PESCARA – Il freddo fuori stagione che investe in questi giorni l’Abruzzo sta provocando enormi danni all’agricoltura: i prodotti nei campi hanno avuto un arresto della crescita, la tanta acqua di giorno e le gelate notturne stanno stressando le culture, non è stato possibile fare le semine programmate e questo farà slittare il raccolto dei prodotti da fine luglio alla seconda metà di agosto.
Questo il fosco scenario che descrive la Confagricoltura Abruzzo, Stefano Fabrizi direttore di Confagricoltura L’Aquila e e il componente del cda Giammarco De Vincentis, che evidenziano che purtroppo molte colture, con il venir meno dei contributi pubblici dell’Agea, non sono state nemmeno assicurate dai rischi di calamità.
Di questa nuova emergenza se ne parlerà in un workshop organizzato dall Istituto di ervizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), per conto del Ministero delle politiche agricole.
“Quest’anno sembrava che la Primavera fosse arrivata in anticipo. L’inverno mite e siccittoso ha spinto gli agricoltori ad anticipare le semine, già dal mese di marzo, delle patate, i primi trapianti di radicchio, finocchi e insalate – esordisce De Vincentis -. Gli agricoltori sono consapevoli che a fine marzo o aprile ci sono ritorni di freddo che danneggiano i frutteti in fiore ed i vigneti ma mai hanno assistito, nel mese di maggio, a piogge così abbondanti e, soprattutto, al calo delle temperature che da oltre venti giorni ha portato la colonnina del mercurio a danzare intorno a zero gradi”. “Abbiamo paura che dopo un ultima gelata, col primo caldo, si incominceranno a fare i primi conti dei danni subiti e sarà dura perché difficilmente i frutti della nostra terra, possono resistere a questi sbalzi di temperatura e all’umidità che sta danneggiando le piante alla radice” Conclude De Vincentis.
Fabrizi evidenzia poi che “non essendoci più contributi diretti solo le polizze assicurative possono salvare le aziende dal tracollo finanziario per effetto delle calamità naturali” “Fino a qualche anno fa molti ortaggi venivano assicurati e una parte delle spese veniva rimborsata dall’ Agea attraverso il piano nazionale per le calamità naturali, ultimamente, però, il meccanismo dei rimborso si è inceppato e gli aiuti per le calamità del 2015 e 2016 sono stati pagati, e non a tutti, solo nel 2018, ci sono aziende che aspettano ancora ed hanno fatto causa all’organismo pagatore”.
“Gli agricoltori non possono sopportare, senza l’aiuto pubblico, tariffe assicurative che in tre anni sono più che raddoppiate per cui una polizza per il radicchio o l’insalata arriva a costare anche 1.500 euro per ettaro. Molti ortaggi non sono assicurati dagli eventi atmosferici ed il rischio di ingenti perdite economiche per gli agricoltori è concreto”, conclude Fabrizi.






