MARTINSICURO – Lottano ogni giorno per togliere dalla strada chi in strada vive o sulla strada viene sfruttato.
Una lotta che non si ferma, ovviamente, ma che, anzi, viene portata avanti anche durante la Pasqua, festività in occasione della quale le persone aiutate saranno portate a messa in una chiesa evangelica.
Questa in estrema sintesi è l’associazione On the Road di Martinsicuro (Teramo) nata nel 1994 “per contrastare principalmente lo sfruttamento lavorativo, accattonaggio e sfruttamento sessuale”.
Qualcosa, spiega Cristina Pizzolato, dell’area comunicazione dell’associazione “che si può fare soltanto partendo dalla strada, dunque on the road, grazie alle nostre unità di strada che ogni settimana si avvicinano alle vittime di questi fenomeni, fanno riduzione del danno portando, nel caso delle vittime di sfruttamento sessuale, preservativi, offrendo loro un dialogo, in modo da poter instaurare una relazione di fiducia: il fine è principalmente arrivare a capire se la persona contattata è vittima dello sfruttamento e se desidera uscire dalla sua condizione disumana”.
L’associazione, in pratica, opera per tutelare i diritti umani e civili di donne, uomini e bambini attraverso un approccio basato sulla centralità della persona.
Ma quanto è difficile oggi lottare contro le discriminazioni che sono la principale causa di esclusione?
“L’esclusione – spiega la Pizzolato – è una vera piaga, soprattutto per chi la vive dal di dentro. Normalmente però cerchiamo di accompagnare le vittime in un percorso di recupero, facendo loro vivere la realtà come la vivrebbe ogni essere umano: ad esempio nel giorno di Pasqua, come ogni anno, le accompagniamo alla celebrazione scegliendo la chiesa che loro preferiscono, la chiesa evangelica, perché così si sentono di più a casa loro”.
Già la nostra Costituzione prevede all’articolo 3 che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (…) senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione.
Nella nostra associazione ci sono persone di tantissime culture. Quando c’è di mezzo la tratta di esseri umani e soprattutto l’accoglienza dei migranti veniamo a contatto con molte persone di ogni estrazione. Attraverso progetti di recupero soprattutto in territorio marchigiano, le prese in carico di questi progetti vengono da molti stati dell’Africa. Quindi abbiamo molte donne somale, nigeriane, ma anche molti uomini provenienti dal Bangladesh.
Grazie al sostegno economico degli enti pubblici, l’associazione garantisce l’intervento di operatori specializzati: tuttavia in seguito al decreto ministeriale del 7 Marzo 2017, avete sottoscritto, insieme ad altre realtà del privato sociale come Fondazione Migrantes, Gruppo Abele e Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) un accorato appello alle istituzioni statali per risolvere alcune criticità relative alla gestione delle risorse. Ma col ministro dell’Interno Marco Minniti in uscita…
Pensiamo che il tavolo rimanga attivo. Noi ci auguriamo che anche il Governo in entrata mantenga le promesse ed abbia un occhio di riguardo per queste tematiche che vanno risolte a prescindere dall’orientamento politico.
Papa Francesco ha di recente affermato che la tratta di esseri umani un “moderno flagello che continua a causare indicibili sofferenze umane” ed ha tenuto a sottolineare che “è complice la società che tollera la tratta a fini sessuali”.
Indubbiamente le sue sono parole consolatorie che ci fanno piacere.
Come si muove in concreto la vostra associazione sulla strada?
Noi operiamo su tre territori: Marche, Abruzzo e Molise. In particolare, sulla bonifica del Tronto, ad esempio, dove si trovano maggiormente ragazze nigeriane e transessuali, ci sono tra le 50 e le 70 presenze giornaliere divise in diversi turni. Su Porto Sant’Elpidio, invece, dove si riscontrano molte ragazze romene, le presenze giornaliere sono circa 50, sempre suddivise in vari turni. Per questo, noi promuoviamo progetti di emersione, integrazione ed inserimento lavorativo. Abbiamo un ufficio accreditato presso la regione Marche che si occupa dell’inserimento lavorativo sia delle vittime di tratta sia dei migranti nostri beneficiari.
Vox populi, vox Dei, ma il popolo non sempre accetta queste persone afflitte soprattutto dal problema della prostituzione. C’è pure chi si prostituisce per arrivare alla fine del mese. È così?
Esistono indubbiamente persone che lo fanno. Purtroppo il perbenismo della società contemporanea non permette di capire le condizioni di difficoltà che portano una persona a fare una scelta di questo tipo.
Proviamo a mettere in relazione il vostro operato alle tematiche evangeliche che anche qualche vostro beneficiario potrebbe sentire come proprie: Gesù disse ai farisei che addirittura i pubblicani e le prostitute li avrebbero preceduti nel Regno di Dio. Voi credete ancora nella bontà dell’essere umano? Siete ottimisti?
La cattiveria spesso va ragionata più ampiamente considerando i fenomeni in cui si verifica, perché molto spesso si tratta di persone che in un modo o nell’altro cercano un sostentamento. Non crediamo tanto nella cattiveria, quanto in una miscela pericolosa di necessità e opportunità.





