L’AQUILA – Sono attese nella mattinata di oggi, giovedì 16 luglio, le dichiarazioni di voto e il voto finale sulla legge elettorale.
a Camera ha detto ancora ‘no’ alla preferenze: stavolta è l’emendamento presentato da Futuro nazionale a essere bocciato. Per la cronaca l’esito delle urne, a scrutinio segreto, è stato di 233 no e 139 sì. Ma la novità è che a votare con i vannacciani ci sono Fratelli d’Italia e Noi moderati.
Un asse inedito che divide di nuovo la maggioranza senza impedire alla riforma di andare avanti. Dalle parti di via della Scrofa fanno sapere che la scelta di votare con Futuro nazionale è stata dettata semplicemente da una questione di coerenza.
Della serie: siamo sempre stati per le preferenze, andiamo avanti per questa strada, nonostante il pressing sempre più forte delle opposizioni a fermarsi. Nel centrodestra, comunque, continua a far discutere anche il caso della parità di genere. Ci sarebbe tanto rammarico per non aver ascoltato il ‘grido d’allarme rosa’, specialmente da parte delle donne azzurre, impaurite e disorientate dall’abolizione del 60-40.
Non si fermerebbe, poi, la caccia ai ‘traditori’. Secondo gli ultimi calcoli fatti nella maggioranza, la conta dei ‘franchi tiratori’ non si fermerrebbe a 30 come pronosticato in un primo momento ma ammonterebbe a 43, mentre 7 sarebbero quelli individuati nel cosiddetto campo largo.
Prosegue poi lo scontro sulla parità di genere – Giorgia Meloni “tradisce le donne per il potere” va all’attacco Elly Schlein – e si è arrivati a dare il via libera, all’unanimità, alla possibilità di voto per i fuorisede. In attesa di vedere come si chiuderà il primo round della partita, con il primo via libera di Montecitorio all’intero provvedimento che sarà, ancora una volta, a scrutinio segreto.
Gli ultimi boatos dicono che la tentazione di FdI di ripresentare al Senato (dove c’è il voto palese) l’emendamento con i capilista bloccati e tre preferenze sia forte, così come la voglia di stanare i franchi tiratori (restano i sospetti su Fi, Lega e i vannacciani). Però in tanti avrebbero consigliato alla premier di temporeggiare: meglio far decantare la situazione, sopire i malumori e ridimensionare il passo falso di 24 ore fa, assicurando che il governo non è a rischio, niente voto anticipato e colpi di coda. Abbozzando, ci sono più possibilità che passi la legge, dice a mezza bocca un big del centrodestra.
Le opposizioni si preparano all’ultima battaglia, accusando il centrodestra di avere negato la diretta tv per “nascondere ai cittadini il tracollo di una maggioranza finita nella “palude”.
Assurdo che “la maggioranza fischietti come se non fosse successo nulla”, attacca la segretaria del Pd puntando il dito contro la premier rea di essere stata pronta a “sacrificare le altre donne per il potere”. Il riferimento è alla proposta, poi cassata in Aula, sulle preferenze che incideva sull’alternanza di genere, oggetto di un lungo battage delle deputate di opposizione (la dem Cecilia Guerra ha pure cantato una canzone tradizionale per la lotta sui diritti delle donne). Uno dei motivi, ammettono a denti stretti i meloniani, che ha contribuito a fare saltare il banco





