L’AQUILA – Impianti fognari vecchi di trent’anni e depuratori che, a seguito della realizzazione dei quartieri post-sisma del progetto C.a.s.e., non reggono più la portata dei liquami, che fuoriescono e vanno a finire nei canali di irrigazione, e dunque nel fiume Vera, che a sua volta si immette nell’Aterno. Liquami che quando la pioggia è intensa tracimano direttamente nei campi, ora incolti, un tempo fertilissimi e dove si coltivavano prodotti di eccellenza.

Accade in alcune aree agricole di Paganica, frazione ad est dell’Aquila, in particolare come documentano le immagini di Abruzzoweb, in località la Concia.

A Paganica vige da tre anni e il divieto di irrigazione, perché com’è ovvio l’acqua è contaminata da salmonella, pericolosa per la salute. Tanti agricoltori sono in forte difficoltà, e per di più devono continuare a pagare i tributi al Consorzio di bonifica Interno “Bacino Aterno e Sagittario”.

A denunciare ripetutamente questa situazione paradossale, è in particolare Fernando Galletti, presidente dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Paganica e San Gregorio, oggi agricoltore anche lui.

In un bivio di una strada sterrata di campagna che attraversa i campi, in località la Concia, Galletti mostra una canalizzazione a cielo aperto che costeggia una delle strade interpoderali, dentro cui scorre acqua grigia e maleodorante.

Impigliati nella vegetazione, carta igienica, pannolini, e altri rifiuti solidi. Mostra anche i punti in cui in caso di forti piogge, i liquami tracimano e vanno ad invadere i campi.

“Quest’acqua – spiega Galletti – esce dall’impianto fognario poco più sopra, vecchio di trent’anni, e costruito anche male, senza le giuste pendenze, che ora non può raccogliere anche gli scarichi del quartiere del progetto C.a.s.e., tra Paganica e Tempera. Per colpa di questa fogna a cielo aperto non si possono più coltivare ortaggi”.

Problema analogo per il depuratore, realizzato a fianco del torrente Raiale, poco distante dalla cava ex Teges, in località Pontiglione.

“Anche questo depuratore è stato realizzato, calibrato per un piccolo centro urbano, non è più adatto all’attuale situazione demografica. E così abbiamo notato che l’acqua non ancora trattata tracima e va a finire nel fiume Vera, e poi nell’Aterno”.

Non stupisce  che le ultime analisi dell’Arta e della Asl a febbraio 2016, attestano ancora la presenza di salmonella, non solo in alcune aree di Paganica, ma anche nei comuni di Fossa, Monticchio, Villa Sant’Angelo, e delle frazioni di Onna e San Gregorio. Oltre che, nell’alto Aterno, nel comune di Montereale.

Consapevole dell’emergenza, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, il suo vice Nicola Trifuoggi e l’assessore Maurizio Capri hanno lanciato a settembre 2015 l’operazione “Aterno fiume pulito”, annunciando controlli sui depuratori malfunzionanti, e opportuni interventi di manutenzione, verifiche a tappeto delle pozze Imhoff delle tante “casette fai da te” realizzate, dopo il terremoto, nelle campagne aquilane.

Qualcosa è stato fatto, alcune fonti di inquinamento sono state già disinnescate, ma a Paganica il problema, assicura il presidente degli Usi civici, è ben lungi dall’essere risolto.

“Sono tre anni che non possiamo irrigare i campi – spiega Galletti – e il danno economico è enorme. Dopo il divieto posto dal Comune, ci attendevamo interventi immediati, e invece non accade nulla. Ci chiediamo poi cosa sta facendo il Consorzio di bonifica, che continuiamo a pagare: suo compito sarebbe quello di garantire acqua pulita per l’irrigazione. Il Consorzio qui però è un oggetto misterioso, completamente assente, non fa la manutenzione nemmeno delle strade interpoderali, su cui devono intervenire gli Usi civici, eppure anche questo è un servizio non ricevuto che paghiamo”.

Se c’è la volontà il problema può essere risolto: il nostro breve viaggio si conclude infatti sulla riva del torrente Raiale che attraversa con la sua acqua cristallina il centro di Paganica.

“Un anno fa, dopo continue segnalazioni dei cittadini – spiega Galletti – e l’intervento dei carabinieri, è stato fatta la manutenzione di una fognatura, dal cui troppo pieno fuoriuscivano i liquami, ed ora non c’è più traccia di salmonella”.