PESCARA – “L’Abruzzo è una regione ricchissima d’acqua, ma questa risorsa fondamentale per la vita viene sprecata, inquinata, trasformata in un pericolo a causa della cementificazione dell’alveo dei fiumi”.
A parlare è Giovanni Damiani, direttore tecnico dell’Arta Abruzzo, l’Agenzia regionale tutela ambientale, storico ambientalista e saggista.
AbruzzoWeb lo ha intervistato all’indomani della Giornata mondiale dell’Acqua, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 allo scopo di mantenere sempre viva l’attenzione sulla critica questione dell’acqua nella nostra era, con occhio di riguardo all’accesso all’acqua dolce e alla sostenibilità degli habitat acquatici.
Damiani, partiamo da un dato di partenza: l’Abruzzo è un miniera di oro blu.
Certo. L’Abruzzo ha montagne molto alte, che catturano le perturbazioni umide che arrivano dal mare a scaricare grandi quantità di pioggia. Inoltre i suoi massicci montuosi sono carbonatici e dunque capaci di ritenere, in virtù delle fatturazione o del carsismo, enormi quantità di acqua, rilasciate poi con notevole costanza da una miriade di sorgenti.
Detto questo, anche in Abruzzo l’acqua rischia di diventare risorsa sempre più preziosa?
Parlare di acqua oggi significa parlare di destabilizzazione del clima, dovuto a cause naturali, ma anche a cause antropiche, ovvero l’eccesso di gas serra rilasciato in atmosfera dalle nostre attività industriali. Piove sempre di meno nel corso dell’anno e le piogge hanno per di più assunto la forma delle cosiddette “bombe d’acqua” , in intensità tale da creare alluvioni e allagamenti.
Quanti incide la cementificazione sulle alluvioni e i dissesti idrogeologici che flagellano in modo sempre più frequente anche la nostra regione?
Dal dopoguerra ad oggi il territorio abruzzese è stato reso progressivamente impermeabile con l’avanzamento della cosiddetta teno-crosta, ovvero strade, capannoni e nuclei industriali, periferie in continua espansione, cementificazioni varie e diffuse che hanno invaso l’alveo dei fiumi che non sono più in grado portare l’acqua al mare senza esondazioni. Prendiamo il fiume Pescara: nel 2013 è esondato due volte, con una portata d’acqua che ha sfiorato i 1.200 metri cubi al secondo, a fronte di una portata media di 50. A Pescara ci sono migliaia di persone a rischio. Nel tratto di fiume che attraversa la città si stanno alzando gli argini e ci sono molti cantieri aperti. La ritengo un’inevitabile strategia di adattamento, andiamo incontro a fenomeni sempre più parossistici, una riduzione delle emissioni avrebbe benefici sul clima tra un secolo. Però mi chiedo: se da una parte, a valle si interviene alzando gli argini, perché più a monte si continua a cementificare? Mi sembra una contraddizione”.
A quali interventi si riferisce?
In Val Pescara si continua a costruire nell’alveo del fiume, c’è addirittura un progetto ancora non scongiurato di raddoppio del centro commerciale Megalò, proprio nel bel mezzo di una delle ultime grandi aree naturali di espansione del fiume. Si continua poi a tagliare la vegetazione fluviale e ad operare interventi di risagomatura artificiale del fiume. Un intervento che la comunità scientifica oramai considera non solo inutile ma dannoso, perché determina un’accelerazione della velocità del fiume, accrescendo il rischio di esondazione più a valle. Per non parlare della distruzione dell’ecosistema e della bellezza del paesaggio.
Quali fattori di inquinamento la preoccupano di più?
Una delle cause più gravi di inquinamento nella nostra regione è quello determinato dalla mega-discarica dei rifiuti di Bussi, interrata in un collo d’imbuto che raccoglie i flussi idrici di Gran Sasso e Maiella. Una massa di veleni da sette anni in ammollo nell’alveo del fiume. Urgono una messa in sicurezza e una bonifica effettiva, ogni giorno nel fiume e poi al mare la discarica riversa sostanze pericolose, metalli pesanti e molecole organoclorurate, molecole di sintesi dall’altissimo potere inquinante e cancerogene per l’uomo. E che la natura non riesce eliminare. Altro grave fattore di inquinamento è la cattiva depurazione delle acque reflue. Nei tantissimi piccoli centri abruzzesi, intendo quelli sotto i 5 mila abitanti, i depuratori meccanici sono in buona parte non funzionanti, perché hanno costi di gestione e manutenzione troppo alti per le casse di un piccolo comune. E così l’acqua reflua va a inquinare falde e corsi d’acqua. Bisogna cambiare radicalmente strategia: come del resto suggerisce la Comunità europea, nei piccoli centri vanno realizzati impianti di fitodepurazione, un sistema di depurazione naturale che utilizza alcune varietà di vegetazione, riproducendo il principio di auto-depurazione tipico degli ambienti acquatici e delle zone umide. E che costa meno ed è più efficace, entro un certo numero di utenze.
Dunque, occorre imparare dalla natura.
Certo, è la cosa più intelligente che possiamo fare. Seguendo lo stesso principio, per avere senza sforzi eccesivi fiumi puliti, occorre garantire il deflusso minimo vitale dei fiume e la cosiddetta continuità fluviale. Dove ci sono sbarramenti e cascate artificiali vanno costruiti appositi passaggi per consentire ai pesci di risalire la corrente per andare a riprodursi. Infatti,. è la fauna ittica assieme alla vegetazione naturale a garantire l’auto-depurazione dei fiumi. La continuità fluviale è un concetto centrale nella normativa europea, all’estero è una priorità di ogni opera idraulica. In Italia è un problema secondario, in Abruzzo, ch si vanta di essere regione verde, non c’è neanche un esempio di questa tipologia di intervento.
Altro problema in Abruzzo è la dispersione idrica della rete di distribuzione.
Gli acquedotti sono dei colabrodi, la dispersione arriva anche la 50 per cento. Eppure un intervento risolutivo non sarebbe eccessivamente costoso, visti i vantaggi anche in termini economici dati dal futuro risparmio idrico e dal punto di vista igienico-sanitario. Ma oltre a tappare le falle, occorre anche separare le acque bianche da quelle nere. Faccio un esempio: a Pescara l’acqua superficiale dei fossi che trasportava acqua pulita, come quella piovana e quella proveniente a piccole sorgenti e fontane, va a finire ora nelle fogne e poi nei depuratori, compromettendone il funzionamento e moltiplicando i costi. Penso sia assurdo svuotare il water con acqua oligominerale pregiata, come quella che in buona parte dell’Abruzzo viene erogata dagli acquedotti.




