PESCARA – “Se i lavoratori stagionali non si trovano è colpa del reddito di cittadinanza”.
Ha scatenato non poche polemiche la tesi sostenuta da Federturismo Confindustria che, insieme ad altri operatori del settore, ha lamentato la mancanza della forza lavoro necessaria alle porte della stagione estiva, la seconda dall’emergenza covid. Un collegamento, quello con il Reddito di cittadinanza, che ha fatto scattare tanti lavoratori del settore turistico che sostengono invece come il problema principale siano le paghe poco adeguate.
Numerose le contestazioni sui social, molte delle quali sono arrivate anche all’indirizzo di questo giornale.
“In questa delicatissima, e tanto attesa, fase di ripartenza per il turismo italiano sta accadendo qualcosa di molto preoccupante. Con crescente frequenza, e in tutto il Paese, gli imprenditori non riescono a reperire sul mercato le professionalità e i profili normalmente in forza al settore durante i periodi di alta stagionalità”, ha lamentato la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli.
A molti però, quella del Reddito di cittadinanza è parsa più come una “scusa” per non affrontare un problema atavico che, stando a diverse testimonianze, attanaglia da sempre i lavoratori stagionali.
“Se la paga degli stabilimenti balneari è di 2-3 euro l’ora, mi pare il minimo che si preferisca il reddito di cittadinanza”, lamenta un lettore. “Si cercano schiavi, non lavoratori”, viene denunciato. E ancora: “Ci si lamenta con chi decide di accettare 500 euro al mese e non di chi sfrutta con paghe da fame. Giustificano chi vorrebbe arricchirsi sulle spalle degli altri e offendono chi dovrebbe spaccarsi la schiena per lavorare 12 ore al giorno”.
La media nella stagione estiva, viene spiegato da diversi lavoratori con esperienza, almeno in Abruzzo, è inferiore ai mille euro al mese, per turni di lavoro che vanno dalle 8 fino alle 12 ore, raramente con giorni di riposo settimanali.
Accuse che non si possono certamente indirizzare a tutti i datori di lavoro, che pure provano ad uscire da un periodo di profonda crisi a causa dell’emergenza covid. Molti di loro però, nonostante le difficoltà, continuano ad offrire stipendi adeguati e contratti dignitosi.
Dall’altro lato, continua ad esserci chi, percependo il Reddito di cittadinanza, chiede anche di lavorare in nero, come hanno dimostrato diversi casi di cronaca: “male interpretando lo spirito della misura, preferiscono continuare a percepire il sussidio al posto di rientrare nel mondo del lavoro”, ha spiegato Lalli di Federturismo.
Ma una proposta al Governo Federturismo l’ha avanzata: “Tale anomalia, distorsiva del mercato del lavoro, richiede un correttivo immediato che potrebbe essere una rimodulazione della tassazione sul costo del lavoro per consentire ai lavoratori di percepire un netto in busta paga più elevato e rendere quindi più attraente il lavoro rispetto al Reddito di Cittadinanza, con conseguente risparmio per le casse dello Stato”.






