L’AQUILA – Approda oggi all’esame della commissione Ambiente del Senato il mega progetto di circa 6 miliardi di euro presentato dal Gruppo Toto, concessionaria delle autostrade A24 e A25 attraverso la società Strada dei Parchi.

Un piano che, per mettere in sicurezza il tratto e accorciare i tempi di percorrenza tra l’Abruzzo e Roma, prevede, tra le altre cose, la realizzazione di una serie di gallerie.

Su quest’opera tanto si è detto e scritto, ma il quadro di riferimento è ancora confuso. Dall’altro lato sembrano lontane dal definirsi tanto la questione procedurale, che attiene a Roma, quanto quella politica che, invece, coinvolge anche i territori e non solo l’ambito nazionale.

Certamente, finora i no a un progetto inserito nella legge di stabilità già nel 2012, in seguito al terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, sono stati in maggioranza, a partire da quello del Consiglio regionale abruzzese che si è espresso per “migliorare l’esistente e impiegare risorse su altre infrastrutture di collegamento, oltre alle strade, ferrovie, aeroporti e porti”.

Un clamoroso dietrofront rispetto a un precedente pronunciamento della Giunta regionale, guidata dal presidente Luciano D’Alfonso.

Molto più tiepidi i sì. Ecco perché i vertici della società dell’imprenditore abruzzese Toto confidano sull’audizione di oggi per dare chiarimenti ufficiali sulla sicurezza e sulle problematiche ambientali sollevate.

Lo sblocco dell’iter autorizzativo del progetto significherebbe, per l’Abruzzo, anche un investimento ingente e posti di lavoro.

Per sintetizzare le ultime puntate c’è da considerare che la società concessionaria Strada dei Parchi aveva chiesto di essere audita alla Camera, dopo che il presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, Ermete Realacci, in un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha giudicato il progetto “inutile, costoso e dannoso”.

Di contro, l’amministratore delegato della Spa, Cesare Ramadori, avrebbe chiesto anche un incontro urgente a Delrio “in vista delle decisioni che andrà ad assumere”.

In questa situazione si inserisce in’altra interrogazione che, senza mezzi termini, getta ombre sulla sicurezza dei viadotti autostradali abruzzesi, considerando “compromesso” lo stato di quelle infrastrutture, “essendo passati oltre 30 anni dalla loro costruzione e a seguito degli eventi sismici”.

A presentarla il senatore Aldo Di Biagio di Alleanza popolare, eletto nella circoscrizione Estera, che richiama in premessa “l’allarme del sismologo Antonio Piersanti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)” sull’arrivo di “terremoti con energia 30 volte più forte di quello di Amatrice”.

Sulla base di questo, Di Biagio ricorda come “la legge di stabilità per il 2013 relativamente alla messa in sicurezza post-terremoto 2009 dell’Abruzzo, aveva previsto che per le autostrade A24 e A25 si dovesse ‘procedere all’adeguamento delle stesse alla normativa vigente per l’adeguamento sismico e la messa in sicurezza dei viadotti, per l’adeguamento degli impianti di sicurezza in galleria nonché per la realizzazione di tutte le opere necessarie in conseguenza del sisma del 2009’”.

Il senatore ricorda anche che le autostrade A24 e A25 sono considerate “opere strategiche per le finalità di protezione civile”, chiede di sapere se il ministro “abbia attentamente valutato i rischi che gli utenti delle autostrade A24 e A25 corrono nel percorrere delle infrastrutture che, ancora oggi, dopo 4 anni non sono state messe in sicurezza” e “quando e quali misure intenda assumere per una rapida definizione della questione della messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25, in modo che risulta chiaro, sin da ora, a quali soggetti dovranno eventualmente essere attribuite le responsabilità future per eventuali danni derivanti alle persone e alle cose”.

In una recente riunione alla direzione generale per la Vigilanza sulle concessionarie autostradali (Dgvca) del ministero per le Infrastrutture, intanto, si sarebbero prospettatati quattro scenari alternativi di piano economico-finanziario.

I progetti sarebbero, dunque, ancora al vaglio del ministero, nonostante la risposta data in Aula a Realacci potesse far intendere il contrario.

Il concessionario avrebbe sollecitato una risposta alle soluzioni proposte chiedendo un incontro urgente.

A proposito di Infrastrutture, anche in seno a quel dicastero non esiste una ‘corrente’ chiara e coerente, visto che i vertici nel corso degli interventi parlamentari e pubblici non ha mai smentito né il diniego, né l’approvazione. (b.s. – m.sig.)