L’AQUILA- “Abolire la legge mancia del 2023, e quelle per il futuro, è una battaglia di civiltà. La sanità è al tracollo, studenti e pendolari devono far fronte al caro biglietti. Si assuma il centrodestra la responsabilità di fronte agli abruzzesi, e in questo scenario, di votare contro il nostro progetto di legge che a breve presenteremo”.
A suonare la carica, nell’intervista ad Abruzzoweb, è il capogruppo del Partito democratico Silvio Paolucci, che promette battaglia contro la famigerata “legge mancia”, con 22 milioni destinati a discrezione e a piene mani da tutti i consiglieri regionali, anche quelli del centrosinistra, nel famigerato maxiemendamento di fine 2023 alla legge di Bilancio, a vantaggio di circa 2300 beneficiari, tra associazioni culturali e sportive, di protezione civile, Pro loco, parrocchie, per piccole opere pubbliche nei Comuni e tanto altro.
Legge mancia, già riferito da questa testata, ora dimezzata, per mancanza di coperture, visto che non si sono registrate nell’entità che si sperava le “maggiori entrate tributarie ed extratributarie”, o “i trasferimenti erariali compensativi”, a cui l’erogazione effettiva di quei finanziamenti era vincolata.
C’è poi, a complicare tutto, anche la partita difficilissima del risanamento del buco della sanità, che nella migliore delle ipotesi sarà compresso dalle Asl a 130 milioni di euro. Una situazione che sta facendo litigare i consiglieri di maggioranza, visto che nessuno, tra i rieletti, vuole rinunciare alla sua fetta, da cui è dipesa anche la conferma in Consiglio. Tutti d’accordo però nel centrodestra su un punto: cancellare tutti gli emendamenti, e relative somme erogate a dicembre scorso dai consiglieri di minoranza. Visto che tanto oggi l’opposizione capeggiata dal candidato presidente, l’ex rettore della Università di Teramo, Luciano D’Amico, ha avviato la battaglia contro questi fondi a pioggia.
“Vogliono togliere gli emendamenti delle allora opposizioni? Facciano pure, la nostra posizione non cambia di una virgola, la nostra battaglia è quella di abolirli tutti i fondi a pioggia, anche i loro. Questo andazzo deve infatti finire : non c’è solo il maxiemendamento di fine anno al Bilancio, in ogni provvedimento, di qualsivoglia argomento, la maggioranza inserisce emendamenti ad hoc con fondi a pioggia questo o quel beneficiario, indicato da questo o quel consigliere o assessore. E invece servono regole, criteri, ordini di priorità: questo chiediamo con il nostro progetto di legge. Nel maxiemendamento del dicembre 2023 ci sono erogazioni inaccettabili, scandalose e anche se i soldi sono andati a finalità giuste e nobili, è comunque sbagliato il metodo discrezionale”.
Tiene poi a sottolineare Paolucci, “per quel che mi riguarda, in quella sede di approvazione del bilancio, la mia battaglia, vinta, è stata quella di destinare 12 milioni di euro per risarcire i danni all’agricoltura causati dalla peronospora, per le compensazione contro il caro energia”.
Alla domanda: ma voi durante la sessione di bilancio di fine 2023, eravate informati del fatto che i conti della sanità erano già messi male?” Questa la risposta: “nella scorsa legislatura più volte avevamo sottolineato che i conti delle Asl non erano quelli che dicevano loro, ma la risposta a cominciare dagli assessori riconfermati a Salute e Bilancio,, Nicoletta Verì e Mario Quaglieri era sempre la stessa, che facevano solo allarmismo e propaganda. E ora ci siamo ritrovati, subito dopo le elezioni, a fare una legge di copertura del disavanzo di 128 milioni del 2023 ed ora occorre per il 2024 a fare fronte a 200 milioni di disavanzo. Questo è il risultato delle tante bugie e del governo fallimentare di sei anni di centrodestra di Marco Marsilio“.
Ed ora, incalza Paolucci, “non mi pare proprio il caso di dare priorità alla legge mancia, quella passata, e quella a venire: c’è già chi deve portare i farmaci da casa, non si danno più i dispositivi per il diabete, gli anziani devono andare ogni settimana a chiedere la prescrizione perché i medici non possono prescrivere più di un tot, per una serie di prescrizioni già scattate. Le liste d’attesa aumentano, come pure la mobilità passiva, la fuga dei pazienti verso altre regioni, che ha già toccato la cifra record del saldo negativo di 11o milioni di euro. Un ragazzo di Ortona ieri mi ha fermato e mi ha spiegato che con i rincari del trasporto pubblico regionale la tratta dell’autobus Ortona-Pescara è passata da 2,40 euro a 3,20 euro, parliamo di 80 centesimi in più. Tante persone che devono prendere l’autobus per studio e lavoro sono esasperate. E mi sembra ragionevole utilizzare i fondi della legge mancia per abbassare il costo dei biglietti e per risanare il deficit della sanità, anche perché un nuovo commissariamento sarebbe devastante”.





