovere la reindustrializzazione del territorio, disposizione al 100 per cento alle aziende che qui operano o intendono farlo. Ma per ora è rimasta in capo alla Regione”.






