L’AQUILA – Ha proposto di patteggiare poco più di un anno di pena Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita accusato di avere sottratto dalle casse del partito circa 13 milioni in tre anni, dal 2008 al 2011.
Lo riferiscono fonti di agenzia.
La proposta, secondo quanto si apprende, non è ritenuta congrua dal procuratore aggiunto, Alberto Caperna, e dal pm Stefano Pesci. L’accordo con la procura potrebbe chiudersi con una condanna di Lusi, attuale senatore del Pd, a due anni con sospensione condizionale della pena (i pm potrebbero concedere uno sconto di qualche mese a seconda dell’entità della somma che sarà restituita alla Margherita), considerando che per il reato di appropriazione indebita aggravata il massimo della reclusione è di tre anni.
Prosegue nel frattempo la trattativa tra Lusi e la Margherita per la restituzione dei fondi.
Il senatore ha depositato in procura una bozza di fideiussione bancaria che copre circa 5 milioni di euro. Nel documento Lusi spiega che non è in grado di restituire di più, visto che dei 13 milioni a lui contestati, 5 sono stati versati all’Erario per le tasse relative alle operazioni immobiliari e finanziarie realizzate tramite le sue società.
La garanzia fideiussoria proposta è ora al vaglio dei vertici della disciolta Margherita che, se la riterranno adeguata, la accetteranno.
Una volta definita la questione della restituzione del maltolto i pm procederanno a chiudere l’inchiesta.
Intanto Lusi, contattato dall’Ansa, ha detto: “Non posso ora fare dichiarazioni: adesso è doveroso il rispetto del segreto istruttorio e, conseguentemente, non fare dichiarazioni nel merito. Leggo però alcuni articoli riportanti dichiarazioni virgolettate attribuite a me ma in realtà riferite da terzo e mai da me pronunciate”.
“Leggo altresì – ha aggiunto – più dati e fatti totalmente privi di risconto ma pieni di colore e suggestione”.
Intorno all’ora di pranzo è giunta anche la notizia che Lusi sarebbe stato espulso dal gruppo al Senato del Pd. Lo ha scritto sulla sua bacheca Facebook il segretario regionale del partito, Silvio Paolucci.
Un’indiscrezione confermata dal gruppo del Pd, che sottolinea che la decisione è stata presa all’unanimità, in una riunione che si è svolta questa mattina, su proposta della presidente Anna Finocchiaro.
Il segretario provinciale democrat dell’Aquila, invece, ha affidato a una nota il suo pensiero: “Si tratta di fatti gravissimi, la direzione nazionale del partito ci ha assicurato un approfondimento rapido”.
ORLANDO (PD): “DEVE DIMETTERSI”
“Lusi deve dimettersi, assolutamente. Serve una legge sulla disciplina dei partiti, un provvedimento che leghi il finanziamento pubblico alle attività dei partiti. E servono regole di trasparenza nella vita democratica interna, come previsto da uno dei punti dell’aricolo 49 della Costituzione, finora non attuato”.
Lo ha detto Andrea Orlando, deputato Pd, ospite di Agorà su Rai 3.
MISIANI (PD): “SI’ A FONDI PARTITI MA TRASPARENTI”
“Sì a fondi pubblici per essere liberi dai condizionamenti dei privati”, e ancora: “il bilancio del Pd viene fatto certificare da una società esterna e siamo felici di sottoporci a questo con l’auspicio che diventi una prassi”.
Così Antonio Misiani, tesoriere del Pd in diretta a Tgcom24.
Sul referendum che eliminò l’erogazione diretta aggiunge: “Il referendum abolì il finanziamento diretto, i rimborsi sono un’altra metodologia con cui lo Stato eroga contributi all’attività politica. Io ricordo che in tutte le forme democratiche è previsto un finanziamento pubblico. Questo per rendere la politica indipendente dal condizionamento dei finanziamenti privati come avviene negli Stati Uniti. La soluzione è cambiare i controlli perché i cittadini hanno il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi”.
Alla domanda sul motivo per cui non sono arrivati tagli su questo capitolo, Misiani commenta: “Monti non è intervenuto sui rimborsi perché sono già stati tagliati. Il tema non è la quantità, ma premiare i virtuosi, chi sposa la trasparenza. I finanziamenti devono essere tolti invece a chi viola le regole”.
DELLA VEDOVA (FLI): “SERVE STATUTO DEMOCRATICO PARTITI”
“Il caso dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi dimostra che è arrivato il momento di dare forza di legge al principio costituzionale dello statuto democratico dei partiti”.
Lo ha detto il capogruppo di Futuro e libertà alla Camera, Benedetto Della Vedova, intervenendo a Omnibus su La7.
“Un partito politico, a maggior ragione se percepisce un rimborso o un finanziamento pubblico – ha sottolineato Della Vedova – non può essere un’associazione privata senza alcun vincolo di democraticità e trasparenza interna”.
“Serve uno statuto pubblico delle forze politiche che risponda a criteri di legge, che garantisca agli iscritti la vita democratica dei partiti e che renda aperto e trasparente il loro quadro finanziario e patrimoniale. Credo – ha concluso – che questa debba essere una delle riforme da fare in questa stagione”.
BONDI (PDL): “SE COINVOLTO PDL SAREBBE STATO INFERNO”
“Mi permetto solo di osservare che se una vicenda di questa inaudita gravità avesse coinvolto un esponente del mio partito, si sarebbe scatenato un inferno”.
Lo afferma uno dei coordinatori del Pdl, Sandro Bondi, commentando la vicenda che riguarda l’ex tesoriere della Margherita e senatore del Pd.
Una vicenda che “conferma – prosegue il senatore del Pdl – che certi esponenti politici sono inflessibili e implacabili contro gli avversari, ai quali non perdonano nulla, neppure la caduta di un muro a Pompei, bastevole a chiedere le dimissioni del ministro competente attraverso una mozione di sfiducia personale, mentre quando certe vicende riguardano il proprio partito basta esprimere una forte indignazione per allontanare da sé ogni polemica”.
STORACE (LA DESTRA): “RUTELLI NON POTEVA NON SAPERE”
Il rimborso elettorale sottratto da Lusi alla Margherita sia restituito allo Stato.
Così Francesco Storace, sulla sua pagina Facebook.
“Né più né meno quello che dovrebbero fare tutti i detentori dei patrimoni dei partiti sciolti, Alleanza nazionale in testa, rimborsi elettorali inclusi”, sottolinea il leader de La Destra.
“Come molti – scrive Storace – sto seguendo la vicenda Lusi, il tesoriere della Margherita che pare essersi pappato 13 milioni di euro di rimborso elettorale per un partito che non c’è più da anni”, premettendo di non voler parlare di eventuali responsabilità nella vicenda del leader di quel partito scomparso, Francesco Rutelli, bensì delle parole da lui pronunciate.
“Appreso della vicenda Lusi, che in pratica avrebbe sottratto soldi alla Margherita, ha detto, anche per confermare che non sapesse nulla di quanto combinato dal segretario amministrativo nominato da lui, che ‘recupereremo il maltolto’. Può spiegare meglio, onorevole Rutelli? Volete che Lusi renda a voi i soldi che ha sottratto a noi, alla comunità? No, ci aspettiamo un gesto molto più responsabile. Rutelli deve dichiarare che di quei soldi il partito che non c’è più non ne ha alcun bisogno e che si restituiscono allo Stato per opere sociali. Né più né meno quello che dovrebbero fare tutti i detentori dei patrimoni dei partiti sciolti, Alleanza nazionale in testa, rimborsi elettorali inclusi”.
“Se quei beni – insiste – appartenevano a partiti che non ci sono più a che titolo producono ancora vantaggi per chi ha sciolto quelle organizzazioni politiche? È una vergogna senza pari, anche perché‚ non ci sono affatto garanzie che in circolazione non ci siano ladruncoli che abbiano messo le mani su quella roba sostanziosa”.
“Poi, su Lusi e soci attendiamo con pazienza l’esito delle indagini. Non è più un fedelissimo di Rutelli. Lo era al tempo in cui ha ricoperto incarichi importanti nelle municipalizzate romane e se non ricordo male ne fu pure tesoriere nella campagna per Rutelli premier nel 2001. Magari diventava pure ministro… Ovviamente, Rutelli poteva non sapere”, conclude.



