TERAMO – “In meno di due anni, è la seconda volta che Gianni Chiodi richiede lo stato di emergenza per la provincia di Teramo. La prima, il 23 aprile del 2009, a seguito dell’alluvione che fece crollare un tratto della Teramo-Mare, che inondò gran parte della piana del Tordino e del Vomano, con danni notevoli alla frazione di Scerne di Pineto”. A dichiararlo è il consigliere regionale Idv Cesare D’Alessandro.
“Oggi la storia si ripete, con danni più ingenti e con Pietro Di Sabatino morto annegato nel sottopasso dell’autostrada. Volutamente tralasciamo di fare polemiche: la tragicità dei fatti parla da sola. Ma quando avremo uno stato di normalità, di vita tranquilla e non più un ricorrente stato di emergenza? Quando verrà avviata una vera politica di risanamento idrogeologico nella nostra regione? Di questo parleremo nei prossimi giorni, a bocce ferme, al termine della conta dei danni”.
“Ciò che non si può tacere, però, è quanto avvenuto nel sottopasso dell’autostrada, dove un uomo ha perso la vita non perché sfortunato, come ha affermato il ministro Matteoli, ma perché le pompe installate per lo svuotamento dell’acqua non hanno funzionato, forse per cattiva o mancata manutenzione e anche perché sembra che non vi sia alcun sistema di allarme quando le pompe sono in avaria”.
“I morti si piangono sempre, ma se c’è chi non ha fatto il proprio dovere è da ipocriti piangere e basta. Vanno accertate le responsabilità, anche quelle di chi ha progettato, diretto e realizzato un’opera, la Teramo-Mare, costata centinaia di milioni di euro e che oltre a franare presenta altre decine di difetti. Più che una superstrada è una pista di montane russe, dove i rattoppi del manto stradale sono iniziati soltanto pochi mesi dopo l’inaugurazione e non finiranno mai. Questo perché i rilevati, probabilmente, non sono stati realizzati con materiali idonei ed a regola d’arte”.
“Siamo sì di fronte ad un progetto pensato nel 1981, ma in gran parte realizzato nel corso di questo primo decennio del nuovo secolo. Chi progetta e realizza una strada nell’alveo di un fiume deve ben sapere che se si restringe la sezione del fiume stesso, quando poi piove un po’ più del normale, il fiume – in questo caso il Tordino – si arrabbia ed erode i rilevati e butta giù la strada”.
“Perché la protezione dei rilevati, che viene fatta con i vecchi ‘gabbioni’, arriva sempre dopo il danno alluvionale? A questo e ad altri interrogativi bisognerà rispondere. L’Italia dei Valori, tramite il proprio gruppo consiliare alla Provincia, intende approfondire tutti gli aspetti negativi di un’opera che è costata tantissimo ai contribuenti e che fa acqua, è il caso di dire, da tutte le parti”.
Va accertato se il progetto è fatto secondo scienza o se qualcuno, invece, ha forzato la mano al progettista per realizzare comunque la superstrada con i finanziamenti disponibili”.
“Inoltre, bisogna sapere se la realizzazione dell’opera è stata effettuata nel rispetto della progettazione, approfondendo tutti gli aspetti che riguardano la direzione dei lavori, i collaudi e l’impresa. Una chiosa finale per le corsie di immissione e di accelerazione della Teramo-Mare: sono tutte di lunghezza diversa l’una dall’altra, quando non sono presenti affatto. Ma com’è possibile garantire l’incolumità degli automobilisti che si immettono in una superstrada in cui si corre a più di cento all’ora, se non esiste lo spazio per farlo in sicurezza? Sono interrogativi che meritano attenzione, perché ci devono aiutare a capire ciò che è stato fatto e soprattutto cosa bisognerà fare”.





